lunedì 2 luglio 2012

Italia – Il punto sugli europei di calcio 2012

santi poeti e… commissari tecnici


Qualcuno ha detto che in Italia ci sono 59.999.999 commissari tecnici e 1 incompetente: L’allenatore della nazionale. Tra la maggioranza dei primi non posso tirarmi fuori, anche se non mi vanto di farne parte, ma un po’ di analisi ragionate fan parte di questo mondo. Del mondo di chi segue il calcio assiduamente e di chi se ne interessa solo per europei e mondiali. In questo circolo democratico non c’è meritocrazia e tutti vogliono prenderne parte, tutti hanno la propria idea indotta o spontanea che sia. Cosi accade che si viaggi per umori, vinci e sei un mito, perdi e cerchi il capro espiatorio. Tutto compresso in un mese di tempo in cui siamo stati i migliori e i peggiori a giorni alterni e poche volte lo siamo stati sul campo, perchè queste partite si giocano sui tavoli dei bar.
scandali al sole
Ma analizziamo un po’ come siamo arrivati a tutto questo. Partiamo dal gioco al massacro, quella macchina del fango pronta per tutti ma utilizzata per pochi, quelli più comodi da colpire. Si da il caso, infatti, che i giustizialisti italici abbiano una pessima mira. Preferiscono sparare nel mucchio o mirare al grande animale, quello già rallentato dal famoso sentimento popolare razzista e pregiudiziale. “Qui non si ha ad analizzare i fatti ma a trovare i colpevoli” questo e il loro motto. Così la cara FIGC caccia Criscito per lavarsi la faccia e i carissimi media si scagliano contro Bonucci e Buffon più per la loro maglia di club che per motivi logici. Prendiamo l’esempio del portierone azzurro, possibile che a nessuno pare sia una casualità che, soltanto 24 ore dopo il suo famoso sfogo contro la stampa, venga chiamato in causa dagli stessi mezzi di disinformazione (visto che non risulta affatto, ne imputato ne iscritto in alcun registri degli indagati) per una storia di scommesse? Solo per aver speso dei soldi senza aver spiegato per cosa, quasi dovesse avere la prima pagina della Gazzetta dello Sport per suo commercialista. Si dice che dopo un po’ che senti la puzza l’olfatto si abitua al suo odore, in Italia invece accadde l’esatto contrario, nell’assiduo tentativo di voler sentire la puzza di bruciato, alla fine si è indotti a sentirlo sempre e comunque, anche quando il fuoco lo si accende per raggiungere tale scopo. Esempi come questi ce ne sono stati moltissimi e i bersagli si son fatti sempre più grossi, a voler rimarcare quanto potente sia il quarto potere nostrano, ma pochi se ne accorgono, tanto impegnati sono ad utilizzarli per tifare contro i propri nemici.
Fratellastri d’Italia
Il punto è che i tifosi italiani sono sempre in equilibrio precario, squassati da lotte intestine pronte a scatenarsi alla prima sconfitta. La nazionale porta via tempo ed energie ai club così gli si da poco spazio pretendendo comunque che si faccia bene in questo tipo di competizioni. Dall’atro lato invece non si ha riconoscenza verso gli stessi giocatori (in particolare alla maggioranza juventina) e i sacrifici che fanno per essere in questa nazionale. Non siamo mai entrati nella mentalità che vede la nazionale come una squadra a parte, senza sottostare a logiche di tifo per i rispettivi club. La politica di questa FIGC (autodefinitasi incompetente) da parte sua non fa molto per migliorare le cose. Ecco allora che i motivi per tifare contro non mancano, ne agli juventini ne agli anti juventini. Se abbiamo fatto l’Italia ma non gli italiani, pensate quanto sarà difficile fare i tifosi della nazionale.
Un europeo Travagliato
Poi arrivano personaggi da circo e della forca, come i vari Narducci e Travaglio che tifano contro perchè è il loro mestiere, perchè non sanno fare altro. Si, Travaglio Questo Ronin della politica orfano del nano, che dice di essere di destra ma focalizza tutta la sua foga professionale contro questa stessa parte politica, che dice di essere juventino e non perde occasione per buttare fango sulla sua squadra del cuore e in definitiva dovrebbe essere anche italiano ma tifa contro per paura che vi sia un’amnistia da vittoria (come se nel 2006 vi fosse stata). E’ tale e tanta la sua rabbia nell’impiccare che se un giorno dovesse sopravvivere solo lui ad una catastrofe biblica sarebbe capace anche di auto accusarsi per rimanere vivo e coerente al suo anti regime, che non propone mai ma accusa, perchè solo questo sa fare!
Il calcio giocato
Nell’altalena delle prestazioni, lo stesso Prandelli ha ammesso di avere in mano una nazionale cotta, che aveva nelle gambe non oltre l’ora di gioco. Una nazionale che comunque è poi cresciuta e che ha avuto anche la sfortuna di raggiungere l’apice contro la Germania in semifinale, esaurendo tutte le sue scorte fisiche ad un passo dal traguardo. Visto le premesse nell’amichevole con la Russia sembrava improbabile persino passare il turno, figurarsi vincere l’europeo, ma chiaro che una volta arrivato in fondo ci si deve provare. E’ stato invece troppo facile e ingeneroso da parte della corazzata spagnola umiliarci in questo modo. Per carità, “gloria al re e nessuna pietà per i vinti”, ma fa male essere umiliati dai più forti giocando nelle condizioni fisiche peggiori, così come capitò alla storica Italia del ‘70, in finale col Brasile giusto dopo aver battuto la stessa Germania con quel famoso 4-3. Lo stile però non si insegna e la presunzione di forza di questa squadra (quella iberica) durerà ancora per chissà quanto, galvanizzati dalle prestazioni di Barca e Real. Prandelli nel fare autocritica ammette di non aver osato, non ha cambiato i giocatori bolliti per non mancare di rispetto agli stessi che l’hanno condotta fin qui, dichiarazione alquanto criticabile, ma quanto ha dato retta al suo cuore piuttosto che ai giornali o alla federazione nelle sue scelte invece che allo “spietato” cervello? Era il caso di aspettare il recupero di Cassano per poi portarlo all’europeo a mezzo servizio? Convocare Ogbonna è stato il simbolo del suo pensiero, tenersi stretta l’opinione pubblica per non essere divorato dalla stessa, fa niente non far giocare lui e Borini perchè alla fine sono li solo per presenza. perchè parliamoci chiaro, con Ogbonna e Borini in finale cosa avremmo voluto fare? A mio parere solo evitare l’umiliazione, ma non la sconfitta. La vittoria avrebbero potuta darcela solo gli stessi di Italia Germania ma in condizioni ottime, magari con un modulo diverso.

