venerdì 1 febbraio 2013

LOOPER - di Rian Johnson

La tematica dei viaggi nel tempo e dei paradossi temporali è sempre interessante e la cinematografia fantascientifica è piena di film cult che hanno saputo giocare al meglio con questo argomento: prendiamo l'Esercito delle 12 scimmie, o Terminator o Ritorno al futuro.

I viaggi nel tempo però sono allo stesso tempo una bella gatta da pelare: difficile costruire un film basato sul paradosso ma che rimanga coerente a se stesso, con le sue regole, che permetta la cosiddetta "sospensione dell'incredulità".

Essendo un appassionato di questo sottogenere della fantascienza devo dire che attendevo Looper con un certo interesse. Interesse ripagato? Si e no.
In un futuro non troppo lontano gli omicidi sono più "complicati" da commettere, per questo un organizzazione criminale (i viaggi nel tempo sono illegali) rispedisce indietro di 30 anni le persone che vuole eliminare, laddove un killer affiliato all'organizzazione si prende in carico di commettere l'omicidio.
In questo modo non c'è nessun cadavere e allo stesso tempo non è possibile risalire all'assassino, il crimine perfetto.

Il problema però nasce quando la vittima e il carnefice sono la stessa persona: l'assassino prende una lauta paga e chiude il suo loop, sapendo che potrà godersi una lauta pensione per 30 anni fino a che...
Il protagonista del film è uno dei killer che si prendono in carico di ammazzare coloro che vengono spediti dal futuro e allo stesso tempo è il se stesso del futuro che non ci sta ad essere ammazzato da se stesso nel passato, perché dopo tanti anni di vita sprecata ha finalmente trovato in sua moglie un motivo per vivere.
Premessa ambiziosetta e allo stesso tempo complicata anche se non troppo, che riesce bene a trasmettere su pellicola le classiche situazioni paradossali da viaggio nel tempo: riusciremmo a uccidere Hitler se lo incontrassimo da bambino? Se incontrassimo noi stessi nel futuro (o nel passato) come reagiremmo? Il vecchio vedrebbe nel giovane se stesso una specie di vecchio amico e vorrebbe dargli dei consigli, quasi paterni, per migliorare la situazione, ma il giovane vedrebbe davanti a se solo un vecchio che vuole intromettersi nella sua vita, un estraneo che vuole condizionarlo e fargli fare qualcosa che lui non vuole fare.
Tutte riflessioni e domande interessanti che mantengono la tensione ed aiutano a riflettere. 

Il problema però nasce dopo, quando si devono tirare le fila, quando bisogna costruirci su una conclusione se non priva di difetti o paradossi, quantomeno coerente. E' qui che purtroppo Looper fallisce: per buona parte della seconda metà il film, tiene il piede in due scarpe, non spiegando il perché di certe scelte, poi però nel finale non solo cerca di "spiegare tutto" ma lo fa male, oltre a farlo con un deux ex machina lo fa con un deus ex machina che nasce da premesse sbagliate e incoerenti: quante linee temporali ci sono nel film? Una si potrebbe dire (le scelte del passato influenzano irrimediabilmente sul futuro) ma allo stesso tempo potrebbero essercene di più (ci sono dei "cambiamenti", degli stravolgimenti rispetto alla linea temporale "standard").
Il finale quindi oltre ad essere un paradosso è incoerente con le regole del film, è incoerente oltre che paradossale. A questo errore di fondo ha contribuito anche il regista che interpellato sulle molte incongruenze ha risposto nicchiando, trincerandosi dietro il caro vecchio "perché è così, è un film sui viaggi nel tempo, ci devono essere dei paradossi inspiegabili". Eh no, caro Rian Johnson, la sospensione di incredulità è possibile solo se mi metti dei paletti, delle regole che funzionano nel mondo creato all'interno del film, non puoi dire "non tutto deve essere coerente" se è proprio la premessa principale a non esserlo, non puoi cercare di fare un film fantascientifico "complesso" e poi venire al dunque con un "in fondo è un film d'azione, non prendetelo sul serio".

Looper insomma sarebbe un bel film, un quasi cult che si perde alla fine in un bicchiere d'acqua risultando un progetto ambizioso più sulla carta che nel risultato finale.
E' un film complesso che però complesso non è, un film d'azione fantascientifica o di fantascienza con una buona dose di action, affascina e incuriosisce salvo poi dirti che in fondo voleva solo intrattenerti e ti chiede di fregartene della coerenza.
Un paradosso insomma.

