sabato 16 febbraio 2013

Sleeping dogs - Square Enix

(ovvero meno armi e più mazzate)
GTA è un brand ormai famosissimo, che ha fatto la storia dei videogiochi, lo è anche perché ha creato una serie di cloni e di giochi ad esso ispirati, più o meno riusciti. Una delle saghe clone più "decenti" fu True Crime, che ebbe discreta fortuna ai tempi della PS2 per poi finire nel dimenticatoio con l'arrivo della next gen.
All'improvviso però dal nulla (dopo che il progetto True crime: Hong Kong era stato bocciato da Activision) spunta questo Sleeping dogs, in pratica il terzo True Crime con un nome diverso.
Hai fatto bene, Activision, a non credere nel progetto? No, col senno di poi ci hai rimediato una bella dose di prese in giro.
Sleeping dogs assomiglia molto, moltissimo a GTA, inutile girarci intorno: ruba l'auto, vai al punto designato e comincia la missione, vai nei locali, gioca a i minigame, investi i passanti, prendi il taxi ecc.
Ma allora è un clone clonissimo di GTA? No.
Innanzitutto in Sleeping dogs si menano mazzate, le armi le cominci ad usare nella seconda metà del gioco e anche allora il fulcro del gioco e mazzuolare criminali che manco Bud Spencer.  La crescita dell'esperienza che si ottiene risolvendo le missioni si può utilizzare per potenziare il personaggio e anche gli stessi collezionabili servono a qualcosa (ad aumentare l'energia a farci conoscere nuove tecniche di combattimento ecc).
Il gioco poi ha un'altra componente interessante: facendoci impersonare un poliziotto infiltrato si completeranno missioni per la polizia ed altre per la triade, in questo modo accresceremo due barre dell'esperienza che ci forniranno vantaggi di vario tipo.
La storia com'è? E' bella, nulla di nuovo o di originalissimo,  ma si respira più volte un aria da film alla John Woo: prima parte introduttiva, ci si affeziona ai personaggi, poi pian piano una serie di eventi portano ad un'apoteosi finale di violenza e il tutto viene risolto nel sangue. Un crescendo ben congeniato, che aiuta a non perdersi troppo tra le missioni secondarie, che invita anzi a giocare quasi solo quelle (e purtroppo la longevità non è altissima).
Certo magari i sottotitoli fateli più grandi ogni tanto, che sembrano le indicazioni degli effetti collaterali in fondo al foglio dei medicinali.
E' meglio di GTA? No. Per una serie di motivi.
La tanto vituperata grafica non infastidisce, nulla per cui esaltarsi ma manco una schifezza inenarrabile. Lo stesso vale per la longevità: bassina ma che può essere aumentata con le missioni secondarie (piuttosto piatte e noiose però) e gli extra.
I minigiochi non sono interessanti, il karaoke francamente è noioso e troppo facile, così come le lotte tra galli (1 minuto a guardare polli che si menano).
Il taxi c'è pure qui ma è di una inutilità imbarazzante. Per cosa lo si prende un taxi? per arrivare dove vogliamo arrivare in breve tempo. Ecco, qui è il contrario: il taxi non lo trovi, se lo trovi non puoi fischiare per farlo fermare, se ci sali su quello non ti porta dove vuoi andare (ma in un posto "vicino" che il più delle volte è vicino quanto può essere vicino Berlusconi a Travaglio). Dice e allora a che serve? A nulla, fai prima a fartela a piedi correndo.
Un altro problema (non un difetto, anzi dona una bella caratterizzazione al mondo di gioco) è la guida sulla sinistra: nelle prime ore di gioco non riuscirete a trovare la strada e finirete per causare tamponamenti a catena.
Aiuta sicuramente l''idea di posizionare a schermo una freccia che ci indica le svolte (non saremo quindi costretti a guardare continuamente la minimappa)
Un bel gioco insomma, non solo un clone di GTA, vale la pena svegliare i cani che dormono.