Al di la di quello che si vorrebbe, infatti, solo Lippi nel 2006 riuscì ad impiegare quasi tutti i giocatori, gli altri commissari tecnici della storia (Prandelli compreso) han sempre avuto un impianto di gioco fondato su titolari funzionali alla propria idea e dei sostituti portati per far numero. Si dice però che questo europeo sia un punto di partenza per il cambiamento, per l’approccio ad una visione di gioco che è stata quella della Juventus di quest’anno, non a caso la maggiore fornitrice. Una mentalità che abbandoni il catenaccio per un gioco più propositivo. La domanda rimane la stessa, Prandelli è l’uomo giusto o troppo condizionabile dall’esterno? perchè per fare una rivoluzione ci vogliono rivoluzionari e non aziendalisti… vedremo, per il momento il giro di giostra è ancora degli spagnoli. Gettonatevi!

sabato 16 giugno 2012

Squackett (Chris Squire+Steve Hackett) - A LIFE WITHIN A DAY

28 maggio 2012
Quando si ascolta un disco di questo tipo, il rischio maggiore è quello aspettarsi troppo per poi rimanere delusi. Basta leggere qualche recensione in giro per il web per accorgersi che per molti è andata proprio così.
Hackett+Squire=Genesis+Yes. Wow. Sbagliato.
Squackett piuttosto è assimilabile per certi versi al progetto GTR (Hackett e Howe), anche se lì c'era molto rock e AOR, qui c'è molto pop e qualche venatura progressive.

lunedì 14 maggio 2012

Serie A 38> Juventus vs Atalanta 3-1 – Del Piero: Lui è leggenda

La passione è ciò che ci rende uomini. Ciò che ci fa piangere, esultare e a volte entrambe le cose assieme. Ciò che ci distingue dai corpi inanimati e dalle piante. Anche se, quest’oggi, mi piace pensare che persino i peli d’erba del campo di siano girati al passaggio del Capitano.

