domenica 19 settembre 2010

Udinese vs Juventus 0-4 – finalmente una Domenica di sole

Sarà di sicuro perchè di fronte c’era una pessima Udinese, la peggior prestazione della sua stagione, sta di fatto che finalmente viviamo una giornata di sole. Siccome però, come anche è scritto nella sua premessa, questo blog non è un blog giornalistico ma si tratta di mie opinioni da tifoso, so che non bisogna cullarsi sugli allori. Un giornalista è specializzato, sia perchè vuole smuovere sempre le acque o perchè non può vedere interamente le partite, ad elevare o affossare una squadra esclusivamente in base al risultato, a me invece preme più valutare la costanza e i risultati finali.
Il dato più rilevante è l’unica (splendida) parata di Storari su Di Natale lanciato a rete, dopo di che è solo dominio Juve che, di questi tempi, approfitta finalmente della scarsità avversaria. Quagliarella di tacco spero sia il nuovo acquisto della Juve, anche se dovremo privarcene in coppa (altra perla delle scelte di Marotta sul mercato… detto sarcasticamente si intende), Si muove bene anche Pepe. Krasic dura un tempo e si vedono i suoi benefici, nel secondo invece si eclissa e si fa fatica a ricordare che sia in capo dato che lo si vede poco col pallone. Marchisio da il bis del gol di Giovedì e “l’incazzato” Iaquinta mette la ciliegina personale e di squadra. Melo, il solito toro che vorrebbe veder sempre rosso, non casca nella provocazione di Bergonzi (ricordiamolo in quel disastroso Napoli-Juve di un paio di anni fa). Fosse questa la Juve di quest’anno potremmo racimolare quei punticini che ci servono a fare un campionato dignitoso, dato invece che gli elementi a carico di questa tesi sono ancora insufficienti prendiamoci questi tre punti e mettiamoli in cascina.
Ed ora veniamo alla penna velenosa… Pozzo, dicasi presidente dell’Udinese, uno che negli anni non ha fatto altro che buttare veleno sugli arbitri aizzando la sua (ultra-nordica) tifoseria, arriva in tivù piangente e lamentoso per un fallo da fuori area subito dall’Udinese, con la complicità dei giornalisti lo faranno martire senza neppure accennare al fuorigioco e al fallo inesistenti che per due volte fermano Quagliarella di fronte al portiere avversario. Ma d’altronde siamo abituati a vedere questi piagnistei, piuttosto guardi alla pochezza dei suoi uomini che quest’anno meritano la B. Una domanda… ma la signora in rosso della moviola premium, dove l’anno pescata? non ce n'erano più di arbitri competenti e inoccupati? ah scusate… dopo la Carbonero (o come si chiama) dovevate trovare il modo di mettere del nuovo per combattere la rimonta di Sky. E poi c’è Iaquinta, che continuamente fischiato dal pubblico reagisce giustamente… ah ma scusatelo, dimenticava che questo è un lusso riservato soltanto a Balotelli Mario.

venerdì 17 settembre 2010

Juventus vs Lech Poznan 3-3 – Scalatori dilettanti di pianure

Quando non riesci a vincere con i polacchi del Lech, ma anzi fallisci una rimonta che è già tua (come da tuo solito), come sei messo? Molti ti diranno stai bene! Tu sei messo male e loro che ti ripetono: "poi si risolve". Gli stessi rapaci che poi dietro se la ridono perchè sanno di aver molto tempo per godere. Ebbene se pareggi 3-3 in casa con tale squadra, dopo aver pareggiato in maniera identica con la Samp... Fidati, stai messo male. Ma starebbe messo male persino il Palermo in una simile condizione, che pure ha perso, ma almeno con lo Sparta Praga.

