martedì 17 agosto 2010

Red dead redemption - Rockstar colpisce ancora (con una colt) Parte 2


John Marston: eroe o anti-eroe?

Il protagonista della vicenda è perfettamente delineato, e suo malgrado sarà costretto ad intraprendere un viaggio verso la redenzione, un viaggio pieno di personaggi e situazioni che vanno dal bizzarro al drammatico (nella seconda parte).
John Marston non è un eroe, non il classico paladino fedele alla giustizia, anzi le sue azioni saranno dettate sempre dalla volontà di raggiungere un fine molto personale, ecco quindi che le vicende dei personaggi e le loro battaglie non saranno altro che un mezzo per avere nuove informazioni sul prossimo obiettivo.
Starà inoltre a noi decidere se abbracciare la via della giustizia o della criminalità, con una barra che mostrerà di volta in volta i nostri progressi in una o nell'altra direzione.

John avrà modo di mostrare sia la sua parte più buona nei momenti in cui sarà richiesto il suo aiuto, sia di farci ricordare che il suo background è pur sempre quello di ex-criminale che vuole cambiare vita, insomma non si parla certo di un personaggio senza macchia e senza paura.

John Wayne o Clint Eastwood?

Il genere western si è sempre diviso in due grandi filoni: quello americano contraddistinto dai suoi peronaggi eroici e dai suoi assedi, e quello denominato spaghetti western, dove i personaggi spesso non sono ne buoni ne cattivi, ma tutti approfittatori e dove la giustizai molto spesso è del tutto assente.

Red ded redemption prende alcune caratteristiche dall'uno e altre dall'altro, mantenendo un perfetto bilanciamento: la prima parte è sicuramente più vicina al primo filone, la seconda invece sarà più sbilanciata verso una storia dove nessuno può dirsi davvero un Santo, e dove la fine del vecchio west è ormai alle porte (i personaggi e le loro battaglie lasceranno spazio ad altre: la prima guerra mondiale ad esempio).
Anche la trama nel suo dipanarsi avrà modo di appassionare il videogiocatore, soprattutto la seconda parte sarà ricca di momenti epici e da ricordare.

Insomma Red dead redemption è un gioco che VA giocato, soprattutto epr coloro che amano il genere wester in particolare: la storia narrata è ottima e il divertimento è assicurato, l'ennesimo centro di Rockstar

Voto 9

Red dead redemption - Rockstar colpisce ancora (con una colt) Parte 1



Il Western ed i videogames

Il mondo dei videogiochi negli ultimi anni ha allargato di parecchio il suo raggio d'azione ai generi più disparati: anche grazie alla potenza delle nuove console non è più improbabile trovare videogames che affrontano temi quasi impossibili da trattare in passato.

Il genere western però è sempre stato piuttosto comoplicato da trasporre in versione videoludica: vuoi per la difficoltà di "costruire" la fisica dei cavalli, vuoi per la necessità di dover bilanciare i vari elementi che devono caratterizzare il gioco (sparatorie a cavallo e a piedi, ricreare un ambiente realistico spoglio, ma allo stesso tempo vivo, dare al tutto un atmosfera complicata da replicare con personaggi ed ambienti virtuali).

Ci sono già stati dei tentativi in passato di entrare nel mondo del vecchio west da parte del mondo videoludico: Gun, Call of Juarez, lo stesso Red dead Revolver della Rockstar (primo capitolo della saga, anche se di fatto del tutto slegato dalle vicende del seguito), e in parte ci sono state delle ottime intuizioni, tuttavia i giochi si rivelavano troppo propensi allo sparatutto, quando non decisamente noiosetti e privi d'atmosfera, atmosfera che invece dimostrava di avere un gioco lontanissimo dal genere western, ma con una bellissima rappresentazione del rapporto tra il destriero e del suo "cavaliere": Shadow of the Colossus.
Ecco quindi che Red dead redemption era atteso al varco perchè le aspettative erano altissime.