Tutto finisce, prima o poi, nulla è per sempre. Ma solo noi juventini sappiamo come sarà non vedere più il capitano con noi. Così come solo noi comprendiamo e sentiamo sulla pelle e nel cuore, ogni singola parola di questa lettera, perchè dall'inferno al paradiso ognuno di noi ha provato le stesse emozioni sulla propria pelle, uniti gli uni gli altri come fratelli e distanti da tutto il resto come gli abitanti in un lontanissimo pianeta. Solo noi conosciamo il significato di questo trionfo e nessun altro.

Quest’oggi a Torino è passata la storia, beato chi c’era! Nella parata di stelle, le tre sul nostro petto dell’agognato scudetto dell’orgoglio e del ritorno, si è assistito al congedo di una leggenda. Solo lui, come noi, può capire quello che oggi è successo. Solo lui come noi sa cosa ha voluto dire mandar giù veleno ed esser costretto con la forza, dagli altri, a dire che fosse vino. Solo lui come noi, noi juventini! Da quel giorno a Foggia ad oggi pomeriggio in questa meravigliosa casa, che è lo Juventus Stadium, per diciannove anni il capitano ci ha guidato attraverso tutto questo ed oggi è giunto il giorno del doloroso addio. Dell’emozione che riga il volto in uno stadio che pare un tempio in adorazione, quando Alex si erge sulla balaustra e saluta tutti.

Nella giornata della festa più bella, del record di imbattibilità (38 partite su 38) in cui anche chi era rimasto a secco di gol l’ha fatto (Marrone e Barzagli) e in cui anche il destino, pur di realizzare la giornata perfetta è stato disposto a sacrificare uno dei suoi figli preferiti. Con Manninger già pronto, infatti, Chiellini si stira e macchia la festa, ma al suo posto etra Barzagli, il ventesimo marcatore, che entra giusto in tempo per segnare su rigore. Difficile sarà vedere Chiellini domenica nella finale di Roma, ma speriamo potergli dedicare un’altra stella. D’altronde anche nel giorno più perfetto, una piccola nuvola può offuscare il cielo.

Ricorderemo questa giornata a lungo e molti di noi rimpiangeranno di non essere stati allo stadio per anni. Ma se alla fine dovesse arrivare questa Coppa Italia, davvero sarebbe un anno memorabile più di quello che davvero è. Davvero potremmo lasciarci andare alle lacrime più dolci.

lunedì 7 maggio 2012

Serie A 37> Cagliari vs Juventus 0-2–CAMPIONI D’ITALIA, 30 volte Uber Alles

Trenta scudetti entrarono a Trieste tutti e trenta in tripudio. la lunga cavalcata è arrivata a destinazione, la nave è salpata nell’onirico porto senza ritardi, anche dopo il tribolato infortunio buffoniano col Lecce. Il riscatto è compiuto, la gioia è immensa, dopo sei anni di inferno e purgatorio siam giunti nel nostro meritato paradiso. Un pensiero particolare va dunque a lui, il portierone che per tre giorni ha avuto un solo pensiero in testa, la speranza di non aver il più grande rimorso sulla coscienza. Passando per il capitano, forse all’epilogo con questa maglia, ma, dovesse essere così, epilogo più dolce di quello che avrebbe (forse) pensato. Pirlo, il faro, l’elemento fondamentale di questa traversata, regista che detta ritmi e cadenze. Senza dimenticare neppure chi non ha potuto esserci, come Nedved (li in tribuna) ma anche Camoranesi, Trezeguet e tutti quelli che sono stati con noi in B

Poi Conte, artefice di questo artificio che dal settimo posto di Ferrara-Zaccheroni-Del Neri ci porta di nuovo a casa, la terra della vittoria. Colui che attira i mugugni e le ire degli avversari, forse quelli più talebani. La chioccia che difende la sua creatura da tutto e tutti. Il presidente, mai domo e sulla strada dell’orgoglio sempre vivo. E Dedicato anche a noi, che abbiamo sofferto e siam stati scherniti, canzonati, derisi e persino compatiti come i poveri cristi. A no che abbiamo riempito quel fantastico stadio ogni volta, che abbiamo cantato “siamo noi, siamo noi…” per gran parte della stagione senza finire la frase, come scaramantici Paolo Bitta, sempre divisi tra speranza, presunzione e rassegnazione, quando 4 punti ci dividevano da quella vetta che era stata nostra per gran parte della stagione.