In quanto alla partita si rivede la famosa Foggentus di Zdenek Del Neri. Un primo tempo disastroso e senza onore, un secondo meglio ma poca cosa rispetto a quello che dovevi offrire contro i modesti polacchi. Fuori posizione e fuori luogo, lenti nel rientrare con il solito Attila Melo, re del cartellino giallo, il quale fa un fallo ingenuo in area con la complicità della squadra, che lascia praterie nei contropiedi. Non bastano un buon Krasic un ottimo Chiellini che si sostituisce persino agli attaccanti. Il secondo tempo c'è più gamba ma, alla fine della fiera, si è scalata di nuovo una pianura (per quanto fortunato quel tiro della domenica del 92' possa essere stato). Quella perla di sinistro del capitano, non solo non ci è valsa la vittoria ma significherà soltanto lasciargli un posto fisso che non è grado di reggere costantemente, visto che ormai deve capire che lui è molto più utile alla causa con la sua esplosività di pochi minuti che con la costanza dei 90. Tutto sommato discreto Pepe.

È per questo che quando ci vengono a dire, facendoselo scappare di bocca e poi ritrattandolo con una squallida tarantella, che quest'anno non c'è storia e dobbiamo metterci il cuore in pace, il tifoso juventino, che già sapeva tutto, vi chiede un ulteriore passo di sincerità... Ammettete che l'unico obbiettivo è la salvezza. È non mi si dica che è una esagerazione, visto che tutti hanno potuto constatare come questa squadra sia più debole di quella dello scorso anno. Via Diego, Trezeguet, Camoranesi, Giovinco ecc. Chi si è chiamato per sostituirli? Per stessa ammissione di Marotta, tanti giocatori buoni ma nessun campione, fatta eccezione per l'attacco... Li nemmeno un brocco che possa dare il cambio. In difesa una valanga di new entry ma nessuno che sia meglio di Legrottaglie. A centrocampo l'unico che da l'anima è finora Krasic, per il resto sembrano le riserve della Samp. Fatevi una seria analisi di coscienza cari dirigenti.

domenica 12 settembre 2010

Juventus vs Sampdoria 3-3 - Foggientus

Strano mestiere quello della squadra emulatrice, ogni volta essere qualcun’altro solo perchè non si è più capaci di essere se stessi. Cosi capita che in una Domenica ti trasformi dalla Juvedoria alla Foggientus della serie A (oggi Foggia-Foligno 4-4). Loro richiamano la triade Casillo-Zeman-Pavone, più per divertirsi e ubriacarsi di champagne a poco prezzo, in ricordo dei vecchi tempi, che per salvarsi, noi invece chiamiamo Del Neri e Marotta perchè hanno fatto faville nella scorsa Samp. Chi dei due ne guadagnerà di più? Ai posteri l’ardua sentenza. Quel che sta di fatto è che entrambe continuano a vivere nel passato senza vedere spuntare un domani, e di sicuro solo i tifosi bianconeri se ne sono accorti. Entrambe sicuramente condividono una difesa scandalosa, ma se a loro va bene così, perchè è il prezzo che devono pagare per continuare a sognare nel mondo di Matrix, noi che siamo fuori a combattere contro i droni non possiamo accontentarci. Esiste una frangia di noi che ancora milita nella resistenza, che vuole che la Juve torni vincente e non si accontenta di prendere la pillola da chi continua a dirci di aspettare e intanto non fa nulla per cambiare, ma che soprattutto è stanca delle parole e vuole soltanto fatti. Se il mio vi sembra invece un lamento preventivo vi dico che a tuttora fatti non ce ne sono stati, indi per cui qui possiamo soltanto fare pronostici e preventivi su quello che vediamo.

Primo tempo nettamente della Samp, che più volte va vicina al gol prima e dopo del vantaggio. la Juve è come sempre macchinosa e lenta con la palla al piede mentre la Samp si muove e sfugge alle marcature soprattutto, manco a dirlo in zona Cassano, dove De Ceglie (ancora una volta non da Juve) non lo tiene. Il secondo tempo va meglio sotto il profilo della grinta e delle occasioni ma la difesa è la stessa, così l’attacco deve porre rimedio (con due gol fortunosi) alle zuppe della difesa. Luce nel buio Krasic che si mette in evidenza e ambisce allo scettro di nuovo idolo della curva. Poi all’improvviso Del Neri si accorse di Cassano e inserì Grygera, per quel che poteva fare cotanto campione, ma purtroppo per lui e per noi la partita era già bella e che finita.

