domenica 19 maggio 2013

Serie A 38> Sampdoria vs Juventus 3-2 - Corso Agevolato In "Bestia Nera"

Basta la squadra giusta al momento giusto e porti a casa l'intero bottino, l'unica che può vantarsi di non aver perso contro di noi quest'anno dopo il Bayern, il che "secondo certi parametri" dovrebbe fargli disputare la finale di Champions? Il calcio invece è la scienza delle casualitá. Quella che ti mette di fronte la stessa squadra nei periodi di maggiore rilassatezza per regalargli una passerella inaspettata e a tratti immeritata.

All'andata fu' il panettone a fermarci, appesantiti mentalmente dalla lunga sosta natalizia. Al ritorno lo spumante, e il pensiero delle vacanze. Poiché se, come qualcuno ha detto, è stata anche partita vera, certi errori non li fai se sei ancora in gioco e concentrato. Se poi parafrasando un detto: "inciampa che il diavolo ti calpesta" ...patatrac! Come era successo col Cagliari infatti la sfiga ci ha messo lo zampino e dove lei non ha potuto ci ha pensato Gervasoni. Per essere una partita inutile è stato un bel arbitraggio di merda. Due rigori negati a noi e uno inventato dato a loro hanno finito per fare la differenza in un match fatto per il pareggio. Un pareggio che ci sarebbe andato anche stretto.

Quali sono dunque le nostre colpe dunque, oltre gli errori difensivi e di Storari? Sempre gli stessi, scarsa cattiveria offensiva. Non è un caso che nessun attaccante sia in doppia cifra, e qui non c'entra il gioco di Conte, che porta in gol tutti, se davanti al portiere ti mangi gol fatti o gliela tiri in bocca e sempre centrale.

Ora che anche Marotta sembra essersene convinto staremo a vedere quali saranno le sue mosse sul mercato. Intanto giá ha iniziato a parlar troppo sull'affare Tevez e questo non è che sia un buon inizio. Esporsi troppo ti brucia, ma quest'anno c'è Conte che si è imposto come garante e questo, dall'altro lato, ci deve far ben sperare. Ora che un'altro campionato è finito e un altro scudetto è in bacheca, possiamo finalmente... lasciarci andare all'agonia del calciomercato.

venerdì 17 maggio 2013

SNITCH (l'infiltrato) - Ric Roman Waugh

Snitch l'infiltrato è un film con Dwayne "The Rock" Johnson. Ok, possiamo chiudere qui la recensione, è il solito film d'azione tutto muscoli e sparatorie. Invece no, non del tutto almeno.

Già dall'introduzione il film ci preannuncia che quanto vedremo è tratto da una storia vera, questo ci fa storcere il naso visto che il film non è una commedia (The rock alterna anche queste ai  classici film d'azione) ma in teoria è un action con The rock.

Snitch è infatti la storia di un padre (un normale imprenditore) che per scagionare il figlio è costretto a fare l'infiltrato per assicurare alla giustizia dei pericolosi criminali. Non sembrerebbe una cosa poi tanto credibile, ma visto che è tratto da una storia vera...

Il film non si può dire che non ci si metta d'impegno nel costruire bene la tensione, nel limitare l'azione al minimo (tenendo nascosti i muscoli del protagonista), nell'inserire qualche ambizione da denuncia sociale (le pene giudicate troppo eccessive anche per casi che non lo meriterebbero). Anche l'utilizzo di un'attrice come Susan Sarandon (non sfruttata al meglio) tradisce la volontà di dare al film una patina di film impegnato.

Gli altri attori, per quanto non eccezionali e riciclati spesso da serie tv se la cavano abbastanza bene svolgendo il compitino diligentemente. Purtroppo tutto questo impegno non corrisponde sempre ad un obbiettivo centrato: per quanto ci si sforzi, in realtà il dramma rimane abbastanza in secondo piano rispetto alla tensione e all'azione, il protagonista non è capace di rendere al meglio il dolore di un uomo e la precarietà della sua situazione, i dialoghi sono piuttosto classici e abbastanza abbozzati, il finale è troppo buonista e "tirato via".