mercoledì 13 febbraio 2013

Champions League, 1/8 A>Celtic vs Juventus 0-3–Gli spietati

Tre tiri tre gol, in questa sintesi c’è tutto il cinismo, la malizia e differenza tecnica tra le due squadre, il pallino del gioco è stato quasi totalmente in mano loro, sempre col cuore oltre l’ostatolo e sempre con marcia in più, sospinti dal loro dodicesimo uomo ci mettono tutto l’impegno di questo mondo ma il calcio non è solo cuore, così li abbiamo colpiti facendoci beffe dei loro svarioni difensivi ed in particolare della disastrosa serata di Ambrose, appena rientrato dalla coppa d’Africa, che propizia il primo e il terzo gol oltre a divorarsi un gol di testa a due passi da Buffon.

Non è quindi la solita Juve di campionato, quella che domina e sciupa ma il suo lato nascosto (non a caso indossava la maglia nera) quella che colpisce e alla fine il risultato finale è tutto grasso che cola, bisogna essere onesti. Una vera manna considerata la prestazione tutt’altro che grintosa. Un’altra botta per i cattolicissimi di Glasgow dopo l’abdicazione del Papa, battuti per la prima volta in casa in questa edizione della Champions.

Focosi e confusionari i nostri avversari sembravano più adatti al gioco del Rugby, provocatori fino al limite della simulazione, epiche rimarranno le schermaglie nella nostra area di rigore sui numerosissimi calci d’angolo che gli abbiamo concesso che alla fine ci sono costati anche un paio di ammonizioni. Ecco uno dei meriti di stasera è stato anche quello di aver saputo disinnescare un ordigno programmato ad esplodere sui calci da fermo, più della metà dei loro gol erano venuti da queste situazioni e tutti ci ricordiamo come è andata l’avventura della corazzata Barcellona.

Continua la striscia positiva di Matri, quarto gol alla quarta uscita, al primo gol in Champions, un gol che deve vederselo assegnare d’ufficio dalla Uefa visto che lui dentro l’aveva già messa, anche se l’arbitro non l’aveva notato, buon per noi che Marchisio, per non saper ne leggere e ne scrivere, la deposita nella zona di competenza. Nel finale arriva addirittura l’esordio di Anelka, giusto per aggiungere due righe al tabellino della gara.

Il vantaggio per il ritorno lo abbiamo accumulato, ora andiamoci a prendere questo quarto di finale, non prima di esserci rituffati in un paio di partitelle di campionato non da poco, magari portando da questa esperienza almeno un po' di quel cinismo che tanto può farci comodo.

domenica 10 febbraio 2013

Serie A 24> Juventus vs Fiorentina 2-0 – Lasciate ogne speranza voi ch’intrate

E’ stata la settimana della polemica sul video di presentazione, quello che ogni pre-partita il sito ufficiale presenta e che ogni volta chiosa con un in bocca al lupo goliardico, secondo voi la società violacea poteva esimersi dal emettere comunicati pretestuosi? loro che nel dopo partita, dopo averne preso 2 (e gli è anche andata bene), cercano di difendere l’indifendibile portiere Ultras Viviano che scaglia a terra la maglietta di Pirlo e la guarda con disprezzo, dopo averla levata dalla spalle di Borja Valero, con cui il centrocampista bresciano aveva operato il tradizionale scambio. Si sciacquano la bocca col l’acqua stagnante e ci vengono a parlare di stile, oggi che tutti pretendono di avere uno stile, persino i massi.

Ma che sarà stata mai poi questa violenta provocazione che tange il sommo poeta? Un benvenuti all’inverno detto più per citarlo che per schernirli? Non s’era detto che il calcio si prende troppo sul serio e che si tratta solo di un gioco? Proprio loro che sono tra i più importanti testimonial del carnevale, ieri che era Sabato Grasso. Ah già! ma dimenticavo i calzolai sono marchigiani. In fondo dall’inferno (quello vissuto l’anno scorso con quel 5-0 al Franchi) li abbiamo addirittura graziati, permettendoli di limitare i danni con un classico 2-0.