La verità l’ha detta Marotta su Premium: “Abbiamo scelto di prendere più giocatori ma modesti che pochi ma campioni”. Quantomeno rispetto allo scorso anno cercano di non prenderci tanto in giro, ammettendo che hanno dovuto smantellare una squadra per iniziare a costruirne un altra e che ci vorrà tempo. Piccolissimo particolare, che nessuno ripete, è che queste sono parole vecchie e che non c’è nulla di nuovo da 4 anni a questa parte. Il primo ritorno alla vetta e fallito con un terzo e un secondo posto ed ora che dobbiamo ri-ricominciare che ci dirà che non si dovrà rifarlo ancora come nel giorno della Marmotta?

lunedì 30 agosto 2010

Serie A 1> Bari vs Juventus 1-0 – il rientro dalle vacanze… mentali.

Dove eravamo rimasti? Niente paura la nostra cara Juve è qui a farci un riassunto delle puntate precedenti. Finite le illusioni che molti, ma non io, si son fatte sul precampionato e sul mercato, tutto fumo e niente arrosto, si torna a sbattere il muso sulla dura realtà.

Come si è evinto dai post (mancati), mi è parso superfluo commentare partite fatue come quelle dei preliminari di UEFA League. Squadre modeste che in tempi migliori si sarebbero affrontate in sonnacchiose amichevoli d’agosto ce le siam trovate di fronte in partite ufficiali, non hanno evitato facili gridolini di entusiasmo perlopiù esagerati. Giornali come Tuttosport, che per questioni di marketing e opportunità hanno pompato tifosi con effetti speciali ed elogiato il mercato senza per nulla ragionare su fatti oggettivi, rappresentano ancora un male per questa squadra che come al solito si è sentita “arrivata”.

L’analisi del mercato: va affrontata con cognizione di causa, iniziando dalla dittatura tattica di un senatore capitano, tale Alex Del Piero che nel corso degli anni è entrato nella storia della Juventus regalando a questa squadra tantissime vittorie ma chiedendo in cambio “sacrifici umani”: Miccoli, Bojinov, Giovinco, Diego, sacrificati per conservagli il ruolo. Sacrifici che alla sua età (quasi 36 anni) iniziano a diventare pesanti da sostenere, visto che è ormai oggettivo che il capitano stesso non può reggere 90 minuti (e forse nemmeno 60). Per il resto soltanto facili entusiasmi, sicuramente anche dettati dalla voglia di illudersi che il giorno del riscatto arrivi presto. Ma oggettivamente Marotta non è affatto un genio.

Del Neri: Un ottimo allenatore… per il Chievo o la Samp! Ma per il resto alla sua età cosa ha vinto?
Martinez gioca si e no una decina di partite a Catania, e non Madrid, per infortuni vari ebbene potevamo privarcene? No! Difatti dopo la prima con noi è già infortunato (1 mese e mezzo).
Quagliarella: il Napoli lo liquida perchè scommette su Cavani, Cavani segna e noi ci prendiamo Quagliarella (una da massimo 6-7 gol a stagione).
Pepe: ottimo giocatore-operaio con un tiro pessimo.
De Ceglie: un giocatore non da Juve, come ha dimostrato lo scorso anno, che come alternativa ha ancora e soltanto Grosso (in eterna partenza)

Questa campagna acquisti sarebbe stata miracolosa per la Samp, per l’udinese, per il Palermo, ma non per noi. Via Diego, Giovinco, Camoranesi, Trezeguet, mosse giuste e meno giuste che di fatto, con l’infortunio di Amauri, Martinez, Marchisio, renderanno molto ardue le prime giornate. A poche ore dalla chiusura del mercato dobbiamo ridurci a sperare che arrivino almeno un terzino sinistro e un attaccante di peso, che di sicuro difficilmente saranno anche campioni. Scusatemi se insisto, questa non è Juve… Juvinese o al massimo Juvedoria… ma non ancora Juventus.

martedì 17 agosto 2010

Red dead redemption - Rockstar colpisce ancora (con una colt) Parte 2


John Marston: eroe o anti-eroe?