Un film insomma che sorprende ma non del tutto, riesce ad intrattenere senza vistose cadute di tono ma senza entusiasmare come a tratti sembrerebbe voler fare, che crea davvero un ottima tensione ma che ha forse la sua più grave pecca proprio nella scelta del protagonista (probabilmente inadatto per il ruolo di un padre che le prende senza darle quasi mai)

Voto 7--

domenica 12 maggio 2013

Serie A 37> Juventus vs Cagliari 1-1–Come una macchia sulla cravatta



Vi è mai capitati di sporcarvi la cravatta mentre siete seduti a tavola ad un matrimonio? che fate vi alzate e ve ne andate? No, magari la cambiate o la togliete. Il pareggio di ieri è stato questo, una macchia sulla cravatta. Non sulla camicia bianca, come sarebbe stata metaforicamente equiparabile una sconfitta, ma cadendo la macchia prende la cravatta che salva il salvabile. Non a caso in inglese Tie vuol dire sia cravatta che pareggio. L’obbiettivo rimasto erano i 91 punti e non raggiungerli da un po' fastidio, ma magari non li raggiungevi lo stesso l’ultima giornata, quindi inizi pian piano a fregartene. Al che sorridi quando vedi gente che festeggia per il tuo pareggio e il mancato record, perché sono gli stessi che non riconoscono quei 91 punti e quello scudetto.

Quel che bisogna pensare invece è solo festeggiare, perchè un motivo per rovinarti la festa te lo devono trovare comunque, quindi fai buon viso a cattivo gioco e dai a loro un po’ di spicci per la birra, in fondo è festa anche per loro.

La cornice di ieri avrebbe tolto concentrazione a chiunque, figli in campo e popolo in festa ed è facile che il golletto lo becchi, anche senza che il pubblico sugli spalti ne risenta affatto. Il gol di Ibarbo è il simbolo di ciò che ho detto. Parte dalla nostra metà campo con una sgroppata (checchè ne dicano) tutt’altro che irresistibile, fa fuori un Barzagli acciaccato (che vien sostituito subito dopo) e passa sotto un intervento tutt’altro che impeccabile di Storari che se la lascia passare sotto dopo averla toccata. l’attaccante cagliaritano ha testualmente dichiarato “e pensare che avevo sbagliato a tirare”… e ho detto tutto, ma i media devono per forza scomodare Weah. Vabbè falli gioire! per la prestazione vista in campo avremmo ampiamente meritato la vittoria, per quando creato prima e dopo il pareggio di Vucinic. magari, ad esempio, ci sarebbe stata gloria anche per Giovinco, se quella sua punizione non si fosse fermata sula palo, ed oggi staremmo ad omaggiare un giocatore che ancora una volta ha offerto una prestazione spenta.

Ma si sa, la maledizione rossoblu è dura a morire ed anche quest’anno, come nello scorso, contro Genoa, Cagliari e Bologna abbiamo dovuto penare. da ricordare il pareggio “guida-to” col genoa o la vittoria in extremis col Bologna o quella dell’andata con lo stesso Cagliari. Insomma pochi viaggi di piacere. ma quel che non dobbiamo perdere di vista è la grande annata che abbiamo fatto, 27 vittorie totali e già a +3 dallo scorso anno.

Per questo lasciamo andare pure ai festeggiamenti con la coscienza che da domani dovremo metterci seriamente a programmare il futuro, perché la Juve non può fermarsi, perché vincere è sempre l’unica cosa che conta!

sabato 11 maggio 2013

LA CASA (Evil dead) [remake 2013] - Fede Alvarez

Negli ultimi anni stiamo assistendo alla fiera del remake: dai reboot, ai rifacimenti "liberamente ispirati", ai prequel, ai sequel fuori tempo massimo...

Le idee scarseggiano, il bisogno di far soldi "facili" cresce, quale miglior modo per guadagnare qualche spicciolo se non quello di utilizzare il brand di un film famoso capace di attirare le masse?
Questo "La Casa" è un remake ma allo stesso tempo cerca per quanto possibile di distaccarsi dal film di Raimi (che però produce il film assieme a Bruce Campbell), provando ad avere un suo senso al di là del nome ingombrante.

giovedì 9 maggio 2013

Serie A 36> Atalanta vs Juventus 0-1 – La nona sinfonia


Dopo la festa dolore di tasca e dolore di testa, recita un vecchio adagio, successe lo scorso anno nella finale di Coppa Italia, per nostra fortuna non si è ripetuto quest’anno, anche se lo scontro era più ravvicinato. Siamo riusciti a durare fin dopo il vantaggio e sino alla sospensione, quella parentesi in cui ti accorgi che la deficienza dilaga anche con la spada di Damocle della squalifica pende sulla tua testa.

domenica 5 maggio 2013

Serie A 35> Juventus vs Palermo 1-0 – di 31 ce ne uno

Siamo noi! Siamo noi! I campioni dell’Italia siamo noi! Ancora una volta, per il secondo anno consecutivo, torniamo con una doppietta dopo l’ultima doppietta, quella del 28 e del 29 nel cuore di tutti i tifosi. Lo facciamo il 5 maggio, giornata nazionale dello juventino, una data che non tradisce, in cui oltre al famoso scudetto di 11 anni fa, conquistammo anche una Coppa UEFA contro il Borussia 20 anni or sono (1993).

