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giovedì 21 giugno 2018

#RUSSIA2018 - GIORNATA 7 - Problemi di comunicazione

La settima giornata di questi mondiali è stata piuttosto avara di emozioni, con le favorite che hanno battuto rivali poco accreditate di misura, a volte anche con qualche affanno. Portogallo, Spagna e Uruguay fanno quindi passi importanti verso gli ottavi mentre le cenerentole Arabia Saudita e Marocco hanno già pronte le valigie. L'Iran grazie alla vittoria sul Marocco nella prima giornata è invece ancora in corsa.

1) Portonaldo
Ormai i suoi compagni manco si affannano più, tanto ci pensa lui, un Ronaldo in forma strepitosa (e con un nuovo pizzetto capirno sfoggiato per l'occasione) aggiunge al suo campionario di giocate anche il goal di testa (che ancora gli mancava, e dire che viene soprannominato Penaldo). Si adagiano così tanto sugli allori i suoi compagni che, arrivato il goal di CR7, smettono del tutto di giocare, sicuri che in caso gli avversari pareggiassero il loro fenomeno riporterebbe il risultato dalla loro. E giustamente lui si incazza: ok, sono la stella della nazionale, ma non il tuttofare. A sto punto fatemi fare anche l'allenatore così mi pagate pure, tanto schemi e moduli non servono ad una mazza. Ciao Mario, Bernardo Silvan e company stanno pregando in tutte e lingue del mondo che non gli venga manco un raffreddore, per non parlare di Fernando Santos, che continua a dichiarare (ma non ci credono più manco i suoi parenti) senza vergogna "siamo un collettivo".


2) Moroccan Croll

Se perdi all'esordio contro l'Iran vuol dire che te la sei andata ampiamente a cercare e la qualificazione è quasi un miraggio. Non basta tanta volontà se non riesci a segnare, mettiamoci che ieri Rui Patricio sembrava in stato di grazia (per la gioia del Napoli che non lo ha più preso)...
Benatia e soci salutano tristemente il mondiale con largo anticipo senza mai veramente sfigurare, è la legge del calcio: o segni o sogni. Addio ottavi.


3) Con le gambe ad angolo ballo il twist
Secondo voi l'Uruguay con che punteggio può aver vinto e in che modo? Inutile dirlo, già lo sapete: 1-0 su calcio d'angolo. Il portiere saudita decide di pagare subito la tassa dopo poco più di venti minuti e togliersi davanti il pensiero uscendo a farfalle. Suarez ringrazia e porta a casa segnando a porta vuota. Poi tante altre occasioni per i sudamericani ma, come detto in precedenza, avrebbe poco senso far goal su azione per una nazionale come loro.


4) Pass di Spagna
Vittoria risicata e sculata per una Spagna ancora una volta deludentissima: vince in pratica solo grazie ad un goal su rimpallo fortunoso e poi più di una volta rischia il pari dell'Iran. No, dico dell'Iran. Dopo l'abbandono di Logopedegui deve esserci qualche difetto di comunicazione tra Hierro e i suoi calciatori perchè questi ultimi spesso sembrano dimenticarsi cosa fare. Non è un caso che segni infatti quasi solo Diego Costa, un brasiliano naturalizzato: il portoghese è evidentemente una lingua più efficace a questi mondiali.


5) Ira(n)
Avevano adottato la stessa tattica della prima gara: catenaccione selvaggio e "segnamo se gli avversari si sucidano". Fino ad un certo punto erano pure riusciti nell'intento ma poi un gollonzo degli avversari, un goal annullato per fuorigioco e due occasionissime clamorose sprecate li condannano. Quegli altri saranno pure le furie rosse ma ieri tra le due di certo si sono incazzati di più gli iraniani. Oggi a me e domani a te...


mercoledì 20 giugno 2018

#RUSSIA2018 - GIORNATA 6 - Russians

Continuano le sorprese in un mondiale finora piuttosto anomalo: gironi più equilibrati di quanto previsto, altri invece già chiusi con primati indiscutibili di nazionali sulla carta non certo fenomenali. Così, ridendo e scherzando, si entra nel secondo turno dei gironi, dove le cose cominciano a farsi più serie.