Varietà e libertà

Red dead redemption è un capolavoro: lo si capisce già dai primi dialoghi, dalla cura con la quale vengono ricreate le situazioni (nelle città o meno) e gli obiettivi (le sottomissioni sono tantissime, ma rispetto a Gta IV sono meglio amalgamate nel contesto, e spesso inserite nella stessa trama), dalle ottime mini-storie riguardanti gli "sconosciuti" che incontreremo nel cammino (più "rifinite rispetto a GTA IV, e più "simpatiche), dall'ottima realizzazione del personaggio principale (magari i personaggi di contorno invece sono molto meno memorabili, in quanto meno approfonditi)...
Ovviamente il gioco resta un free roaming, per questo "non per tutti", vista la sua classica serie di missioni principali alternate ad una massiccia dose di ore perse in giro cercando un obiettivo, o semplicemente godendosi il panorama, mantiene però la classica dispersività dei giochi appartenenti al genere (anche se molto più sfumata rispetto ai giochi precedenti).

La principale difficoltà da superare era conciliare la vastità del territorio (addirittura superiore a quella di San Andreas), con la necessità di non annoiare il giocatore con viaggi infiniti a cavallo (visto che, come per GTA si è costretti a vagare in lungo e in largo per la mappa di gioco, ma con "mezzi" decisamente più lenti), e il rimedio è decisamente riuscito: diligenze sparse nelle varie cittadine, o se proprio non vogliamo perdere tempo c'è sempre un opzione per essere trasportati immeditamente nel posto che desideriamo grazie ad un provvidenzile accampamento (che ci permetterà anche di salvare).
Inoltre anche nel bel mezzo del deserto potremmo trovare compagnia: animali assetati di sangue ci inseguiranno senza tregua (quando non saremo noi stessi ad andarli a cercare per stanarli), o potremo incontrare degli sconosciuti che attiveranno le sottomissioni, o ancoraaltri epronaggi in cerca del nostro aiuto (non sempre però si riveleranno santarellini).

Insomma la varietà e la vastità non sarà sinonimo di noia (a parte alcuni casi), ma ci darà modo si avere sempre qualcosa da fare in ogni momento.

venerdì 23 luglio 2010

THE BOX - Richard Kelly

Richard Kelly ormai è abituato a dividere critica e fan, fin dai tempi di quel Donnie Darko che si attirò tantissimi elogi (meritati) e anche parecchie critiche (spesso non del tutto campate in aria).
Dopo un secondo film distrutto dalla critica, torna con questo The box, pellicola che senza dubbio non mancherà di allargare la forbice tra coloro che lo amano e coloro che lo ritengono sopravvalutato.

The box è tratto da un racconto breve di Richard Matheson, al quale Kelly cerca di abbinare il suo stile che ormai appare consolidato, in un vortice dei scene che finiscono per porre domande alle quali per la gran parte dei casi non c'è nessuna risposta.
Se in Donnie Darko il tutto funzionava alla grande, vista la straordinaria tensione ed atmosfera che il film sapeva creare (grazie anche alle musiche, agli accenni al contesto culturale nel quale il tutto era inserito, all'ottima prova di tutto il cast...), in questo caso spesso gli attori appaiono ingessati, e privi dello stesso spessore.

Ad una prima parte sicuramente molto interessante e ingegnosa, magari un po' lenta ma dotata di un suo fascino, segue una seconda nella quale la fantascienza più spinta prende il sopravvento, col rischio di lasciare lo spettatore disorientato.
Quello che all'inizio sembra un semplice e ben congegnato thriller si trasforma così in una pellicola dove farci entrare di tutto.

Tra le cose positive sicuramente c'è l'ottima interpretazione di Frank Langella, che riesce a rendere il suo personaggio inquietante al punto giusto, e per tutta la durata del film.

Insomma alla fine dei conti Kelly non affascina come Donnie Darko, e non delude come Southland tales: ad un ottima realizzazione dello scenario che sta sullo sfondo, una prima parte molto inquietante, una serie di ottimi tocchi registici, abbina la consueta voglia di strafare, di inserire rimandi e citazioni, di porre domande senza risposta (anche se molto meno che in passato), e di stupire lo spettatore magari anche quando non se ne senta la necessità.
The box finirà per scontentare coloro che già non avevano amato Donnie Darko e piacerà a coloro che avevano amato già alla follia lo stile di Kelly.
Per gli altri, The box è un film più che discreto.