Voto 7

giovedì 31 gennaio 2013

FIVE FINGERS (2006) - di Laurence Malkin [recuperafilm]

Per la rubrica Il recuperafilm vi propongo le mie impressioni su un film del 2006 Five Fingers - Gioco mortale di Laurence Malkin ovvero, dobbiamo mettere sempre il titolino italiano in più, altrimenti uno non sa che cavolo significa Five fingers o non lo sa pronunciare, che noi siamo italiani mica ammerigani.

Ci sono film non certo sensazionali ma che quello che fanno lo fanno bene e alla fine ti lasciano con quel retrogusto apperò. Five fingers è un film apperò: pochi attori, pochi mezzi (girato quasi tutto in interni), trama interessante ma non originalissima eppure...

C'è il belloccio della situazione con una bella ragazza, che deve andare in un posto rischioso per fini umanitari, la saluta come se fosse l'ultima volta che la vede mentre si incontra con il collega che lo dovrà accompagnare sul posto. Lì viene rapito e di fatto comincia il film. Insomma Un inizio niente di che, in una trama niente di che, con attori niente di che.

Il rapitore però è Laurence Fishburne e allora pensi apperò, c'è un attore decente e bravo e mentre continui a pensarlo il film scorre via come un duello tra l'anonimo belloccio e Fishburne (che non vuole soldi ma altro), un duello dove sorprendentemente con i dialoghi si costruisce una discreta tensione. Il biondino vacilla e perde pezzi (letteralmente) mentre Morpheus non si capisce cosa cavolo voglia da lui, continuando a torturarlo.

Poi quando la tensione comincia a diminuire e il film potrebbe cominciare a stancare ecco che c'è un discreto colpo di scena che conclude il film, un colpo di scena apperò, quei colpi di scena non sorprendentissimi e nemmeno telefonatissimi, che quando arrivano dici "beh, non è poi così spiazzante ma mi piace che il film sia finito così". Certo il modo con il quale si arriva alla conclusione del film non è che ti sconfinfera tanto (non copiare) però la conclusione mi è piaciuta.

Il film insomma porta a casa la pagnotta, forse lo fa in maniera non troppo onesta ma riesce a fare abbastanza bene quello che fa pur potendo aspirare a molto di più.
5 dita? Ma no dai, facciamo almeno 7.

Voto 7,5

martedì 29 gennaio 2013

Coppa Italia semifinale R> Lazio vs Juventus 2-1–Tabù Cup

Ci sono maledizioni più vecchie della terra stessa, quelle che si ripropongono ciclicamente negli stessi luoghi e negli stessi periodi. I nostri luoghi no sono Roma, la Lazio e la Coppa Italia, il periodo è Gennaio, un cocktail davvero esplosivo. Tra andata e ritorno la Lazio ha fatto 3 tiri in porta e ne ha messi dentro tre, noi invece collezioniamo una serie innumerevole di palle gol sprecate, cosa che il calcio non digerisce. Il calcio infatti non è la boxe, non vince il migliore, puoi giocare bene quando vuoi ma se non la metti dentro non conta nulla. Questo Marotta l’ha capito bene, per questo forse che ha preso Anelka, perché credeva di essere al Madison Square Garden.

Il momento non è dei migliori, pieni di infortunati, appannati e poco lucidi e come capita in queste occasioni aiutati che Dio ti aiuta diviene ostacolati che l diavolo ti ostacola, anche sotto il profilo arbitrale. Mauri aveva parlato di pericolo condizionamento e l’arbitro Banti gli ha dato subito ascolto, negandoci altri due rigori che vanno ad aggiungersi alla somma di quelli inutili per gli altri, ma che a parti inverse sarebbero stati grandi come macigni.