1) La mano de San (chez)
La Colombia è una di quelle nazionali di seconda fascia che sembra sempre poter fare grandi cose ma spesso si perde in un bicchiere d'acqua, o in una tazza di caffè. Una compagine che può schierare giocatori come Cuadrado, James Rodriguez, Falcao non può essere considerata di certo una cenerentola. Ecco però che spesso dove arrivano le gambe non arriva la testa: col Giappone dopo 3 minuti restano in 10 per una "parata" di Sanchez, la prima espulsione finora del torneo, espulsione che narco(s)tizza la partita e permette al Giappone (nonostante il pari momentaneo subito) di gestire la partita e il possesso palla. Vorranno restare fedeli alla loro nomea di "cattivi" ma vedere tanto talento sprecato è sempre un peccato.

2) Big in Japan
Mai dire Banzai ma anche mai dire mai. Il Giappone dato alla vigilia come quasi sicura ultima nel suo girone approfitta della follia colombiana per mettere in kashina 3 punticini preziosi. E così se Kagawa (la battuta a doppio senso di quel tipo l'ho fatta ieri e non la faccio ma ogni volta che leggo il suo nome, fosse anche 100 volte, il pensiero va fisso lì) viene raggiunto da Quintero, nella ripresa il Giappone continua a spingere fino a quando a 15 minuti dalla fine la spunta. Tra le due ha vinto chi ha Osako di più

3) Pollo(nia)
Secondo k.o. in due gare per una Polonia molto "italiana" (e di questi periodi avere a che fare con l'Italia calcistica porta una certa sfiga si sa): tra Szczesny, Cionek, Zielinski, Milik e l'ex Blaszczykowski si può dire che mezza squadra bazzica nel campionato italiano o ha avuto a che fare di recente con esso. E si vede: il primo goal del SEGHEnal è frutto di una paperazza di Cionek che con un autogoal clamoroso porta in vantaggio gli avversari, di lì in poi gli africani prendono coraggio e perfino uno come Niang riesce a diventare decisivo mentre la Polonia con questa sconfitta forse si Lewa definitivamente di torno.

4) Walk like an Egyptian
Un Egitto anonimo e praticamente già fuori da questi mondiali è comunque una notizia. Va bene che Salah era acciaccato ed in pessime condizioni, però qualcosina di più era lecito aspettarsi. Invece i Salah boys sembrano poco dinamici, senza idee, ballerini in difesa. I sahariani si sono persi nella steppa.



5) Mother Russia poetry majestic tells the time of a great empire
Diciamo che nei mondiali la nazionale di casa ha sempre una corsia privilegiata (di solito capita casualmente in gironi non così ostici diciamo) e ha spesso arbitraggi piuttosto casalinghi. Nessuno però si aspettava una Russia in così grande spolvero. Tra la rivelazione Gol(ovin), CHERY(shev), Dzjuba(la)...sfornano prestazioni di alto livello e goal a raffica. Sono la vera rivelazione del torneo e si qualificano per la prima volta agli ottavi. Vedremo se si confermeranno pure contro l'Uru(guay)

martedì 19 giugno 2018

#RUSSIA2018 - GIORNATA 5 - Rock you like a Harry Kane

La quinta giornata dei mondiali ha visto affrontarsi 2 delle nazionali più odiate negli ultimi anni dai tifosi azzurri, un Belgio che in scioltezza liquida una debuttante modesta e un Inghilterra che, a sorpresa, per una volta non delude (paradossale visto che tutte le altre big hanno steccato o quasi)

1) Here comes the story of the Harry Kane, The man the authorities came to blame...
La solita Inghilterra, quella che parte bene per poi perdersi in un bicchiere d'acqua ed implodere su se stessa puntualmente, è un po' la stessa che aveva approcciato anche questi mondiali: tanti giovani pompatissimi dai media, grandi aspettative, tanto gioco, poco sostanza. Pure ieri ha rischiato di raccogliere solo un punto dopo una partita dominata ma proprio sul gong arriva lui, Harry Kane, con un goal di opportunismo simile a quello che stava per segnare contro la Juve in champions. Sta cosa dell'uragano comincia a stufare però sicuramente è uno di quei calciatori che potrebbero essere i protagonisti assoluti del torneo. Harry saved The Queen