Voto 7+

lunedì 5 luglio 2010

Dead Space - EA Redwood Shores



Di videogiochi horror se ne sono visti tanti negli ultimi 15 anni, e spesso appartenenti a filoni piuttosto diversi, seppur accomunati da una buona dose di suspance, di mistero, quando non di splatter allo stato puro.
Tutto cominciò naturalmente con quel Resident evil, indicato da tutti come l'inizio degli incubi a sfondo videoludico (Alone in the dark si può in un certo senso considerare un pioniere del filone, un gioco che preannuncia qualcosa che in esso non è ancora del tutto compiuto).
Le inquadrature, le scene ad effetto, certo machismo tipico di alcuni b-movies, tutto riconduceva a film fatti per spaventare, non certo per far riflettere: non a caso la trama di Resident evil si basava su un semplice canovaccio, neanche troppo originale, ma tremendamente efficace, soprattutto nell'ambito di un mezzo come i videogames che poco avevano esplorato questo genere di cose.

Qualcuno però ad un certo punto si accorse di volere qualcosa di più, di cercare un esperienza diversa, più basata sull'introspezione, sul mistero legato alla natura dei personaggi di una storia, sull'orrore accennato più che mostrato.
Nacquero così giochi come Silent Hill, che spaccarono in due tronconi le proposte future, che cercavano di avvicinarsi a quel genere (ad esempio "Project Zero" e "Forbidden siren" schierati sul fronte "psicologico", mentre altri come "Cold Fear" seguivano il "maestro" Resident Evil).

Col tempo però le due saghe principali hanno perso smalto, e gran parte del loro fascino: Resident evil sempre più affascinato da da un eccessiva dose di action che in pratica lo ha trasformato in uno sparatutto in terza persona (RE5 è si un bel gioco, ma purtroppo forse non è davvero un Resident Evil: la tensione, il mistero e la suspance vengono definitivamente sacrificati in favore dello splatter e delle sparatorie), Silent hill incapace di rinnovarsi, relegato sempre nel suo angolo, a continuare a ripetersi all'infinito.

Nel 2008 arriva, quasi in sordina, questo Dead Space e l'impressione e subito quella di ritrovarsi di fronte ad un Resident evil 4 ambientato nello spazio. Non è esattamente così.
Innanzitutto il fatto di essere ambientato "nel vuoto" è una componente fondamentale del gioco, che influisce parecchio: molti combattimenti avvengono in assenza di gravità ed il rischio è sempre presente, proprio perchè ciò da la possibilità ad i nemici di presentarsi da qualsiasi direzione.
Il fatto poi di essere ambientato, per quasi tutta la sua durata, in luoghi chiusi, aumenta la sensazione di claustrofobia, riportandoci quasi all'epoca in cui aprendo una porta non sapevi mai cosa tu potessi trovarti di fronte (Resident Evil e Resident Evil 2).

La trama non è originalissima, almeno all'inizio ("La Cosa" e "Alien" sono stati saccheggiati con dovuta cura), ma con il passare del tempo tutto si farà più "movimentato", e ci saranno anche parecchi colpi di scena, e soprattutto nel finale...
Il protagonista non è il solito eroe pieno di muscoli alla Chris Retfield, ma un uomo qualunque, che si ritrova a fare determinate cose perchè costretto dagli eventi, o più semplicemente spinto da uno scopo "personale", più che da spirito magnanimo. In definitiova si potrebbe definire un anti-eroe.
Il fatto che il suo volto non sia praticamente mai visibile durante il gioco (lo sarà soltanto all'inizio in maniera "sfumata", e alla fine) aumenta in un certo senso l'immedesimazione.

Magari non è un gioco che "fa paura" (come sostengono in molti), ma sicuramente una buona dose di tensione (soprattutto tenendo alto il volume, visto che il sonoro è uno dei suoi fiori all'occhiello) la provoca.

Purtroppo ci sono anche delle note dolenti: il doppiaggio di Dario Argento rovina in parte l'eperienza. Sarà pure un (ex) maestro del brivido, ma la sua voce nel gioco farà scoppiare più di qualche risata.
Alla lunga inoltre si avrà una sensazione di ripetitività (tamponata in parte con minigiochi del tutto fuori contesto), ma è sicuramente uno dei migliori titoli horror dell'ultima generazione di videogames (se non il migliore)

Voto 8,5.

lunedì 21 giugno 2010

THE ROAD- John Hillcoat.