La partita di oggi non poteva essere totalmente scontata visto che di fronte a noi c’era un Palermo in buon stato di forma che lotta per una salvezza fino a poco fa insperata. La sbocchiamo su rigore, per un ingenuo fallo del Palermo, dopo aver rischiato di andare sotto su quel palo di Miccoli. ma di sicuro, anche se striminzito, il vantaggio ci sta tutto per le occasioni avute. Sarebbe stato un vero peccato vincere questo scudetto con un pareggio. Vidal in doppia cifra, l’unico della Juve che a dispetto del titolo “miglior attacco” manda in gol tutti, a dimostrazione dell’orchestra che siamo, in cui tutti girano attorno alla squadra.

La galoppata è stata eccezionale, sempre primi dall’inizio alla fine con gli altri che han potuto solo sognare di raggiungerci. Forse meno spettacolari dell’anno scorso e non invincibili per 4 gare, ma siamo stati più concreti e abbiamo fatto più punti. Ancora una volta Conte è in grande ingegnere di tutto, lui che quel 5 Maggio c’era. Un Guru, un Santone, scolpisce questa squadra a sua immagine e somiglianza, facendo rodere i fegati degli avversari con la sua schiettezza e gioire i nostri tifosi con l’inesauribile voglia di vincere. E’ per questo che il tenere sulla corda la società ci fa bene, perché l’importante (paradossalmente) non è tenere Conte ma è rinforzarsi ancora di più per puntare a quelle stelle che sono nel cielo d’Europa

domenica 28 aprile 2013

Serie A 34> Torino vs Juventus 0-2 – La Juve conquista La7


Settima vittoria consecutiva e a –1 dal trentunesimo titolo. Siamo ormai ai preparativi della festa. In campo oggi c’era il derby della Mole ma non lo scudetto, dopo la scontata vittoria del Napoli a Pescara. In fondo è stato meglio così perché alla prossima giochiamo in casa e il calendario segnerà il fatidico 5 Maggio, giornata internazionale dello juventino.
Un derby che tutt’altro è stato che entusiasmante, con le due squadre che parevano accontentarsi del pareggio senza colpo ferire. partiamo però subito forte, divorando un’occasione dopo l’altra in area. Poi la partita si livella, anche perchè noi stessi sembravamo non voler fare più di tanto, ora che il traguardo è davvero ad un passo. Vucinic è il solito svogliato e la cocciutaggine con cui Conte lo tiene in campo rasenta lo stucchevole. Il Toro invece è più impegnato a falciare gambe che a preoccupare Buffon. Glik che aveva promesso il suo riscatto, dicendo di non invidiarci nulla, perché siamo una squadra senza Top Player, rimane nelle chiacchiere che crea e ritorna da dove era partito, al cartellino rosso. Poi d’improvviso il Blitz di Re Artù con un missile terra aria che sembra dire “dai adesso basta scherzare”, e un altro tassello entra nel mosaico. La ciliegina la mette Marchisio, come all’andata, lui torinese che questa partita la sente. Alla fine nelle interviste dice di sperare che il Toro si salvi, magari per poterlo purgare anche l’anno venturo.
La massima aspirazione dell’antijuventino medio si ferma allora ad un rigore solare non dato al Torino, peccato però per lui che fosse in fuorigioco, rovinando di fatto il loro giro di link. Le tv credono di poterci rifilare la solita storia del “se non dai il fuorigioco quello è rigore”, come e si giocasse a carte è il rigore valesse più del fuorigioco, anche se arriva dopo. Dovrete dare davvero di più di queste polemiche forzate perché noi stiamo andando a prendere il 31, chi vuol venire venga gli altri si accomodino in poltrona a guardare.

lunedì 22 aprile 2013

Serie A 33>Juventus vs Milan 1-0 - Chi è lo re? Artù!