Ma alla fine il calcio è questo e continuare a non vedere che c’è un grosso problema lì davanti è solo deleterio per il nostro futuro. La miopia di un uomo che fino ad adesso ha potuto beneficiare per inerzia dello straordinario talento di Conte, che porta cucito quasi per intero lo scorso scudetto. Un altro mercato è finito è lui non lo ha ancora capito e noi parafrasando Nanni Moretti siamo li con le mani sul volto è diciamo: “continuiamoci a farci del male!”

lunedì 28 gennaio 2013

Castelvania Lords of Shadow–konami

Prendete God of war con la sua mole di splatterosità, diluitela un pochino ma aumentate l'atmosfera dark, imbevetelo in un po' di Dante's inferno, infine aggiungeteci un pizzico di Shadow of the colossus. Fatto? Che ne è venuto fuori? Un action maleodorante e tamarro? Allora fate una cosa, visto che ci stanno i vampiri e c'è un castello facciamo che lo chiamiamo Castelvania. Come? Adesso è mangiabile? Bene.
Castelvania lords of shadow è un gioco con le sue carte da giocare, ma che spesso preferisce sbirciare le carte dell'altro per cercare la vittoria, eppure ha ottime carte.
Innanzitutto si avvale di una grandissima atmosfera: laddove il Dante si muoveva tra muri monocromatici infiniti di defunti e Kratos staccava teste a mani nude ma in scenari "finti" o "troppo perfetti", qui invece abbiamo dei luoghi davvero affascinanti e soprattutto sempre vari nella loro darkitudine.
Altra carta vincente è il sistema di progressione del personaggio, non un mero copia incolla di altri titoli action, con una interessante gestione dei due tipi di magia a disposizione.
Terza carta a disposizione è una certa "profondità" della trama, niente di che (il genere di appartenenza non è che punti su quello), ma di certo un qualcosa di più di un "prendiamo a mazzolate questo qua dividendolo poi in due a mani nude perché sono incazzato" (God of war) o un "devo salvare Beatrice, chiunque mi si pari dinnanzi lo spiezzo in due" (Dante's inferno). C'è pure una certa impennata nel finale con un discreto colpo di scena che ti lascia con un "eh?", che altrimenti Kojima che ce lo abbiamo a fare?
Abbiamo un bel tris, che facciamo? Mah, vabbè dai, ce la possiamo fare, vediamo, che carte ha quello? L'eroe che comincia il suo viaggio perché deve ritrovare l'amata che è morta ma sta in un limbo? Ok, facciamo qualcosa di simile, tanto poi ci pensa Kojima.
Quell'altro invece cosa ha? I mostroni giganti da scalare prima di poterli ammazzare? Facciamo così, mettiamocene 2 o 3 che poi se sono di più si dice che è un plagio, non esageriamo.
Ecco, Castlevania lords of shadows è un buon gioco, un buon gioco con idee non scontate, affascinante, per essere uno dei miliardi di hack'n slash degli ultimi anni ha delle buone idee, che però già che c'è bara un pochino, così, per sicurezza.
Voto 8.

domenica 27 gennaio 2013

Serie A 23> Juventus vs Genoa 1-1–Fermati per Guida in stato di ebbrezza

Non me la sono sentita… diverrà la nuova Hit di questo carnevale. Gloria (a) Guida dunque che ha avuto il buon cuore di non infierire sul suo Napoli e gloria alla stampa, che quando vuole abbaia e quando no non ricama complotti neppure se glieli servono su un piatto d’argento. Fatto salvo questo voglio che si sappia che un conto è il risultato di una squadra stitica di gol, che prende gol subendo un solo tiro in porta a partita, un’altra è l’arbitraggio scarso di un arbitro che nega tre rigori a noi e uno a loro, un’altra ancora sono i retroscena di questo signore, che rilascia interviste per i periodici partenopei come un ultras qualunque e poi decide di non dare un rigore al 93’ nemmeno dopo che i suoi collaboratori glielo consigliano. Avrà temuto per la sua incolumità una volta rientrato a casa o lo ha fatto di proposito in un momento di debolezza? Fatto sta che se un complottista imparziale (magari estero) avesse voluto, sarebbe addirittura stato troppo facile per lui scrivere la sceneggiatura di un film. Invece la lente di ingrandimento dei media và sul piede che sfiora la palla. Ok continuiamo così allora, altro che pregiudizio, ma voglio rivedervi quando tra qualche giornata ci sarà l’inevitabile favorino a nostro vantaggio.

In pochi giorni si è passati da un Petkovic esemplare nelle interviste a uno che dice di aver meritato il pareggio in un match da noi dominato, fino a quello che è successo ieri, con tutte le interviste che vorrebbero farci passare dalla parte del torto, come quella del valiggettaro prezioso o del Belin Ballardin, detto anche 10-0-0, che appena ho saputo fosse venuto sulla panchina del Genoa non ho tardato a prevedere le sue barricate. 2+2 gli animi iniziano a surriscaldarsi come al solito a Gennaio e non si escludono sviluppi in tal senso.