Nella fredda serata torinese ci si accorge di essere a Febbraio anche perché si torna a vincere e segnare in maniera netta uscendo dal nefasto Gennaio. Matri sembra essersi ridestato dal suo torpore, mettendoci quell’impegno che sembrava aver perso, segna un gol e perde la scarpa come cenerentola, i media invece di cogliere l’aspetto romantico o i rimandi con i Della Valle, corrono a consultare il regolamento per vedere se si può. A voler malignare si sarebbe potuto anche dire: “ma se l’avesse tirato con la scarpa avrebbe segnato comunque”'? Ma questo è solo un gioco tra noi tifosi. Vidal ancora una volta uno dei più grandi, altro che scambio con Verratti del PSG, se lo comprano a meno di 40 milioni è un furto, visto che ne hanno buttati 45 per Pastore (uno dei tanti), secondo assist vincente al compagno Matri, tra i due sembra essere nato un feeling. Pirlo sembra quasi divertirsi a giochicchiare con l’avversario, deve aver piazzato una camera verso gli spalti per rivedere le facce che i tifosi fanno quando temono che possa perdere il pallone in zone tanto pericolose. In curva sud a cantare e saltare c’era Bonucci, sempre più nel cuore dei tifosi. Non va dimenticato Buffon che sullo 0-0 compie un paio di interventi degni della sua fama, galvanizzato dalla prestazione già espressa in nazionale.

Tre punti che danno respiro anche alla luce del pareggio di Lazio e Napoli e in ottica Champions. Il cammino è ancora lungo ma va ad accorciarsi, le insidie sono tutte dietro l’angolo, il vero carattere di una grande squadra impone però di accettare la sfida a viso aperto, da Juve!

domenica 3 febbraio 2013

Serie A 23> Chievo Verona vs Juventus 1-2 – l’appetito vien vincendo

Vittoria importante ma ancora di convalescenza. Sofferta come può essere una partita nella quale subisci un solo tiro in porta, il che per la Juve di questo periodo equivale a sofferenza massima, visto che puntualmente con quell’unico tiro in porta si trasforma in gol. Nostro merito odierno è stato quello di segnare due gol, a differenza delle altre partite in cui non siamo andati oltre al golletto singolo. Chiaro però che si tratta di una vittoria importante ma non simbolica, che dovrebbe far parte del preventivo e che sarà presto dimenticata per far spazio agli impegni più pressanti che ci attendono in questo e nel prossimo mese, già a cominciare dalla prossima in casa con i violacei.

Il Lunch match non ci ha mai particolarmente arriso, anzi, storicamente questa è sempre stata l’ora in cui la pasta asciutta ci andava di traverso. In più c’era la pressione di tutti i gufi d’Italia dopo che il Napoli ieri ne conquistava un’altra. Gufi dagli occhi di pipistrello quanto si tratta di notare complotti facili da vedere, come gli aiutini di ieri ai partenopei, di aquila invece quando capita che la fortuna e l’incapacità degli arbitri girerano a nostro vantaggio.

In campo troviamo un Chievo non proprio irresistibile ed una Juve che muove i primi passi verso la luce. Torna il possesso palla e le manovre, buona la prova del trenino Lichsteiner che va anche a segno e la grinta di Matri che torna al gol pesante, impegnato e combattivo. Opaca la prova di Quagliarella, a tratti impalpabile, è lui quello dei due che ha forse risentito di più della scarsa fiducia di una squadra che voleva sbolognarli sul mercato di Gennaio. Giovinco invece fa bene solo il tacco per il primo gol dello svizzero,  ma continua la sua odissea tra gli improperi di chi non lo giudica da Juve. C’è stata anche la passerella per Anelka, quella avuta a bordo campo durante il riscaldamento. In panchina un deja vù, quello del ritorno di Alessio, dopo la squalifica di Conte.

Bene facciamo quindi a prendere coi pugni e coi denti tutto quello che possiamo e dar fiducia al tempo, in attesa del ritorno dei figliol prodighi rimasti fuori.

venerdì 1 febbraio 2013

LOOPER - di Rian Johnson

La tematica dei viaggi nel tempo e dei paradossi temporali è sempre interessante e la cinematografia fantascientifica è piena di film cult che hanno saputo giocare al meglio con questo argomento: prendiamo l'Esercito delle 12 scimmie, o Terminator o Ritorno al futuro.