2) I "Moscherini"
Non si sa se Mosca è piena di mosche, ma una cosa è certa: Volgograd è di sicuro la città ufficiale dei moscerini. Un'infestazione in grande stile tanto che i calciatori anzichè fronteggiarsi fra di loro hanno dovuto far fonte comune per battere un nemico molto più fastidioso e tenace. Ecco allora una sfilza di giocatori che mentre camminano o corrono prendono a schiaffeggiarsi da soli come colti da una strana sindrome, servizi interrotti, giornalisti e tifosi costretti nel caldo e nell'aria resa irrespirabile dalle massicce dosi di insetticida nell'aria, isterie di massa, cani e gatti che vivono insieme...no forse ho un po' esagerato. L'effetto è stato comunque surreale.


3) Il passo del Granqvist
Se chiedi a qualche tifoso italiano quale è stata la più grossa delusione legata ai mondiali è probabile che la metà (quella più giovane) ti risponderà "l'eliminazione contro la Svezia". L'altrà metà quasi sicuramente risponderà "la vergogna di Italia-Corea". Beh, manco a farlo apposta ieri si sono sfidate proprio queste due nazionali a noi "indigeste" e vedendole giocare non si può far altro che rosicare: i lungagnoni svedesi bravi solo nei classici lanci lunghi quasi come se facessero un altro sport, i coreani bravi solo a...a...non mi viene niente. Sono forse tra le peggiori compagini di questo mondiale e infatti perfino gli svedesoni in giallo al confronto parevano il Brasile (e sono senza Ibra). Vincono però solo su rigore e con goal di uno dei tanti passati dalla provincia italiana senza lasciare il segno, Granqvist. Da pelle d'oca (non di piacere).
 

4)(W)oo-doo Child
A guardarlo sembra un ragazzino uscito da quegli anime basati sul calcio alla Holly e Benji, ma tal Cho Hyun-Woo di anni ne ha 27 e in fondo non è proprio una ciofeca, anzi fa più di una parata importante. E dire che in teoria sarebbe il secondo/terzo nelle gerarchie.
 

5) "A Panam(a), a Panam(a) tra Gomez e Godoy sont tutt scars..."
Per loro era già un sogno partecipare, basta vedere come festeggiano i loro supporter dopo il primo tempo finito 0-0 (si erano schierati con un offensivissimo 4-5-1 per poter riuscire a salvare la baracca). Peccato per i panamensi che le partite durino 90 minuti e un Belgio svogliato vince comunque nella ripresa senza affaticarsi troppo. Nei secondi 45 minuti Mer(d)ens e LuKaku scaricano in tutta tranquillità e tirano lo sciacquone. Per farsela addosso ci vuole ben altro.

lunedì 18 giugno 2018

#RUSSIA2018 - GIORNATA 4 - Incartati

Continuano le delusioni delle big ai mondiali, nessuna sembra voler dimostrare di essere davvero una corazzata da sicura finale, così dopo Francia, Argentina e Spagna chiudono il cerchio le due favoritissime: Brasile e Germania, fermate da due arcigne ma non più che discrete nazionali (Messico e Svizzera). Nel frattempo una serbia "italiana" batteva con qualche fatica il Costa Rica...no, scusate LA Costa Rica.


1) Roma-Lazio 1-0
No, non mi sto sbagliando, è che sinceramente di Serbia-Costa Rica non è che possa fregare più di tanto, così, facendo di necessità virtù, si trovano nuovi spunti di interesse. I due principali punti fermi della nazionale serba sono sicuramente Kolarov (Roma) e Milinkovic Savic (Lazio). Tra i due la spunta ancora una volta la sponda giallorossa (il laziale però non demerita) con una punizione delle sue. Un derby "interno" che per una volta non crea tensioni e malumori.