Il campo invece parla sempre un linguaggio diverso e ci dice che, pur restando nell’area dell’avversario per tutto il tempo, non siamo buoni a segnare e che lo stipendio degli attaccanti quest’anno, come nello scorso, è quasi immeritato. Prendi Vucinic (uno su tutti) così svogliato e lezioso da pensare di star giocando sul divano alla Play. L’assenza di Chiellini e Asa si fa invece sempre più sentire, e De Ceglie riesce a ricordarcelo in ogni partita. Il Marmotta allora che fa? Pesca dal cilindro un polveroso Anelka, sfuggitoci in epoca d’oro e rispuntato ora per fare la riserva di Bendtner. L’avrà preso per ravvivare lo spogliatoio in visione della sua nota rissosità, che vi devo dire. Fatto sta che per un motivo o per l’altro questa squadra tende alla perfezione senza mai riuscire a raggiungerla. E pensare che basterebbe poco di più.
Gennaio sta finendo, staremo a vedere.

sabato 26 gennaio 2013

FLIGHT – Robert Zemeckis


Se un aereo pilotato da un alcolizzato cocainomane riuscisse ad atterrare in modo perfetto (nessuno ci sarebbe riuscito) nonostante le condizioni avverse di chi sarebbe il merito? Dio? Il Fato? L'abilità di un uomo, magari pessimo come persona ma bravissimo ed eroico come pilota? Può una persona essere un eroe e un criminale nello stesso momento? Queste ed altre domande si affolleranno nella testa dello spettatore, molte di queste insolute.

Flight è un film strano: strano perchè Zemeckis raramente si era avventurato su questi lidi (è un grande maestro del fantastico e della fantascienza ma non certo di film drammatici), strano perchè (per quanto si capisse già dal trailer) è molto diverso da come appare, strano perchè comunque la si veda in merito alle azioni del protagonista è difficile schierarsi apertamente. Ecco allora che uno dei punti forti della pellicola è proprio una sceneggiatura semplicissima ma tremendamente affascinante, piena di riflessioni sull'animo umano, sulle sue contraddizioni, sulla capacità di interpretare in modo diverso gli eventi che capitano nella vita.

Ad impreziosire il tutto (anzi è probabile che senza di lui il film avrebbe tutt'altro impatto) è ancora una volta un Denzel Washington strepitoso, già candidato all'oscar (che però non vincerà purtroppo, è già prenotato da altri), che riesce perfettamente a rendere credibile la lotta di un uomo contro i suoi demoni personali, che sta arrivando al limite. La grandezza della sua prova attoriale sta non solo nella recitazione e nell'immedesimazione col personaggio (anche corporea: appare, appesantito e sofferente nell'animo) ma anche nella capacità di rendesi tremendamente antipatico ma allo stesso tempo riuscire ad empatizzare con lui.

Flight quindi si diverte a spiazzare: un film "catastrofico" e drammatico ma allo stesso tempo divertente, che è anche un analisi sull'animo umano e un insolito Thriller legale.
Può non piacere (magari qualche forzatura eccessiva sulle tematiche religiose poteva essere evitata, o il finale un po' troppo classico) ma di sicuro non può lasciare indifferenti.

Voto 8

martedì 22 gennaio 2013

Coppa Italia semifinale A> Juventus vs Lazio 1-1 – il ritorno della SS Culazio

Quando giochi con la SS Culazio puoi fare ben poco quest'anno, l’avevamo già capito all’andata in campionato. Stasera stesso film stesso set, una squadra che pretende di lottare per lo scudetto, arriva a Torino col 4-5-1 e si pianta fisso in difesa senza fare un tiro in porta, contro una squadra in emergenza e fuori ruolo, che schiera Marchisio in attacco, Peluso a centrocampo e Marrone in difesa. Marchetti sempre più incommentabile le prende tutte, magari col Foggia ne prende 5, ma con noi le prende tutte, vabbè che ve lo dico a fare. Abbiate almeno la decenza di presentarvi alle interviste senza quella spocchia di chi avrebbe addirittura meritato il pareggio.