Di film post-apocalittici ultimamente se ne vedono tanti, e a dirla tutta ultimamente sembrano anche un po' tutti uguali: l'(anti)eroe di turno che combatte in un mondo ormai devastato per conservare un briciolo di umanità. The road già dal titolo si propone di essere qualcosa di diverso: un viaggio di un normalissimo padre con suo figlio, in un mondo ormai distrutto, verso un futuro ignoto. Ecco allora che il paragone sembra piuttosto possibile farlo con film come "I figli degli uomini", piuttosto che con i vari "Doomsday" o "Codice Genesi".

La trama diventa un pretesto, così come lo scenario, per raccontare il tormento interiore di un padre che sa di non poter dare al proprio figlio nessun futuro, che è disposto a lottare senza sapere nemmeno cosa fare. L'azione è ridotta ai minimi termini e si mostra del tutto funzionale al percorso che i due compiono (non solo letteralmente ma anche metaforicamente). In buona sostanza il film si regge sull'interpretazione di Mortensen (sicuramente la cosa migliore del film), e sull'interazione col piccolo protagonista, il resto degli attori sono soltanto delle figure passeggere che per un attimo attraversano la storia, perfino Charlize Theron funge quasi da comparsa (il suo personaggio è soltanto un altro pretesto per lo sviluppo della trama).

Un film particolare insomma, molto lento e quasi intimista, che sicuramente scontenta coloro che credono di trovare in questa pellicola l'ennesimo film fracassone post-apocalittico, ma che riesce ad emozionare e a far riflettere coloro che lo vedranno con la giusta predisposizione. Il tutto non è esente da difetti (il finale forse poteva essere migliore, da qui il meno del voto), ma quando un film riesce a farci porre delle domande, ci induce a ripensarci su anche dopo la fine della sua visione, vuol dire che l'obiettivo del regista è stato raggiunto.

Voto 8-

domenica 20 giugno 2010

Italia vs Nuova Zelanda 1-1 - Fermi all'angolo

Una quantità industriale di calci d'angolo, lentezza immonda e una squadra senza punte. Gli altri invece, pur non essendo assolutamente nessuno in campo, segnano sempre con un solo tiro in porta. A.D. 2010 L'Annus Horribilis del calcio italiano non sembra avere fine e d'altronde l'Italia è inevitabilmente sempre più simile al suo alter ego bianconero.

Non solo latita il gioco, ma anche la voglia di giocarlo, c’è la stessa voglia che ha la RAI di comprarsi i diritti per i prossimi 20 mondiali. Non so se si sono resi conto con chi abbiamo giocato in queste due gare. Squadre che ancora oggi ringraziano la sorte di essere capitati con noi, perchè per il resto non han fatto nemmeno una partita decente. Se sappiamo di giovare con il “supertele” e con certi “stangoni” poco tecnici perchè tanti lanci lunghi? Perchè tirare più piano le volte successive in cui l’hai spedita in Congo? Va bene che questo è il mondiale delle difese (ed è oggettivo) ma la nostra manovra macchinosa e lumachescha mal si addice a chi sa di dover vincere con una squadretta come la Nuova Zelanda. Nessun fraseggio, nessun uno contro uno, un beneamato nulla per chi per onore dovrebbe giocare con il sangue ai denti.
La perdita di Pirlo è un vuoto incolmabile per chi non è mai stata ben considerata da tutti. Vedere la Nazionale in queste condizioni è davvero frustrante, ne sanno qualcosa gli inglesi che sono sulla nostra stessa barca. Vincere con la Slovacchia ci darà la qualificazione ma difficilmente il primo posto, il che vuol dire che saremo asfaltati dall’Olanda già negli ottavi.
 