Più forti di ancora quei pochi che vedono i Muntari un lontano feticcio pagano, che ancora non riescono a vedere cosa ha fatto questa squadra. Imbattuta per 37 partite, con la miglior difesa, un possesso palla da big europea (terza), col maggior numero di uomini in gol, 22 vittorie senza contare i molti pareggi, eppure siamo a 81, uno in meno del Milan scudettato dello scorso anno e con una partita in meno. Con una finale di Coppa Italia ancora da disputare che potrebbe incorniciare il capolavoro. che dire ancora di più? Giusto il fatto che con il gol di Cambiasso non dato ora zitti col gol di Muntari, che segniamo al 6’ come i sei anni in esilio e al 29’ (st) come gli scudetti che avevamo fino a ieri e che non ci riconoscevano. Per finire con un simbolo 5 Maggio 2002, Udinese-Juventus 0-2 e Lazio-Inter 4-2 --- 6 Maggio 2012, Cagliari-Juventus 0-2 e Inter-Milan 4-2. Mai uno scudetto della Juve fu’ più simbolico e significativo.

giovedì 3 maggio 2012

Juventus vs Lecce 1-1–non ci pensate più, è andato

Fare 10 vittorie consecutive era una cosa successa soltanto ad una Juve, quella che rischia di rimanere l’ultima scudettata, non fare questo filotto ora significa non eguagliarla, con tutta la cabala che ne consegue. Certo mi si dirà che santifico troppo le impressioni e le cose successe nella ciclica storia, che la batosta è davvero terribile e può portare a giudizi affrettati, ma tutti i giudizi affrettati che porterà alla fine rischieranno di essere veri.

Proviamo ad accendere il cervello, le possibilità di vittoria finale a mio parere si sono capovolte. Con quale morale scenderanno in campo questi calciatori, senza esperienza di vittoria alle spalle, e con quale morale scenderà in campo Buffon, che resterà nella storia della Juventus anche per questo. D'altronde come si è visto al primo sbaglio si sarebbe pagata cara e non c’è bisogno di perderle queste partite per uscirne sconfitti.

L’atteggiamento della squadra mi ha fatto arrabbiare parecchio. Più volte quest’anno abbiamo giocato con questa spocchia e superficialità, non chiudendo una partita dominata, gigioneggiando troppo con la palla tra i piedi, poche volte ci è andata bene molte altre l’abbiamo pagata. Dopo una serie di cross lunghi e tacchi pericolosi di Bonucci cade in fallo proprio chi per altre due volte, nella stessa partita, ci aveva fatti imprecare. Tanto tuonò che piovve. Questo grandissimo campione, che di nome fa Gianluigi, non è la prima volta che si cimenta in queste “Buffon-ate”, tanto più grave è il gesto perchè come detto reiterato nella stessa partita.

Sarà stata la stanchezza per le troppe partite in pochi giorni fatto sta che in Italia le chiacchiere sono troppe. Le partite prima di essere giocate in campo sono giocate in tv e nei bar ogni santo giorno. La disfatta di Perugia non ci insegnato nulla, o quanto meno agli juventini dell’ultima ora. Non si festeggia mai prima nel calcio, non ci si deve mai fidare degli animali feriti, e in questi giorni ho visto e sentito troppa sicurezza. Qui non centra la stramaledetta scaramanzia, ma una tecnica mediatica che ai disperati porta l’ultima speranza. Complimentoni a chi si è fatto abbindolare dai “tanto avete vinto”, un applauso ai senza cervello che se ne fottono della matematica.

Ma quello che mi darà più fastidio alla fine e di far ridere i polli… o dovrei dire le acciughe. Perchè va bene perderlo ma far ridere i fessi è la sconfitta più amara.

domenica 29 aprile 2012

Seruie A 35> Novara vs Juventus 0-4 – l’ottovolante non basta ancora

Cornice da festa anticipata, con guest star del calibro di Platini e Boniperti. Uno stadio ricolmo di tifosi juventini che sembra di giocare in casa (d’altronde Novara è sempre stata una roccaforte bianconera), goleada e ottava vittoria consecutiva, nonchè record del Milan battuto con 35 partite senza sconfitte in un campionato… si ma non abbiamo raggiunto quel che dovevamo. Il che se ci pensi un po' è frustrante, per chi vorrebbe vincere facile. Invece il sogno è ancora li a sei punti. Così vicino da poterlo quasi toccare ma ancora lontano, come la vicina riva vista della nave per chi non è abituato alle distanze in mare.