I viaggi nel tempo però sono allo stesso tempo una bella gatta da pelare: difficile costruire un film basato sul paradosso ma che rimanga coerente a se stesso, con le sue regole, che permetta la cosiddetta "sospensione dell'incredulità".

Essendo un appassionato di questo sottogenere della fantascienza devo dire che attendevo Looper con un certo interesse. Interesse ripagato? Si e no.
In un futuro non troppo lontano gli omicidi sono più "complicati" da commettere, per questo un organizzazione criminale (i viaggi nel tempo sono illegali) rispedisce indietro di 30 anni le persone che vuole eliminare, laddove un killer affiliato all'organizzazione si prende in carico di commettere l'omicidio.
In questo modo non c'è nessun cadavere e allo stesso tempo non è possibile risalire all'assassino, il crimine perfetto.

Il problema però nasce quando la vittima e il carnefice sono la stessa persona: l'assassino prende una lauta paga e chiude il suo loop, sapendo che potrà godersi una lauta pensione per 30 anni fino a che...
Il protagonista del film è uno dei killer che si prendono in carico di ammazzare coloro che vengono spediti dal futuro e allo stesso tempo è il se stesso del futuro che non ci sta ad essere ammazzato da se stesso nel passato, perché dopo tanti anni di vita sprecata ha finalmente trovato in sua moglie un motivo per vivere.
Premessa ambiziosetta e allo stesso tempo complicata anche se non troppo, che riesce bene a trasmettere su pellicola le classiche situazioni paradossali da viaggio nel tempo: riusciremmo a uccidere Hitler se lo incontrassimo da bambino? Se incontrassimo noi stessi nel futuro (o nel passato) come reagiremmo? Il vecchio vedrebbe nel giovane se stesso una specie di vecchio amico e vorrebbe dargli dei consigli, quasi paterni, per migliorare la situazione, ma il giovane vedrebbe davanti a se solo un vecchio che vuole intromettersi nella sua vita, un estraneo che vuole condizionarlo e fargli fare qualcosa che lui non vuole fare.
Tutte riflessioni e domande interessanti che mantengono la tensione ed aiutano a riflettere. 

Il problema però nasce dopo, quando si devono tirare le fila, quando bisogna costruirci su una conclusione se non priva di difetti o paradossi, quantomeno coerente. E' qui che purtroppo Looper fallisce: per buona parte della seconda metà il film, tiene il piede in due scarpe, non spiegando il perché di certe scelte, poi però nel finale non solo cerca di "spiegare tutto" ma lo fa male, oltre a farlo con un deux ex machina lo fa con un deus ex machina che nasce da premesse sbagliate e incoerenti: quante linee temporali ci sono nel film? Una si potrebbe dire (le scelte del passato influenzano irrimediabilmente sul futuro) ma allo stesso tempo potrebbero essercene di più (ci sono dei "cambiamenti", degli stravolgimenti rispetto alla linea temporale "standard").
Il finale quindi oltre ad essere un paradosso è incoerente con le regole del film, è incoerente oltre che paradossale. A questo errore di fondo ha contribuito anche il regista che interpellato sulle molte incongruenze ha risposto nicchiando, trincerandosi dietro il caro vecchio "perché è così, è un film sui viaggi nel tempo, ci devono essere dei paradossi inspiegabili". Eh no, caro Rian Johnson, la sospensione di incredulità è possibile solo se mi metti dei paletti, delle regole che funzionano nel mondo creato all'interno del film, non puoi dire "non tutto deve essere coerente" se è proprio la premessa principale a non esserlo, non puoi cercare di fare un film fantascientifico "complesso" e poi venire al dunque con un "in fondo è un film d'azione, non prendetelo sul serio".