Allora… vediamo.. si passa vincendo o pareggiando (se il Paraguay vince con la Nuova Zelanda). Ma attenzione perchè vi è anche una terza e apocalittica chance: LA MONETINA… qualora ad esempio le due partite finissero sullo zero a zero. E con tutto quello che si è visto quest’anno questa sarebbe la combinazione con più alta probabilità di riuscita.

martedì 15 giugno 2010

Italia vs Paraguay 1-1 – Come non detto. la prima sarà Domenica 20

Con un solo tiro in porta i nostri avversari del Paraguay, che già si lisciavano la coda di pavone credendo di asfaltarci, ci costringono a inseguirli. Si perchè aldilà della poca cattiveria in attacco dei nostri, i sud americani sono stati ben poca cosa.
Inizia una nuova avventura mondiale e la mezza gufata dei disertori interisti va quasi in porto. Erano già pronti li con il loro dito di biasimo, ma alla domanda: <<che contributo hanno dato alla Nazionale i campioni d’Europa?>> non si è ancora udito una risposta. E’ vero, la Nazionale dovrebbe unire tutti i tifosi d’Italia, ma queste orecchie sono stanche di ascoltare le castronerie dei tifosi di quella squadra straniera che gioca in Italia. La storia della Nazionale recita infatti che la colonna portante della sua squadra ai mondiali è sempre stata costituita dalla squadra campione d’Italia… cosa che quest’anno non è stata possibile. Ecco perchè ora è da ignoranti lamentarsi. Se una squadra come la Juve (settima in campionato) è la squadra che più ha dato il suo contributo a quest’Italia, si ringrazi Dio per ogni risultato che avremo.
Detto questo (e potrei dilungarmi) non penso che la prestazione sia tutta da buttare. Chi poco capisce di calcio, come gli occasionali tifosi che si affacciano a questo mondo solo allorquando si giocano i mondiali, non hanno sicuramente notato il buon pressing dei nostri ne primo tempo, e neppure la prestazione di giocatori come Pepe. Trascurano che il primo gol nasce da una punizione inesistente, concessa da un arbitrucolo poco capace, salvo poi dire che la nostra fortuna è stata la papera del loro portiere sul nostro pareggio. Dove si pecca invece e sotto porta, dove servirebbe un po' più di cattiveria. Si è vero, non siamo forse una Nazionale eccezionale ma siamo pur sempre l’Italia e non dobbiamo abbandonare prima di aver venduta cara la pelle, tanto più che il pareggio odierno tra Nuova Zelanda e Slovacchia livella tutto ed ora è come se il girone iniziasse con le prossime partite di Domenica 20.
Il vero spettacolo ignobile lo offre ancora una volta la Rai che stavolta si supera, offrendoci uno squallido assaggio di mondiali come chi dice: prendi è sta zitto! Farcito di perle come: “che bello vedere le partite alla radio” o come “questo mondiale e praticamente gratis”… si perchè il canone? Allora a questo punto ache su SKY lo vedono gratis, visto che il mondiale è compreso nel pacchetto calcio di sempre. Ma anche la scarsa verve di telecronisti e commentatori tecnici ormai sempre più inascoltabili ci fanno dire sempre più: che schifo… ci hanno tolto anche i mondiali. ormai cosa ci rimane? Le wuwuzelas!