La consueta polemica prepartita stavolta si limitava alle dichiarazioni di Galliani che si sentiva al nostro livello, davvero sterile se paragonato ai precedenti Juve-Milan da “Go de Muntari”, soprattutto per la distanza che ci divideva. Tutti buoni dunque quanto non c’è pressione. Polemiche Sterili come la partita, fotocopia di quella dell’andata con la sola differenza che stavolta il rigore c’era. Chi è lo re dunque? La classifica, e l’intero campionato, dice Juve, e son due anni che lo dice. Ventiquattresima vittoria, sei punti in più de al di là degli ipse dixit sui punti che avremmo perso in campionato, quest’anno che avevamo la Champions. A chi viene a dirmi: se non capitava il rigore… rispondo: SE all’andata l’arbitro non si inventava quel rigore… E se poi voglio scendere al livello di chi dice: se c’era Balotelli… tiro fuori un sempreverde: SE nel 2003 Nedved non fosse stato squalificato…

Insomma, in definitiva, ci siamo ripresi legittimamente ciò che ci era stato tolto all’andata dalla “sfortuna”, anche se è stata tutt’altro che una bella partita. Troppo tattica e chiusa per donare emozioni degne della storia di questo big match, le due squadre sembravano, già dalle prime battute, accontentarsi di un pareggino indolore e nessuna delle due voleva affondare il colpo. Entrambe le squadre si iscrivono alla sagra dell’errore e una quantità industriale di passaggi finisce nel cestino da ambo le parti. Strana statistica, alla fine della partita il Milan non batte neppure un angolo. Tutto è allora deciso da un errore di Amelia, in comproprietà con la dormita di Abate, che si lascia scappare la scheggia impazzita Asamoah e lo affossa. Rigore solare, è ancora Vidal, dopo la doppietta, con rigore annesso, offerta a Roma con la Lazio. 

Asamoah dunque, colui che nel primo tempo sembrava troppo fermo, nel secondo invece rialza la testa e inizia a correre di nuovo su quella fascia. Sarà stata una tiratina di orecchi del mister ma nel secondo si trasforma e decide di fatto la partita con quel suo blitz. Pirlo sbaglia ancora troppo e mantiene di attualità la discussione sulla necessità un vice all’altezza che possa farlo rifiatare. Vucinic e Pogba… basta leggere i post precedenti, Il primo sempre lezioso e mai pericoloso il secondo sempre impegnato e attento. Lichsteiner abbiamo dovuto tiralo via con la lingua da fuori. Gli altri fanno ciò che serve per gestire la partita e il vantaggio ottenuto.

Ormai dunque il download è arrivato al 77%. I punti al traguardo 4, prima si raggiungeranno e prima sarà possibile discutere di futuro. Le velate dichiarazioni di Conte sul suo futuro mettono pressione alla marmotta a cui davvero ora si dovrebbe dare un aut aut: Vuoi osare e portarci tra le più grandi d’Europa, rischiando e investendo, o cercare altre piazze in cui vivere di rendita con piccole e facili gioie? mai fermarsi, sempre osare e migliorarsi.

martedì 16 aprile 2013

Serie A 32> Lazio vs Juventus 0-2 – Più in alto delle aquile


Dura solo un tempo Lazio-Juve. Il tempo di mettere subito le cose in chiaro, doppietta di King Arthur e la vittoria è servita in tavola, rotonda. Il secondo tempo resta solo per la cronaca, un tempo in cui si vede poco o nulla, in cui le scorie delle due eliminazioni in campo si sono fatte sentire, che comunque offre spunti isolati da ambo le parti, ma soprattutto un secondo tempo in cui la Juve fa quel che deve, cioè gestire il risultato. L’aver portato subito la partita sul binario del doppio vantaggio è stata la situazione migliore, visto che sarebbe arrivato inevitabilmente l’appannamento della ripresa. Giusto un po’ di confusione finale che a mente fredda si può anche comprendere.

In questo lunedì romano chi stecca su tutti è Peluso, ancora fuori dimensione in questa squadra, Marchisio, che contro la Lazio è come Superman nella Kriptonite e in parte anche Pirlo (urge vice nella sessione estiva di mercato) e Asamoah che ci mette volontà ma ancora non torna a brillare sui cross. Ancora una gran partita invece per il polpo Paul, a cui manca anche un rigore. alla fine il risultato è quello più giusto, perché la Lazio, seppur sprecando un paio di occasioni d’oro sotto porta, è stata poca cosa.