2) Fenomeni parastatali
Mentre i due "romani-serbi" giganteggiano, qualcuno si chiede perchè non giochi un altro fenomeno che nell'ultimo anno ha fatto faville in Italia, uno di quelli che da soli spaccano le partite, un calciatore talmente forte da essere ambito dalle più grandi squadre del calcio europeo. E' infatti appena approdato allo Spartak Mosca...si, in pratica se lo sono "portati" in Russia solo perchè tanto già la stava


3) Bandiere indigeste
Lo sappiamo, i campioni del mondo in carica della Germania sono allergici al tricolore verde-bianco-rosso (tanto che pure nell'ultima sfida contro un Italia tra le più scarse di sempre hanno vinto solo grazie ai rigori e alla "pollaggine" di Pellè), ma stavolta il tricolore era quello dl Messico. Non è che ora mi cominciate a perdere pure contro quelle con colori affini, tipo la prima Ungheria che passa?


4) Pardo per la tangente
Così come la Germania (pur volenterosa) sembrava non capirci nulla e annaspava, un sempre più gigionesco Pierluigi Pardo sfarfallando ci decantava le gesta dei campionissimi tedeschi, talmente forti che sembravano essere più di 11: addirittura due portieri, uno dei quali era un certo Noia affiancato al solito Neuer, i due "gemelli" Wurner e Werner...Deluso dalla prestazione dei teutonici anche il buon Pierluigi alla fine cederà e non cambiera più versione per fortuna.


5) Gli svizzeri incartano il Brasile
Un Brasile sbruffone e fin troppo spavaldo si approccia ai mondiali con la classica modestia di che crede di aver vinto già tutto prima di cominciare. E così gli onesti svizzeri, grazie ad un goal di Zuber (dal nome pare uscito da uno di quei vecchi sketch di Aldo Giovanni e Giacomo sugli svizzeri) gliela incartano...la partita non la cioccolata. E dire che dopo il goal di Cotechinho sembrava tutto facile.


domenica 17 giugno 2018

#RUSSIA2018 - GIORNATA 3 - Capre argentine

La terza giornata di questi mondiali "deitalianizzati" ci ha regalato ben 4 partite: spicca sicuramente la pessima prestazione di Messi e company ma pure la Francia non ha entusiasmato, una grossa mano gliel'ha data la tecnologia. Completano il quadro la vittoria della Danimarca sul Perù e la solita eterna aspirante Croazia (vedremo se per una volta manterrà le attese)


1) L'uomo che fissava le capre. 
Come nelle classiche barzellette che si raccontano: c'è un portoghese, un argentino e una capra...L'argentino fa un servizio fotografico dove si fa ritrarre insieme ad una capra dichiarando di essere il migliore di tutti (in inglese Capra si scrive Goat, che è pure l'acronimo di greatest of all time), per tutta risposta il portoghese all'esordio fa una tripletta e mima il gesto di lisciarsi la barbetta scimmiottando il rivale che invece...al suo debutto sbaglia tutto lo sbagliabile e sembra pricologicamente a terra. Completa il quadro un rigore decisivo fallito che consegna all'Argentina "solo" un pari contro i vichinghi islandesi. Più che Leo(ne) è stato effettivamente Capra insomma.

2) La Var-sigliese
Per battere una Australia rognosa alla Francia è servita un pizzico di fortuna ma soprattutto una grande prestazione del nuovo che avanza. No, non ci riferiamo ai tanti giovani schierati dai "formaggini" ma alla tecnologia. Non contenta di essere la prima nazionale della storia ad usufruire del Var decide di acquistare il pacchetto completo e così dopo il pari dei canguri (anche quello su rigore) usufruisce pure della goal line tecnology su un tiro rimpallato di Pogba che era precedente sbattuto sulla traversa. Viva la Var.

3) Euro Mandzukic
In campionato sembra uno di quei classici calciatori miracolati che giocano solo perchè ben visti dall'allenatore, in Europa si conferma invece uomo sempre decisivo. Un Mandzukic double face che regala alla sua Croazia, pur senza segnare, una vittoria piuttosto agevole contro la Nigeria. Prima propizia con un suo colpo di testa l'autogoal di...aspettate che cerco il nome esatto su internet...ah ecco: Oghenekaro Etebo. Poi si procura un rigore trasformato da Modric. All'occorrenza potrebbe pure ricoprire il ruolo del portiere e risultare il migliore in campo. Il soprannome Super Mario è un po' abusato, a lui però calza a pennello


4) Bravi Perù sfortunati
Giocavano contro una nazionale famosa per aver vinto degli europei ai quali manco doveva partecipare, "perù" i sudamericani davvero non meritavano la sconfitta. "Peru" loro, come la Francia, usufruiscono del Var ma sbagliano il rigore. Mettiamoci poi che subiscono un goal in contropiede da veri polli e che l'autore della rete è il 45esimo Poulsen che bazzicava nella nazionale danese (al solo sentire Poulsen a qualche juventino viene un infarto). In fondo perù non avete sfigurato dai...Ok, la smetto.