domenica 16 maggio 2010

Juventus vs Parma 2-3, Milan vs Juventus 3-0 – Finalmente la fine

Più che il 2006 è questa la vera distruzione di questa gloriosa squadra. L’anno ignobilis (coniando un nuovo termine), in cui si abbandona ogni onore, in cui ogni singolo pezzo di questo automa non merita neppure una delle tante strisce verticali. Si perchè mentre nel 2006 abbiamo preso un sonoro pugno in faccia, siam caduti dalle scale e rialzatici, grazie alla rabbia e all’adrenalina, abbiam lottato con tutto il nostro onore, la disfatta da record di quest’anno lascerà strascichi non poco seri per il nostro futuro. Già pensando al domani non si può fare a meno di vederlo lontano. Persino la nuova società pare annaspare tra le rose di nomi, come ad esempio quello di Del Neri, che nulla hanno più di Zaccheroni. E così come i gamberi si torna indietro anziché andare avanti.
Un grazie particolare a quei mercenari che si fan chiamare giocatori. Solo voi siete riusciti a entrare nella storia comunque. L’avete preteso e ci siete riusciti, nell’unico modo in cui potevate farlo: Peggior Juve della storia con le sue 15 sconfitte e 56 gol subiti (record di tutti i tempi). Avete abbandonato la barca sin da Gennaio, utilizzandola come campetto da allenamento per la nazionale. Che dire? In fondo non ci sarebbe nulla da aggiungere a tutto questo, i dati parlano da soli. Ecco perchè non mi dispiace affatto se dovessero andar via tutti.
Dovessero lasciarci per andare a giocare negli oratori dello Zimbabwe non sentiremmo affatto la loro mancanza. Spero che la vostra carriera sortisca simile fine, anche se non mi meraviglio che altrove (nazionale compresa) possiate trovare qualsiasi tipo di stimolo, in fondo eravate voi che meritavate di fare la B.
Noi invece non possiamo che assister impotenti alla casa che brucia. Mentre gli altri intorno fanno il grande slam. Ok bisogna saper perdere e non sempre si può vincere, verissimo! Ma anche nella peggiore sconfitte si dovrebbe cercare almeno di partecipare, di mantenere acceso quel minimo di orgoglio, di dire a gli atri che ci siamo comunque, come una grande squadra dovrebbe cercare di fare. Ok accettiamo tutto ma chi si ferma a questo è un mediocre e, se permettete, non tifosi non molleremo proprio perchè la nostra passione non prevede guadagni, e come tutte le passioni non deve prevederne ma anzi deve svenarci e logorarci.

domenica 2 maggio 2010

Catania vs Juventus 1-1 – Infinita Agonia

<< All’andata era… andata
L’agonia di questa stagione sembra non avere mai fine. Non si aspetta che una sola cosa, il 90’ dell’ultima giornata, e ne mancano ancora 180. Tutto il resto è come sempre contorno con biscotti. L’arrivo di Andrea Agnelli e la discussione sul futuro allenatore lo dimostra. Di questa stagione disastrosa non c’è da salvar nulla, va gettato tutto il pacchetto. Sfumato anche l’ultimo tentativo di illudersi con la matematica (meglio così) queste ultime 2 gare non hanno alcun ragion d’essere. Qualcuno in settimana ha detto, ripartiremo da Felipe Melo, l’albero delle mele quest’oggi ha invece dimostrato ancora una volta quanto sia fuori luogo e fuori campo. Amauri il vacanziero non si capisce ancora se abbia intenzione di svegliarsi o di continuare a fare il fantasma brasiliano, il fatto è che no ci prova neppure. Diego? Boh? ditelo voi. Non c’è stato un attimo in cui qualcuno dei suddetti abbiano fatto qualcosa per non essere chiamati ignobili o brocchi. Insomma questo risultato di Catania è stanco quanto questo blog, ripetitivo come il sottoscritto.
Ripartiamo piuttosto dai giovani, da Chiellini, da Marchisio, da sto benedetto e sfortunato Giovinco, dagli eventuali acquisti. Del Piero oh Del Piero… Da solo davanti alla porta prende in pieno il portiere e vince una bambolina. Si avverte anche in lui una mancanza di stimoli (anche se poi in un secondo tiro si arrende ad un miracolo del portiere) tutti sembrano come chi ha pensato di essersi incamminato sulla strada giusta ma non aveva previsto il dirupo. Il solo pensiero di dover rifare la strada li sfianca. Il poco che di buono si è fatto in questa partita alla fine non cambia granché nella classifica e nel morale. Siamo sul divenire, in cui si possono formulare qualsiasi ipotesi, sognare o rimanere scettici sono due parenti stretti.
Certo che dire addio così alla Champions è piuttosto frustrante per noi tifosi. Il pensare che questi giocatori, o la maggior parte di questi possa fare qualcosa di meglio l’anno che verrà la trovo qualcosa di strano. Il resto è solo storie di fine anno scolastico, con l’inter in lizza per tutto e con la testa ai mondiali e scarsa fiducia anche in quello… che anno di m…
CATANIA-JUVENTUS 1-1 (1-0)
RETI: 24’ pt Silvestre, 7’ st Marchisio.
CATANIA: Andujar; Potenza, Silvestre, Terlizzi, Alvarez; Biagianti (22’ st Spolli), Carboni, Ricchiuti (12’ st Ledesma); Izco (40’ st Sciacca), Maxi Lopez, Mascara. A disposizione: Campagnolo, Marchese, Delvecchio, Morimoto. All. Mihajlovic.
JUVENTUS: Buffon; Zebina (32’ st Salihamidzic), Cannavaro, Chiellini, De Ceglie; Poulsen, Felipe Melo, Marchisio; Diego (38’ st Candreva); Del Piero (1’ st Amauri), Iaquinta. A disposizione: Manninger, Legrottaglie, Grosso, Camoranesi. All. Zaccheroni.
ARBITRO: Orsato di Schio.
AMMONITI: 23’ pt De Ceglie, 38’ pt Zebina, 45’ pt Cannavaro, 34’ st Mascara, 38’ st Salihamidzic, 46’ st Felipe Melo.