Nessuna nuova Cesena dunque, mettiamo subito in chiaro quel che vogliamo già al 15’, con una perla di Vucinic, quest’oggi stoico pendolino tra la difesa e l’attacco, incastona una storica doppietta. Stavolta nessuno di là a dire “ha pareggiato il Cesena”, anche perchè per loro (come noi) stavolta è stata una passeggiata di salute. Mandiamo persino in gol, di nuovo, Borriello e qualcuno già lo rivaluta, in pieno stile memoria corta, ma se alla fine dovesse ravvedersi, sportivamente parlando, tanto di guadagnato per noi e per lui, in questo finale di stagione avremo davvero bisogno di tutti. Dato che ormai son rimasti in pochi a non aver segnato, girano voci che Barzagli sia oggetto di scherno per questo. Persino Elia s’affanna a mettere la sua firma, entrato per non annullare legalmente il suo contratto corre, sbaglia un paio di gol e si dispera.

La concomitanza dei due match e il pomeriggio di domenica da il sapore di vecchio calcio, mentre il fatto di giocare ogni tre giorni continua a comprimere questa polveriera, ma c’è di buono che comunque vada si risolverà nel giro di un paio di settimane. Mercoledì ad esempio arriva a Torino l’avversario più ostico, aspettiamo questo risultato per capire un po' di più se quella riva può essere raggiunta anche a nuoto. Da qui ad allora ogni altra parola, su terze stelle o polemiche sterili e noiose, saranno inutili, solo i fatti potranno darci pane da mangiare. 270 minuti all’alba… o al tramonto.

giovedì 26 aprile 2012

Serie A 33> Cesena–Juventus 0-1 – il settimo sigillo di San Marco

25 aprile, giorno della liberazione dell’Italia dal fascismo, la chiesa festeggia San Marco Evangelista… Borriello. Nel giorno del suo onomastico firma il gol che ci tiene aggrappati a quel sogno che non si può pronunciare. Impronunciabile non solo per la scaramanzia minima necessaria ad ogni tifoso di buonsenso, ma perchè vedere ancora una volta noi soffrire contro le barriere e loro vincere di “rapina”, non mi farà mai cantar vittoria preventiva. Lungi da me.
Tante troppe sono state infatti le squadre che ci han beffato schierando in porta 11 portieri. Ci ricordiamo bene l’andata, ma meglio tutti gli altri turni infrasettimanali, o piuttosto le domeniche pomeriggio, con le piccole di fronte. Ancora una volta la svolta è opera del capitano. Il suo ingresso si sente, le vele della nave iniziano a prendere quel vento che sembrava non ci fosse, è in fatti poco dopo la sua punizione che arriva il gol. Sembrava si dovesse rimanere al palo, quello di Pirlo sul rigore, inesistente, e meno male non influente. perchè a differenza del rigore non dato al Genoa, qui il rigore dato a noi l’abbiam sbagliato e loro non han fatto neppure un tiro in porta.
Oggi dobbiamo la stagione al denigrato e insultato Borriello. Noi lo ringraziamo, certo, ma coerentemente non cambiamo idea, perchè ci vuole coerenza e costanza in questo calcio, quella che deve dimostrare lui. Coerenza e cervello che manca ad un signore e ai suoi media di corte. L’acciuga è rimasto davvero sotto, con quel go’ de Muntari e non c’è volta che non lo tiri fuori come un fantoccio o un cornetto per il malocchio. “Chissenefrega se per il Genoa c’era un rigore solare (data l’ora) e un espulsione per il Milan, per noi conta solo er go’ de Muntari”. Cetto Laqualunque ti risponderebbe con un sibillino “non ti sputo sennò ti profumo”, perchè tu e i tuoi seguaci siete ormai più patetici dei prescritti d’annata. la vendetta sarebbe anche vederti messo fuori alla porta a fine anno, senza squadra e senza televisioni. Quelle televisioni che inscenano teatrini squallidi per chiederti perchè alla Juve è stato assegnato un altro rigore inesistente. Un altro? ma perchè la gente dovrebbe pagare il nano per le sintesi ad hoc delle partite. Patetici, noiosi e senza vergogna.
Intanto per noi è il settimo sigillo, trentaquattresima partita senza sconfitta. Continuate a chiacchierare gufi fraudolenti, il calcio intanto è qualcosa che non vi riguarda.