Looper insomma sarebbe un bel film, un quasi cult che si perde alla fine in un bicchiere d'acqua risultando un progetto ambizioso più sulla carta che nel risultato finale.
E' un film complesso che però complesso non è, un film d'azione fantascientifica o di fantascienza con una buona dose di action, affascina e incuriosisce salvo poi dirti che in fondo voleva solo intrattenerti e ti chiede di fregartene della coerenza.
Un paradosso insomma.

Voto 7

giovedì 31 gennaio 2013

FIVE FINGERS (2006) - di Laurence Malkin [recuperafilm]

Per la rubrica Il recuperafilm vi propongo le mie impressioni su un film del 2006 Five Fingers - Gioco mortale di Laurence Malkin ovvero, dobbiamo mettere sempre il titolino italiano in più, altrimenti uno non sa che cavolo significa Five fingers o non lo sa pronunciare, che noi siamo italiani mica ammerigani.

Ci sono film non certo sensazionali ma che quello che fanno lo fanno bene e alla fine ti lasciano con quel retrogusto apperò. Five fingers è un film apperò: pochi attori, pochi mezzi (girato quasi tutto in interni), trama interessante ma non originalissima eppure...

C'è il belloccio della situazione con una bella ragazza, che deve andare in un posto rischioso per fini umanitari, la saluta come se fosse l'ultima volta che la vede mentre si incontra con il collega che lo dovrà accompagnare sul posto. Lì viene rapito e di fatto comincia il film. Insomma Un inizio niente di che, in una trama niente di che, con attori niente di che.

Il rapitore però è Laurence Fishburne e allora pensi apperò, c'è un attore decente e bravo e mentre continui a pensarlo il film scorre via come un duello tra l'anonimo belloccio e Fishburne (che non vuole soldi ma altro), un duello dove sorprendentemente con i dialoghi si costruisce una discreta tensione. Il biondino vacilla e perde pezzi (letteralmente) mentre Morpheus non si capisce cosa cavolo voglia da lui, continuando a torturarlo.

Poi quando la tensione comincia a diminuire e il film potrebbe cominciare a stancare ecco che c'è un discreto colpo di scena che conclude il film, un colpo di scena apperò, quei colpi di scena non sorprendentissimi e nemmeno telefonatissimi, che quando arrivano dici "beh, non è poi così spiazzante ma mi piace che il film sia finito così". Certo il modo con il quale si arriva alla conclusione del film non è che ti sconfinfera tanto (non copiare) però la conclusione mi è piaciuta.

Il film insomma porta a casa la pagnotta, forse lo fa in maniera non troppo onesta ma riesce a fare abbastanza bene quello che fa pur potendo aspirare a molto di più.
5 dita? Ma no dai, facciamo almeno 7.

Voto 7,5

martedì 29 gennaio 2013

Coppa Italia semifinale R> Lazio vs Juventus 2-1–Tabù Cup

Ci sono maledizioni più vecchie della terra stessa, quelle che si ripropongono ciclicamente negli stessi luoghi e negli stessi periodi. I nostri luoghi no sono Roma, la Lazio e la Coppa Italia, il periodo è Gennaio, un cocktail davvero esplosivo. Tra andata e ritorno la Lazio ha fatto 3 tiri in porta e ne ha messi dentro tre, noi invece collezioniamo una serie innumerevole di palle gol sprecate, cosa che il calcio non digerisce. Il calcio infatti non è la boxe, non vince il migliore, puoi giocare bene quando vuoi ma se non la metti dentro non conta nulla. Questo Marotta l’ha capito bene, per questo forse che ha preso Anelka, perché credeva di essere al Madison Square Garden.

Il momento non è dei migliori, pieni di infortunati, appannati e poco lucidi e come capita in queste occasioni aiutati che Dio ti aiuta diviene ostacolati che l diavolo ti ostacola, anche sotto il profilo arbitrale. Mauri aveva parlato di pericolo condizionamento e l’arbitro Banti gli ha dato subito ascolto, negandoci altri due rigori che vanno ad aggiungersi alla somma di quelli inutili per gli altri, ma che a parti inverse sarebbero stati grandi come macigni.