5) The big fail
Questo mondiale sta regalando poche soddisfazioni finora alle big, apparse decisamente in affanno: Francia, Argentina, Spagna, un po' tutte hanno deluso, pur non uscendo dal campo sconfitte. Ci mancherebbe solo una sconfitta dei campioni del mondo in carica contro il Messico ed il quadro sarebbe completo. Scommetto che succederà...(si, lo so, a chi voglio darla a bere, hanno appena perso, ne parleremo domani)

sabato 16 giugno 2018

#RUSSIA2018 - GIORNATA 2 - Ronaldeide

La seconda giornata dei mondiali si è consumata tra partite per stomaci forti (e per persone di bocca buona) ed altre invece che suonano quasi come una semifinale anticipata, col solito Uruguay invece che vince nell'unico modo che conosce: grazie ai calci d'angolo


1) La tripletta di Ronaldo. 
In una sola partita abbiamo assistito praticamente a tutto il repertorio dell'asso portoghese: goal su rigore, goal su punizione e goal su azione, quest'ultimo siglato grazie alla complicità di una papera clamorosa di De Gea. Evidentemente Ronaldo con la sua sola presenza riesce ad impippire pure qualsiasi portiere avversario (come se non bastassero già da sole le sue capacità balistiche). Karius non sei più solo, avanti un altro.


2) La pareggite del Portogallo.
Questi ci hanno vinto un europeo grazie ad una serie infinita di pareggi (terzi nel loro girone e trionfatori con la bellezza di una sola partita vinta nei 90 minuti in tutto il torneo), sono recidivi, non ricominciamo con le vecchie abitudini per favore, basta, ogni tanto qualche partita vincetela: Iran e Marocco non sono le "corazzate" Islanda e Ungheria, ce la potete fare.


3) I soliti corner dell'Uruguay
Ecco, si parlava di vecchie abitudini e a quanto pare non muoiono mai. L'Uruguay di qualità ne avrebbe per vincere le partite contro certe squadrette, eppure sembra quasi si stufi nel volerlo fare,"chi se ne frega tanto poi verso 1 o 2 minuti dalla fine segnamo su calcio d'angolo". il povero portiere egiziano dopo aver compiuto centordici parate decisive non riesce nemmeno a disperarsi come si deve per la "beffa": troppo scontata. La prossima volta l'Uruguay proverà direttamente a giocare a palla avvelenata vicino alla linea di fondo in cerca di una deviazione, le energie vanno preservate.

4) Grazie Aziz Bouhaddouz
Grazie Aziz per aver reso una di quelle classiche partite dei mondiali da penichella (l'unica cosa fattibile durante la partita, per tenersi svegli, era contare quante volte toccava la palla Benatia o quanti fallacci c'erano nell'arco dei 90' minuti) un match che comunque ci regala almeno un goal bello, di quelli da vero attaccante e Bouhaddouz lo è. Peccato però che la porta fosse sbagliata. L'Iran per non saper leggere ne scrivere ringrazia, festeggia in maniera sguaiata e porta a casa senza manco tirare in porta. Gli piace vincere facile dicono.

Più che Trezeguet mi ricorda Vucinic, ma fate voi
5) Il falso Trezeguet
Tutti lo chiamano Trezeguet di qua, Trezeguet di là... Ma è parente? Niente affatto, questo è egiziano e il suo vero nome è Mahmoud Hassan però tutti lo chiamano come il grande David. Dicono per la somiglianza, ah beh, due gocce d'acqua, basta vederli...separati alla nascita proprio. Non gioca manco nello stesso ruolo, è un esterno del Kasimpasa (me cojoni cit.)
Allora da domani facciamo che Sturaro si fa chiamare Iniesta, chi glielo vieta? Hanno entrambi una A nel cognome no?