Fatemi e fateci il piacere voi di Raisport, sempre più scandalosi nelle vostre telecronache e interviste, mettendo la lente di ingrandimento, continuando a battere sul tasto del gol di Peluso e glissando vergognosamente sul rigore non concesso a Vucinic, se c’è qualcosa di non meritato questo è il canone rai.
Quanno ce vo ce vo! Direbbero i laziali a parte invertite, perché quando c’è da difendere una squadra che, seppur in emergenza, mette sotto le prime linea della Lazio si deve farlo con tutta la convinzione possibile. perchè in Italia rimane imperterrita questa convinzione che il risultato sia il giudice assoluto della prestazione di una squadra.

Chiaro che le premesse per il ritorno non sono delle migliori, visto che pare che quest’anno debba andare così, vorrà dire che godremo ancora di più quando anche gli arbitri si appanneranno contro di loro, visto che anche su questo senso gli sta andando bene.


domenica 20 gennaio 2013

Serie A 22> Juventus vs Udinese 4-0–Pogba terra aria… come Rufio di Hook

Ci avevano dati per spacciati, cotti, bolliti e persino noi l’avevamo fatto. Venivamo da due brutti match contro due medio piccole ed avevamo lasciato in campo cinque punti, di cui tre interi allo Stadium contro la Samp. La Lazio si era rifatta sotto, il Napoli, con l’occhiolino di una giustizia calcistica sempre più ridicola, anche, per molti giornalai eravamo morti, gli altri dietro dovevano solo lottare per fregarsi l’eredita… ma il campionato è lungo cari miei e voi avete fatto i conti senza l’oste. Il 4-0 di ieri può dir tutto e può non dir niente, ma una cosa resta sempre più evidente, non sarà facile buttarci giù, se non per mano nostra. Ogni nostra disgrazia è sempre giunta per colpa nostra, succede quando sei la più forte. Metti ieri, senza Pirlo, senza Marchisio, senza Asamoah e Chiellini, con Vidal e Vucinic a mezzo servizio, io stesso, lo ammetto, ho pensato non sarebbe stata facile. Invece lo è stata eccome.

Primo tempo dominato ma ancora tante occasioni fallite, capita allora che sullo 0-0 esprimi un desiderio a voce alta: “ci vorrebbe un tiro da fuori di Pogba”. Ed ecco che dalla lampada esce il genio coi capelli da punk che ne esaudisce addirittura due, uno più bello dell’altro. E’ tutta sua la scena di ieri, scardina, sfonda ed esulta, sembra Rufio di Hook. La dove la squadra rimane ferma sulle sue incertezze lui ci mette il siggillo. Svegliati Juve! Sembra dire, e lascia che anche Vucinic e Matri l’onore delle danze.

Questi siamo noi, questa è la nostra potenzialità, dobbiamo solo sperare che il momento si appannamento fisico passi in fretta, possibilmente per l’inizio della Champions e dobbiamo credere nei nostri mezzi. Ieri, sentendoci incalzati abbiamo non solo ribaltato gli umori, ma abbiamo addirittura dominato per 90’, tanto che persino il correttissimo Guidolin riconosce che non ce ne stata per la sua Udinese, il passivo sarebbe potuto essere anche più pesante. Obbiettivo quindi è da un lato per Pogba non esaltarsi troppo e continuare a crescere, dall’atro per gli altri è osare un po’ di più per divenire cinici prendendo esempio anche da lui, sapendo però quando è giusto fare una cosa e l’altra.

sabato 19 gennaio 2013

JACK REACHER - Christopher McQuarrie

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una miriade di filmetti action tutti effetti speciali, sparatorie, montaggi da videoclip e epicità da stampino. Negli ultimi tempi però qualcuno ha pensato "Ma non erano più belli i vecchi film d'azione anni 80?". No, non sempre, ma alcune cose in effetti le rimpiangiamo.

Un film come Drive ad esempio è riuscito a creare atmosfere e musiche fortemente debitrici di quell'epoca, riuscendo ad avere una sua magia che lo ha fatto svettare sul resto dei film appartenenti suo genere.

Questo Jack Reacher è allo stesso modo debitore nei confronti degli anni 80' ma partendo da prospettive diverse. La trama non è semplice e ridotta all'osso, anzi a tratti è intrigante e interessante (magari promette più di quanto mantiene ma non è una grossa colpa), le atmosfere in fondo non sono poi così distanti da quelle di un qualsiasi film "moderno". E' la messa in scena invece a richiamare certe pellicole ormai lontane: Jack reacher è un eroe di una volta, uno che spesso uccide più con la battuta al vetriolo che con la pistola, uno che i duelli preferisce combatterli a mani nude anzichè con le armi, uno che sa sempre cosa dire al momento giusto, che non si capisce se si prende troppo sul serio o non si prende sul serio per nulla.