domenica 25 aprile 2010

Juventus vs Bari 3-0 – Candreva revolution

<< all’andata era andata
Sui campi della A, tra le altre, andava quest’oggi in onda Juventus-Bari, giocata più per la cronaca che per il resto, visto i risultati degli altri campi. Mentre tutte le altre regalano vittorie a iosa alle nostre dirette pretendenti, noi restiamo li ad abbaiare alla luna, ottenendo questa vittoria utile solo sul profilo dell’onore e del carattere. Un Bari senza obbiettivi veniva a Torino e rimaneva schiacciato da una buona Juve che nella ripresa azzecca i cambi. 

Ancora un primo tempo tutto fumo e niente arrosto, con Buffon chiamato al miracolo un paio di volte, ma mai nessun piglio da grande squadra. Camoranesi giustamente, ma ancora una volta, nervosissimo per un arbitraggio non tanto per la quale. Poi l’entrata in campo di Candreva (nuovo infaticabile motore) e Iaquinta mutano in farfalla l’ennesimo bruco peloso. Nel odierno mistero glorioso si contempla una vittoria netta senza subire gol, cosa più unica che rara, in una stagione che non conosce mezze misure, o perdi o vinci.
Vogliamo prender di buono la rabbia che hanno mostrato i nostri in campo? Ok, se bastasse sarebbe un primo passo. Fatto sta' che giunti a questo punto le prossime tre partite diventano poco più che amichevoli. Come d’altronde anche sugli altri campi non ci saranno più altre sorprese clamorose. Con Ranieri che da una parte getta al vento ogni velleità di vincere uno scudetto inguaiando l’ultima speranza bianconera di Champions, e dall’altra, pur rimanendo l’eterno secondo, può giustamente gettare frecciatine ad una ex sul lastrico. 

Domenica va di scena il biscotto Lazio-inter, con la Lazio già salva e in debito di un cinque maggio, poi per l’inter saranno Cagliari (salvo) e Siena (già in B). Una Champions nerazzurra già ipotecata (basta mettersi tutti in porta e sfruttare il contropiede) Una coppa Italia che comunque vada sarà un disastro (sorpasso a 10 per la Roma o ancora Inter)… Dopo tutto questo la vittoria di oggi non cambia un dato di fatto: Il calcio è morto !!!

SCHEDA TECNICA

JUVENTUS-BARI 3-0
RETI
: 7’ e 41’ st Iaquinta, 23’st Del Piero (rig.)
JUVENTUS: Buffon, Zebina, Cannavaro, Chiellini, De Ceglie, Camoranesi (1’st Candreva), Poulsen, Marchisio (30’st Salihamidzic), Diego, Del Piero, Amauri (1’st Iaquinta). All. Zaccheroni. A disposizione: Manninger, Legrottaglie, Grosso, Salihamidzic, Marroe, Candreva, Iaquinta.
BARI: Gillet, Belmonte, Bonucci, Stellini, S. Masiello, Alvarez (25’st Gosztonyi), Almiron, Donati, Koman (18’st Rivas), Barreto, Castillo (8’st Meggiorini). All. Ventura. A disposizione: Padelli, Diamoutene, Parisi, Gosztonyi, Rivas, De Vezze, Meggiorini.
ARBITRO: Gervasoni
AMMONITI: 30’pt Almiron, 37’pt Camoranesi, 7’st Iaquinta, 14’st Meggiorini, 23’st Gillet)
SPETTATORI: 24.147
INCASSO: 505.945