venerdì 15 giugno 2018

#RUSSIA2018 - GIORNATA 1 - Party like a russian






Forse non ve ne siete accorti (magari in questi mesi stavate su marte, chi può saperlo) ma l'Italia non si è qualificata per i mondiali di calcio. Orrore, disgusto e vergogna...e ora che si fa? Di che parliamo? Beh, se consideriamo che nelle precedenti manifestazioni l'Italia ha fatto più la comparsa che altro, facciamo quello che facciamo sempre in quei casi: guardare le altre nazionali. Chi vincerà? Chi ci farà emozionare Ma la cosa che ci interessa di più è in questo caso soprattutto chi ci farà divertire e sghignazzare? Anche il nostro blog seguirà quindi il mondiale quotidianamente con le 5 cose da ricordare della giornata calcistica precedente.


1) La cerimonia di apertura. 
Poco appariscente ma efficace, l'unica cosa che purtroppo non appare (ahinoi) e la bandiera italiana tra quelle che sfilano sul campo. E' proprio il caso di dirlo, nel calcio non ci son più le bandiere di una volta.

2) Robbie Williams (o Robert Williamovski per gli amici russi). 
La musica russa non è che abbia così tanto da offire e allora in qualche modo ci si deve arrangiare. E allora si saranno detti "chi possiamo chiamare"? "Dunque, vediamo un po', c'è quel cantante inglese che ha scritto un pezzo che si chiamava tipo "Party like a Russian""
"Si, ma è inglese e la canzone non è "tenera" con la Russia..."
"C'è la parola russian nel titolo della sua canzone? E allora va benissimo lui".

Poi naturalmente Robbie quella canzone nella cerimonia non la canterà...Putin ci aveva rassicurato che ci avrebbero mostrato una Russia moderna e "aperta" due secondi prima


3) Piccinini. Sentire in una telecronaca dei mondiali i suoi classici "sciabolata morbida", "non va", "proprio lui" è un qualcosa che sta tra l'estasi e il ribrezzo, una sensazione strana: pure se passano i minuti non riesci mai ad abituartici e allora ti immagini che lui stia commentando un match di champions ma poi senti i nomi improponibili dei calciatori e capisci che no, di certo tutto può essere meno che la champions

4) L'ennesima ecatombe de "La Rabbia Esaurita". Fingono di prendersela con l'arbitro per delle decisioni troppo casalinghe (a tratti non del tutto a torto), in realtà la loro rabbia è più frutto di frustrazione che altro. I russi in rosso, dati in condizioni precarie (figuriamoci in condizioni normali), al confronto sembrano dei funamboli. Un'imbarcata per i sauditi, che già nel 2002 fecero capolino al mondiale con uno 0-8 storico contro la Germania. Parliamo insomma di quella che con grossa probabilità è la squadra più scarsa del torneo, che però qualche settimana fa per poco non pareggiava in amichevole contro l'Italia. Poi ci chiediamo perchè gli azzurri non sono al mondiale.

5) "Gol ho vint". Dopo due assist e tante belle giocate decide che la misura è colma: "qua tra un po' segna pure Putin e io no?" Avrà pure il nome (Golovin) di uno sciroppo per la tosse ma di sicuro i piedi buoni non gli mancano. Chiude su punizione una gara per lui perfetta, che gli vale almeno 100 milioni in più di quotazione di mercato. La Juve per acquistarlo sarà ora costretta a vendere Higuain, Dybala e Costa, ma deve sperare che non segni altri goal nelle partite successive altrimenti gli toccherà impegnarsi lo stadio.