Ma alla fine il calcio è questo e continuare a non vedere che c’è un grosso problema lì davanti è solo deleterio per il nostro futuro. La miopia di un uomo che fino ad adesso ha potuto beneficiare per inerzia dello straordinario talento di Conte, che porta cucito quasi per intero lo scorso scudetto. Un altro mercato è finito è lui non lo ha ancora capito e noi parafrasando Nanni Moretti siamo li con le mani sul volto è diciamo: “continuiamoci a farci del male!”

lunedì 28 gennaio 2013

Castelvania Lords of Shadow–konami

Prendete God of war con la sua mole di splatterosità, diluitela un pochino ma aumentate l'atmosfera dark, imbevetelo in un po' di Dante's inferno, infine aggiungeteci un pizzico di Shadow of the colossus. Fatto? Che ne è venuto fuori? Un action maleodorante e tamarro? Allora fate una cosa, visto che ci stanno i vampiri e c'è un castello facciamo che lo chiamiamo Castelvania. Come? Adesso è mangiabile? Bene.
Castelvania lords of shadow è un gioco con le sue carte da giocare, ma che spesso preferisce sbirciare le carte dell'altro per cercare la vittoria, eppure ha ottime carte.
Innanzitutto si avvale di una grandissima atmosfera: laddove il Dante si muoveva tra muri monocromatici infiniti di defunti e Kratos staccava teste a mani nude ma in scenari "finti" o "troppo perfetti", qui invece abbiamo dei luoghi davvero affascinanti e soprattutto sempre vari nella loro darkitudine.
Altra carta vincente è il sistema di progressione del personaggio, non un mero copia incolla di altri titoli action, con una interessante gestione dei due tipi di magia a disposizione.
Terza carta a disposizione è una certa "profondità" della trama, niente di che (il genere di appartenenza non è che punti su quello), ma di certo un qualcosa di più di un "prendiamo a mazzolate questo qua dividendolo poi in due a mani nude perché sono incazzato" (God of war) o un "devo salvare Beatrice, chiunque mi si pari dinnanzi lo spiezzo in due" (Dante's inferno). C'è pure una certa impennata nel finale con un discreto colpo di scena che ti lascia con un "eh?", che altrimenti Kojima che ce lo abbiamo a fare?
Abbiamo un bel tris, che facciamo? Mah, vabbè dai, ce la possiamo fare, vediamo, che carte ha quello? L'eroe che comincia il suo viaggio perché deve ritrovare l'amata che è morta ma sta in un limbo? Ok, facciamo qualcosa di simile, tanto poi ci pensa Kojima.
Quell'altro invece cosa ha? I mostroni giganti da scalare prima di poterli ammazzare? Facciamo così, mettiamocene 2 o 3 che poi se sono di più si dice che è un plagio, non esageriamo.
Ecco, Castlevania lords of shadows è un buon gioco, un buon gioco con idee non scontate, affascinante, per essere uno dei miliardi di hack'n slash degli ultimi anni ha delle buone idee, che però già che c'è bara un pochino, così, per sicurezza.
Voto 8.

domenica 27 gennaio 2013

Serie A 23> Juventus vs Genoa 1-1–Fermati per Guida in stato di ebbrezza

Non me la sono sentita… diverrà la nuova Hit di questo carnevale. Gloria (a) Guida dunque che ha avuto il buon cuore di non infierire sul suo Napoli e gloria alla stampa, che quando vuole abbaia e quando no non ricama complotti neppure se glieli servono su un piatto d’argento. Fatto salvo questo voglio che si sappia che un conto è il risultato di una squadra stitica di gol, che prende gol subendo un solo tiro in porta a partita, un’altra è l’arbitraggio scarso di un arbitro che nega tre rigori a noi e uno a loro, un’altra ancora sono i retroscena di questo signore, che rilascia interviste per i periodici partenopei come un ultras qualunque e poi decide di non dare un rigore al 93’ nemmeno dopo che i suoi collaboratori glielo consigliano. Avrà temuto per la sua incolumità una volta rientrato a casa o lo ha fatto di proposito in un momento di debolezza? Fatto sta che se un complottista imparziale (magari estero) avesse voluto, sarebbe addirittura stato troppo facile per lui scrivere la sceneggiatura di un film. Invece la lente di ingrandimento dei media và sul piede che sfiora la palla. Ok continuiamo così allora, altro che pregiudizio, ma voglio rivedervi quando tra qualche giornata ci sarà l’inevitabile favorino a nostro vantaggio.