Tom Cruise se la cava bene nella parte del protagonista, il solito rassicurante Tom Cruise, magari è un po' avanti con l'età per interpretazioni di questo tipo e magari la stazza non è (come non è mai stata) quella da supereroe ma è sempre bravo a rendere il suo personaggio credibile. Quando ormai molti suoi colleghi cominciano a diventare patetici se non altro lui porta a casa la pagnotta più che decentemente.

Jack Reacher quindi è un film godibile per passare 2 ore di puro intrattenimento, neanche troppo "ignorante", per recuperare un modo di fare cinema che non c'è quasi più, un film fiero di andare a 80 all'ora quando tutti gli altri film attorno ormai vanno a 200 all'ora col rischio di finire fuoristrada.

Voto 7

venerdì 18 gennaio 2013

DJANGO UNCHAINED – Quentin Tarantino

Torna Tarantino e lo fa con un omaggio al cinema nostrano, ed in particolare allo Spaghetti Western, genere che ci ha dato tanta notorietà all’estero, con Leone e Morricone, accantonato poi come un vecchio poncho impolverato da una nazione che continua nella sua overdose di Fiction scadente o cinepanettoni. Il film è liberamente ispirato a Django di Sergio Corbucci (1966) con Franco Nero, ma si sviluppa su una sceneggiatura originale ricca delle caratteristiche che sono da anni il marchio distintivo del regista italoamericano.

E’ la storia di una lotta per la libertà, quella di Django (Jamie foxx) schiavo del sud liberato dal cacciatore di taglie tedesco King Schultz (Christoph Waltz), in cerca della moglie Brunhilda (Kerry Washington) comprata dal negriero Kalvin Candie (Leonardio Di Caprio) per la sua candie land, metafora razzista appunto della terra del candore bianco.

Django Unchained è un meraviglioso esercizio di stile ricco di citazioni e commistioni di generi, in grado ad esempio di inserire nella fantastica colonna sonora elementi antichi e moderni senza risultare fuori luogo. Gli omaggi si sprecano, come al solito, da Leone a Kubrick, dal cammeo di Franco Nero (a cui Django pretende di spiegare che nella pronuncia del nome la D è muta) a quello del regista stesso (come è ormai consuetudine), fino alla mitica sigla originale di Trinità, di Franco Micalizzi.

L’interpretazione dei personaggi è poi da incorniciare, da Di Caprio (sempre più snobbato dai pregiudizi dell’Accademy) a Samuel L. Jackson, da Jamie Foxx al sempre più fantastico Christoph Waltz.

E pensare che c’è gente (critici compresi) che va a vedere i film di Tarantino muovendogli sempre le stesse critiche, come se non ne avesse mai visto nessuno. A partire da chi lo giudica troppo violento, come Will Smith che ne ha rifiutato il ruolo di protagonista o Spike Lee che toppa alla grande considerandolo razzista senza nemmeno averlo visto (paradosso) quando invece è tutto il contrario. Come se la schiavitù non lo fosse stata e tutti i neri schiavizzati fossero stati trattati come quelli visti in Via Col Vento. Lo stesso Tarantino definisce la schiavitù in America alla stregua dell’olocausto (l’ha letta questa Spike?) e ne ridicolizza le credenze, come nella scena in cui impacciati membri del KKK, capeggiati da Don Jonson, disquisiscono sull’efficacia dei cappucci e della fattura dei suoi buchi. La violenza nei film di Tarantino è talmente grottesca da risultare persino esilarante, ma non per questo priva del significato che vuol trasmettere. Oppure le critiche che ho letto su Sorrisi&Canzoni, che lo definisce troppo prolisso, ma vogliamo scherzare? I dialoghi sono da sempre stati il sale delle sue sceneggiature, la componete fondamentale dei suoi film, il suo tratto distintivo, mai tanto funzionali in questo film.

Un film che, sia per durata che per tematiche, si avvicina più a Bastardi senza Gloria che alle opere precedenti più immediate e concentrate, forse non è al livello di questi (posso anche concedervelo) ma è da non perdere, non solo se si è ammiratori di Quentin Tarantino ma anche se si è amanti del Cinema con la C maiuscola.
E se proprio non vi piace “lo sapete di chi siete figli voi…”.

voto 8.5