domenica 3 giugno 2018

Nier Automata - Platinum Games (2017) - E' come la cipolla

Nier Automata è un gioco di ruolo sviluppato da Platinum Games. No, è un puzzle. Ancora no, è uno sparatutto, forse, un hack'n slash, o un picchiaduro alla Street Fighter? E' un gioco di piattaforme, un free roaming a tematica fantascientifica? O magari è una Visual Novel?
Già insomma introdurre il gioco spiegando il genere di appartenenza è davvero complicato. Si potrebbe affermare che Nier Automata è tutto questo e allo stesso tempo non è davvero nessuno di questi generi in modo compiuto. Degli rpg ha il sistema di crescita del personaggio e i potenziamenti delle armi ma la personalizzazione e l'impatto sulla storia sono risicati. E' un gioco dove si mena la maggior parte del tempo ma non ci saranno particolari evoluzioni sotto questo versante, stessa cosa per il lato più sparacchino. E' vero che ci si puo' spostare liberamente lungo la mappa alla ricerca di missioni secondarie, ma la mappa stessa è molto molto ristretta e piena di muri invisibili e strade obbligate, oltre che piagata da un backtracking sempre presente. Le missioni secondarie? La maggior parte sono un "prendi/questo e portalo a tizio", "trova 3 polli/rose/pillole...", "vai lì e ammazza" ecc. E' un gioco pessimo quindi? No, tutt'altro, e' un gioco che sa quali sono i suoi difetti, se ne prende "gioco" (scusate il gioco di parole...ops ho scritto di nuovo gioco) e anzi li ridicolizza ridendo di se stesso. Un videogame che vive di contrasti, talmente sicuro di se da mettere d'accordo pubblico e critica, un mezzo miracolo per un prodotto fortemente di nicchia a livello concettuale e contenutistico. Genio e sregolatezza convivono e nessuno dei due ha davvero mai la meglio.

martedì 29 maggio 2018

ARENA - DOUBLE VISION (2018)

Sono passati già tre anni dall'album precedente (il discreto The Unquiet Sky) ed ecco che gli Arena rifanno capolino in questi giorni con un nuovo lavoro: Double Vision. Il titolo potrà sembrare già sentito ed in effetti lo è: è lo stesso di un brano pubblicato giusto 20 anni fa all'interno di The Visitor (ma a livello sonoro non ci sono somiglianze così marcate col brano in questione), album che in un certo sensò portò il gruppo verso lidi più "duri" e più commerciali rispetto a quelli degli esordi. Se infatti il gruppo di Mike Pointer, Clive Nolan e soci era nato come "risposta ai Marillion" in un periodo nel quale, orfani di Fish, questi ultimi cercavano un approccio più da "classifica" è altrettanto vero però che gli stessi Arena col passare del tempo appiattivano il loro sound infarcendolo di riff di facile presa e trasformando il loro new prog in un prog metal melodico tutt'altro che originale (laddove invece i Marilllion, al contrario, si riappropriavano di sonorità più cangianti e sfornavano lavori sempre più convincenti). E' proprio a quel The Visitor del 1998 che questo nuovo album vorrebbe ispirarsi (purtroppo non certo nella discutibile copertina) riuscendoci solo in parte, ma regalando comunque ottimi momenti.

L'intento è in effetti proprio quello di offrire un qualcosa che suoni simile agli ultimi album ma che in un certo senso suoni anche affine ai primi lavori della band. Questa "doppia visione" è evidente soprattutto nella differenza tra "struttura" del disco e sonorità effettive. Se infatti la prima abbandona i tanti brani di breve durata, abbracciando invece pezzi più lunghi ( solo 7) e addirittura una suite di ben 23 minuti di durata (la più lunga della carriera), dall'altra nel sound non si sente un cambiamento particolarmente incisivo, anzi a tratti le sonorità si fanno persino più pesanti e meno ariose rispetto a quelle dell'album precendente.
La partenza con "Zhivago Wolf" è abbastanza emblematica: inizio con riffone stile prog metal e voce, sviluppo più "classico", con un ritornello "facile" ma indovinato, che nel finale si fa più veloce e incalzante. Pezzo orecchiabile e in pieno stile Arena insomma con qualche sfuriata metal qua e là. Lo stesso inizialmente si potrebbe dire con il secondo pezzo,"The Mirror Lies", che sembra avere una struttura simile ma presente una maggiore varietà: il riffaccione è spezzato da parti acustiche e più delicate e anche il ritornello è orecchiabile ma più articolato. 