Il buffering recita ormai 64% e mentre le altre dietro non reggono il ritmo e si annullano a vicenda siamo sempre più soli in pista. E non è male ricordando a quest’ora l’anno scorso la battaglia era ancora nel vivo. 11,5 su 18, 7 punti al traguardo manca davvero poco, ma quanto è più bella la matematica? Dicendola alla conte, andiamo a riscrivere la storia e a lasciare gli altri a leggerla.

lunedì 15 aprile 2013

Mass Effect (la saga)–Mass Effect III

L'ultimo capitolo di una saga è sempre il più difficile da ideare: è il momento in cui tutti i nodi vengono al pettine in cui tutte le trame e sottotrame devono combaciare, in cui dare una compiutezza al tutto. Guai a sgarrare proprio i minuti finali.
Mass Effect 3 è stato forse il più contestato tra i videogiochi di ultima generazione a causa della trama, soprattutto del finale. Perchè?
Incoerente per molti (non tutte le scelte fatte in passato si riperquoteranno negli ultimi minuti del gioco, anzi diciamo quasi nessuna), scarno per altri (troppo poche scene per chiudere una saga durata anni), proprio brutto in se per altri ancora, pieno di buchi, senza senso ecc. ecc.
Una protesta così massiccia, così generalizzata, così "forte" che (probabilmente per la prima volta) ha costretto la software house del gioco a "riscrivere" il finale, estendendolo e modificandolo per venire incontro ai fan.
Ma era così brutto questo finale? E' giusto far modificare ad un artista la sua opera perchè non ci piace, o il videogioco non è opera ma interazione e quindi "ci sta"?
Non lo so, è probabile che il videogioco sia diverso rispetto al cinema o alla letteratura, ma bello o brutto che sia non mi piace questo voler "cambiare" l'opera di qualcun altro. E' riuscita male? Pazienza, colpa sua, se ne assume le responsabilità. Non è come volevamo noi? Peggio ancora, io non vedo un film o leggo un libro perché deve finire come voglio io, ci spero magari, ma il libro non è stato scritto da me. Anche se il videogioco è interazione, racconta comunque una storia, non ideata da me, magari da me influenzata e "giocata" ma non ideata.
Addirittura c'è chi si è lamentato perché "secondo i suoi gusti finisce male". E' qui c'è poco da dire, come motivazione non ha senso.
Io per quanto mi riguarda ho apprezzato alcune cose del finale, altre decisamente no: è corto, è breve, magari qualche buco lo ha, ma è anche affascinate e lascia "immaginare" alcune cose. Ad alcuni ha fatto un effetto alla "finale di Lost" e a tratti è vero, ma in questo caso l'ho trovato più riuscita come conclusione.
L'extended cut voluto a grande richiesta alla fine arrivò, ma mise il piede in due scarpe: modificava molto molto poco il tutto (praticamente nulla ma spiegava alcune cose, tappava alcune falle, faceva intravedere alcune cose "più positive").
Molti hanno apprezzato, io resto del parere che lo spiegone e solo un modo per dirti "non c'hai capito nulla eh? Adesso ti dico il significato", anche quando magari in quel finale molte cose erano semplicemente fatte male e basta.
Magari se come finale mi piazzavano direttamente questo sarebbe stato molto meglio, ecco.
Ma in tutto questo ambaradan il gioco? no, perché parliamo di un gioco.
Niente, Mass Effect 3 per enfatizzare il clima da "ultima battaglia" pigia ancora di più l'acceleratore sul versante action trasformandosi definitivamente in uno sparatutto in terza persona. Non c'è più molto spazio per le scelte e per la narrazione (a tratti siamo pericolosamente vicinissimi ad avere la stessa trama del secondo capitolo), si aggiungono un paio di personaggi (piuttosto tamarri a dire la verità), il resto lo fanno le sparatorie.
Il sistema di scansione se possibile viene addirittura peggiorato.
Per fortuna restano i personaggi degli altri 2 capitoli e vedremo come si comportano in situazioni estreme, restano alcune location decisamente affascinanti, resta il fascino dell'interazione con storie e personaggi (anche se qui molto meno).
Mass Effect 3 insomma non è un brutto gioco assolutamente, ma è il capitolo peggiore della saga, e non (o non solo) per il discusso finale, ma proprio in quanto "gioco".
Non riesce per fortuna a buttare tutto alle ortiche, anzi, si lascia giocare decisamente.