In pochi giorni si è passati da un Petkovic esemplare nelle interviste a uno che dice di aver meritato il pareggio in un match da noi dominato, fino a quello che è successo ieri, con tutte le interviste che vorrebbero farci passare dalla parte del torto, come quella del valiggettaro prezioso o del Belin Ballardin, detto anche 10-0-0, che appena ho saputo fosse venuto sulla panchina del Genoa non ho tardato a prevedere le sue barricate. 2+2 gli animi iniziano a surriscaldarsi come al solito a Gennaio e non si escludono sviluppi in tal senso.

Il campo invece parla sempre un linguaggio diverso e ci dice che, pur restando nell’area dell’avversario per tutto il tempo, non siamo buoni a segnare e che lo stipendio degli attaccanti quest’anno, come nello scorso, è quasi immeritato. Prendi Vucinic (uno su tutti) così svogliato e lezioso da pensare di star giocando sul divano alla Play. L’assenza di Chiellini e Asa si fa invece sempre più sentire, e De Ceglie riesce a ricordarcelo in ogni partita. Il Marmotta allora che fa? Pesca dal cilindro un polveroso Anelka, sfuggitoci in epoca d’oro e rispuntato ora per fare la riserva di Bendtner. L’avrà preso per ravvivare lo spogliatoio in visione della sua nota rissosità, che vi devo dire. Fatto sta che per un motivo o per l’altro questa squadra tende alla perfezione senza mai riuscire a raggiungerla. E pensare che basterebbe poco di più.
Gennaio sta finendo, staremo a vedere.

sabato 26 gennaio 2013

FLIGHT – Robert Zemeckis


Se un aereo pilotato da un alcolizzato cocainomane riuscisse ad atterrare in modo perfetto (nessuno ci sarebbe riuscito) nonostante le condizioni avverse di chi sarebbe il merito? Dio? Il Fato? L'abilità di un uomo, magari pessimo come persona ma bravissimo ed eroico come pilota? Può una persona essere un eroe e un criminale nello stesso momento? Queste ed altre domande si affolleranno nella testa dello spettatore, molte di queste insolute.

Flight è un film strano: strano perchè Zemeckis raramente si era avventurato su questi lidi (è un grande maestro del fantastico e della fantascienza ma non certo di film drammatici), strano perchè (per quanto si capisse già dal trailer) è molto diverso da come appare, strano perchè comunque la si veda in merito alle azioni del protagonista è difficile schierarsi apertamente. Ecco allora che uno dei punti forti della pellicola è proprio una sceneggiatura semplicissima ma tremendamente affascinante, piena di riflessioni sull'animo umano, sulle sue contraddizioni, sulla capacità di interpretare in modo diverso gli eventi che capitano nella vita.

Ad impreziosire il tutto (anzi è probabile che senza di lui il film avrebbe tutt'altro impatto) è ancora una volta un Denzel Washington strepitoso, già candidato all'oscar (che però non vincerà purtroppo, è già prenotato da altri), che riesce perfettamente a rendere credibile la lotta di un uomo contro i suoi demoni personali, che sta arrivando al limite. La grandezza della sua prova attoriale sta non solo nella recitazione e nell'immedesimazione col personaggio (anche corporea: appare, appesantito e sofferente nell'animo) ma anche nella capacità di rendesi tremendamente antipatico ma allo stesso tempo riuscire ad empatizzare con lui.

Flight quindi si diverte a spiazzare: un film "catastrofico" e drammatico ma allo stesso tempo divertente, che è anche un analisi sull'animo umano e un insolito Thriller legale.
Può non piacere (magari qualche forzatura eccessiva sulle tematiche religiose poteva essere evitata, o il finale un po' troppo classico) ma di sicuro non può lasciare indifferenti.

Voto 8