lunedì 23 aprile 2012

Serie A 34(r)> Juventus vs Roma 4-0 – tre metri sopra il cielo

C’era una volta Totti, che dopo un 4 a zero ai nostri danni sventolava fiero il suo famoso gesto “4 e a casa”. Altri tempi. Stasera la bandiera della Roma era in panchina e a riproporre il gesto c’era un ex laziale Lichtsteiner, che in risposta si prende uno sputo, da prova tv, da Lamela. Chi di quattro ferisce di quattro perisce. A volte la storia spesso si dimentica, così come si è tentato di fare in questi ultimi anni, altre semplicemente non la si conosce, perchè ad esempio non se ne è fatto parte, come il povero Luis Enrique che critica lo svizzero, della serie perdona loro…

Dopo il pareggio di questo pomeriggio del Milan, la tavola era apparecchiata, ma mai si sarebbe pensato di aver potuto cenare tanto lautamente. Certo ci speravamo, viste le amnesie difensive mostrate dalla Roma quest’anno, ma sempre con l’incognita di affrontare una scheggia impazzita. Una di quelle squadre che in una partita pesca l’asso e diventa il Barcellona l’altra il 2 di picche e si trasforma nel Barcellona… Pozzo di Gotto. Per questo il match di stasera era particolarmente temuto. Invece è subito festa. Por Toda la Vidal, recitava uno striscione, altro Inler! La doppietta di stasera la dedichiamo a Rumenigge. Che magia quello stadio, che gioco questa squadra, ancora rimpiango di non esserci ancora stato. E poi, miracolo! Ho visto bene? Rigore per la Juve? Sta cambiando il mondo! Ancora Bergonzi, colui che ci diede l’altro contro il Cesena, giusto un girone dopo. Fin li però la superiorità era già stata schiacciante Mai in apprensione, contro questa Roma sembrava il remake della gara di Coppa Italia. Quando poi tutto è già scritto, c’è anche il tempo del tributo al nostro capitano, mentre l’altro rimane in panchina. Ecco il ricorso storico.

Sesta vittoria consecutiva, matematicamente almeno secondi e in Champions dalla porta principale, ma la storia non può fermarsi davanti a un portone, come diceva De Gregori. Tre punti, però, sono ancora pochi, per cinque giornate, checché ne dicano i gufi, quelli che ancora oggi fanno uso massicci di scaramanzia in confezione famiglia sui giornali e nelle telecronache,come quelli che quasi lasciavano lo stadio dopo il vantaggio del Bologna, commentando con la maglia rossonera addosso. Se alla fine sogno sarà, siamo ancora alla mattina, e non si andrà a letto fino a che non sarà sera. Noi tifosi e sognatori invece ci saremo sempre, e remeremo per portare la nave all’agognata riva.

giovedì 12 aprile 2012

Serie A 32> Juventus vs Lazio 2-1 – Dal caos l’ordine, il capitano porta la nave fuori dalla tempesta.

E sono cinque! Un filotto simile non si vedeva da anni ormai. Superiamo il record di imbattibilità dei cartonati, quello dell’anno del vincere facile, che caddero alla trentaduesima. Eppure ancora una volta gli spettri del pareggio hanno aleggiato cupi sullo Stadium.