"Scars" parte con un intro acustica con chitarra e voce in evidenza per poi rivelarsi una semiballad sferzata comunque nella seconda parte da sonorità più potenti, resta comunque tra i pezzi più canonici dell'album, per quanto piacevole. Di durata simile è la seguente "Paradise of Thieves" ma in questo caso si torna a sonorità più prettamente prog metal che però sembrano sviluppate meglio, così come il crescendo che conduce al ritornello (ancora una volta poco originale ma ben costruito) quasi "pendragoniano" (con un Nolan meno in primo piano) anche grazie ad una chitarra che non si limita ad offire riff ma regala qualche breve assolo molto piacevole.
"Red Eyes" è tra i pezzi più lunghi dell'album e ancora una volta è aperta da un riffone chitarristico stavolta quasi hard rock ma le strofe risultano più ariose e in linea con un pezzo new prog. Nella seconda parte si fanno più presenti le tastiere ma l'andamento del pezzo rimane pressochè invariato. Con un ritornello migliore forse sarebbe stato uno dei pezzi migliori del disco. L'esatto opposto di "Poisoned", unica vera ballata e unico brano "acustico" dell'album: piacevolissima, orecchiabile, con un ritornello di facile presa.

E si arriva  così alla famigerata suite da quasi 23 minuti: "The Legend of Elijah Shade". I primi minuti sono quanto di più Marillioniano (quelli di Fish) possa esserci (ascoltate ad esempio la parte che comincia al quarto minuto): piano, cantato teatrale, chitarre acustiche, saliscendi umorale. Sembra insomma di essere tornati indietro nel tempo anche per il gruppo con sonorità che fanno tanto "Songs form the lion's cage". Al sesto minuto la suite si indurisce ma mantiene sonorità new prog assimilabili a quel citato "The Visitor", per poi dal minuto 14 tornare a spostarsi sui solidi lidi rocciosi e assimilabili a quelli degli altri brani (non prima di una breve digressione di Nolan all'organo). Gli ultimi minuti ci riportano invece a sonorità classiche e lontane nel tempo, con la chiusura epica che rimanda a quelle di Sirens (1996) e Solomon (1995), ma di durata inferiore. Un pezzo a tratti davvero evocativo e ben ideato, forse però poteva durare qualche minuto meno.

Double Vision è insomma come detto un prodotto ambivalente: da un lato si sforza di riproporre una struttura e alcune caratteristiche abbandonate nel corso degli anni dal gruppo, dall'altra parte però questo si scontra con sonorità troppo simili agli ultimi (non eccezionali se paragonati ai primi) album, anzi a tratti enfatizzando ancora di più l'adagiarsi sul riff facilotto che appiattisce i pezzi. 
In definitiva se amate gli Arena ci troverete le consuete sonorità orecchiabili ed epiche, perfino qualche bella sorpresa qua e là, se invece cercate la rinascita sonora del gruppo o il miglior album della loro discografia potreste restare delusi

Voto 7

venerdì 25 maggio 2018

Sneaky Pete - seconda stagione [Serie Tv 2018]

Avevamo chiuso la recensione della prima stagione di Sneaky Pete con una considerazione: probabilmente sarebbe stata più azzeccata una stagione autoconclusiva, c'è infatti il rischio che questo tipo di produzioni (è insito nel genere) finiscano per diventare ripetitive e spesso la parodia di se stessi (vedi le ultime stagioni di Dexter). Il reiterare certe soluzioni, alcuni escamotages classici, rendere alcuni personaggi sempre più sprovveduti ma sempre più fortunati nel farla franca o scampare alla morte (vedi sempre le ultime stagioni di Dexter) quando invece prima erano ingegnosi, sono tutte possibilità che bisogna mettere in conto una volta che si decide di far durare una serie di quel genere per più stagioni. Rischio quindi che si può applicare perfettamente anche a Sneaky Pete. Torna quindi il gangster che tiene il nostro Marius/Pete sotto scacco, tornano i suoi "complici", torna il piano per sgraffignare il bottino del gangster magari levandoselo definitivamente dai piedi, torna la famiglia "finta" da tenere buona per poter fare il colpo... Ci troviamo insomma davanti al classico more of the same: situazioni assimilabili a quelle della prima stagione però elevate al quadrato: più personaggi, più segreti, più situazioni bizzarre, più grane da risolvere, colpo più in grande stile...Si nota insomma a tratti una maggiore esagerazione e una certa confusione nel dipingere le varie sottotrame. Il risultato è una seconda stagione meno lineare e più precaria ma che alla fine funziona lo stesso grazie alla forza dei personaggi. Però non c'è Bryan Cranton.