Dopo aver visto il Milan spuntarla sul Chievo immeritatamente, col gol della Domenica di Muntari e subendo gli avversari per novanta minuti, stasera quasi ci capitava la cosa opposta, non vincere, dominando ancora. In vantaggio con un gol da antologia di Pepe, Marchetti si veste di nuovo da santo distribuendo miracoli a destra e a manca. Come Buffon nella pubblicità para tutto con una mano mentre beve da una bottiglietta con l’altra. Eppure se Vidal avesse messo dentro quel gol dalla nostra trequarti la Lazio si sarebbe ritirata prima della fine per manifesta inferiorità. La cabala del calcio ci insegna quanto questo sia un oscuro presagio. E così, come accade spesso in questo sport, primo tiro in porta loro, gol, pareggio e intervallo. Tutto da rifare. Quante volte abbiamo vissuto in passato questa situazione? Persino i tifosi allo stadio iniziavano a non crederci più, lo si sentiva dal loro tifo stentato. Il fulmine a ciel sereno che ti fiacca e ti fa soffrire più del meritato. Loro si riorganizzano e si barricano ancora meglio. Noi invece sprechiamo ancora qualsiasi palla gol. Come si può portare a casa una partita del genere, un altro mercoledì maledetto?

E così dalla confusione nasce l’ordine, come un big bang appare Del Piero, approfittando della babele creatasi su un calcio di punizione, parte all’improvviso batte e segna. Ancora una volta lui, il capitano intramontabile, ci porta fuori dalle acque tempestose. Le nuvole si sgombrano e portiamo a casa un’altra vittoria importante. Quante discussioni e interviste nei prossimi giorni saranno incentrate sul contratto di Del Piero? Magari ancora altre occasioni per attaccare la Juve su qualcosa, magari da chi gli aveva dato del dopato inneggiando Zeman. Sapete cosa vi dico? Rosicate, Del Piero è Juve e la Juve è Del Piero e voi altri sciacquatevi la bocca quando parlate di uno o dell’altra. A noi invece non resta che sperare che il momento dell’addio, se alla fine deve esserci, sia un saluto dolcissimo.

lunedì 9 aprile 2012

Serie A 31> Palermo vs Juventus 0-2 - A Pasqua la rivincita degli Agnelli è superare il diavolo

Eccolo il sorpasso, quando meno te lo aspetti, quando a -4 sembrava già finita, quando ancora una volta il milan sblocca la sortita con qualcosa che... Non ricordo il nome... A chi tanto e a chi nulla e che accade negli ultimi 11 metri. Ecco ciò che non ti aspetti, Amauri, con il suo look da messia, che risorge che Pasqua, ed è miracolo! Allegri colpito nell'orgoglio, che senza episodi a suo sfavore non può certo parlarci del suo rigore (ecco il nome) farlocco, in conferenza stampa rimprovera i media di corte di aver gufato. Sarete conventi di aver gufato? Ma chi, rispondono loro, un pò tutti ribadisce lui. E già come dargli torto? Avesse detto Tuttosport avremmo capito ma tutti gli altri che appartengono alla corte come osano? Ma come, proprio loro che (mediaset) nell'intervista ad Amauri chiedono perché davanti alla porta non ha pensato che segnando avrebbe fatto un piacere alla sua odiata Juve.

Con tali presupposti scendere in campo può farti pressione o caricarti, a noi ci ha caricati. Nella settimana pre partita i microfoni spia svelano le parole di Conte alla squadra, se vogliono prevalere sino alla fine dovranno sputare sangue. A Palermo allora è assedio bianconero, col 78% di possesso palla nel primo tempo, ma ancora il gol non arriva, come è di consueto ormai nei primi 45 minuti. Ma i nostri regali li avevano pronti Bonny & Quaglia e la vittoria è nostra. Abbiamo persino preso alla lettera zelig Allegri, il quale ci consigliava di picchiarli per farli sputare sangue, peccato che a farne le spese non è il Milan ma Milan Milanovic, difensore in forza al Palermo, che rimedia un naso spaccato per un contrasto aereo con Estigaribia.

La prova di forza del gruppo è stata convincente anche nei singoli, anche se ancora Vucinic è tanto utile in fase di manovra quanto inconcludente sotto porta. Accogliamo il secondo gol consecutivo di Quagliarella che sblocca finalmente questo attacco e ci temiamo stretta la miglior difesa d'europa, con 17 subiti in queste 31 giornate per noi record, senza aver ancora perso superiamo noi stessi e il Perugia di Castagner. In ultimo anche il barbera cade, dopo per per anni ci aveva dato delusioni.

Pasqua però è una festività corta, che dura solo un paio di giorni. Così anche noi abbiam poco tempo per gingillarci con numeri parziali. Mercoledì c'è già la Lazio, siamo di nuovo chiamati a rispondere al Milan di domani. Dobbiamo lottare fino alla fine.