Il protagonista della vicenda è perfettamente delineato, e suo malgrado sarà costretto ad intraprendere un viaggio verso la redenzione, un viaggio pieno di personaggi e situazioni che vanno dal bizzarro al drammatico (nella seconda parte).
John Marston non è un eroe, non il classico paladino fedele alla giustizia, anzi le sue azioni saranno dettate sempre dalla volontà di raggiungere un fine molto personale, ecco quindi che le vicende dei personaggi e le loro battaglie non saranno altro che un mezzo per avere nuove informazioni sul prossimo obiettivo.
Starà inoltre a noi decidere se abbracciare la via della giustizia o della criminalità, con una barra che mostrerà di volta in volta i nostri progressi in una o nell'altra direzione.

John avrà modo di mostrare sia la sua parte più buona nei momenti in cui sarà richiesto il suo aiuto, sia di farci ricordare che il suo background è pur sempre quello di ex-criminale che vuole cambiare vita, insomma non si parla certo di un personaggio senza macchia e senza paura.

John Wayne o Clint Eastwood?

Il genere western si è sempre diviso in due grandi filoni: quello americano contraddistinto dai suoi peronaggi eroici e dai suoi assedi, e quello denominato spaghetti western, dove i personaggi spesso non sono ne buoni ne cattivi, ma tutti approfittatori e dove la giustizai molto spesso è del tutto assente.

Red ded redemption prende alcune caratteristiche dall'uno e altre dall'altro, mantenendo un perfetto bilanciamento: la prima parte è sicuramente più vicina al primo filone, la seconda invece sarà più sbilanciata verso una storia dove nessuno può dirsi davvero un Santo, e dove la fine del vecchio west è ormai alle porte (i personaggi e le loro battaglie lasceranno spazio ad altre: la prima guerra mondiale ad esempio).
Anche la trama nel suo dipanarsi avrà modo di appassionare il videogiocatore, soprattutto la seconda parte sarà ricca di momenti epici e da ricordare.

Insomma Red dead redemption è un gioco che VA giocato, soprattutto epr coloro che amano il genere wester in particolare: la storia narrata è ottima e il divertimento è assicurato, l'ennesimo centro di Rockstar

Voto 9

Red dead redemption - Rockstar colpisce ancora (con una colt) Parte 1



Il Western ed i videogames

Il mondo dei videogiochi negli ultimi anni ha allargato di parecchio il suo raggio d'azione ai generi più disparati: anche grazie alla potenza delle nuove console non è più improbabile trovare videogames che affrontano temi quasi impossibili da trattare in passato.

Il genere western però è sempre stato piuttosto comoplicato da trasporre in versione videoludica: vuoi per la difficoltà di "costruire" la fisica dei cavalli, vuoi per la necessità di dover bilanciare i vari elementi che devono caratterizzare il gioco (sparatorie a cavallo e a piedi, ricreare un ambiente realistico spoglio, ma allo stesso tempo vivo, dare al tutto un atmosfera complicata da replicare con personaggi ed ambienti virtuali).

Ci sono già stati dei tentativi in passato di entrare nel mondo del vecchio west da parte del mondo videoludico: Gun, Call of Juarez, lo stesso Red dead Revolver della Rockstar (primo capitolo della saga, anche se di fatto del tutto slegato dalle vicende del seguito), e in parte ci sono state delle ottime intuizioni, tuttavia i giochi si rivelavano troppo propensi allo sparatutto, quando non decisamente noiosetti e privi d'atmosfera, atmosfera che invece dimostrava di avere un gioco lontanissimo dal genere western, ma con una bellissima rappresentazione del rapporto tra il destriero e del suo "cavaliere": Shadow of the Colossus.
Ecco quindi che Red dead redemption era atteso al varco perchè le aspettative erano altissime.


Varietà e libertà

Red dead redemption è un capolavoro: lo si capisce già dai primi dialoghi, dalla cura con la quale vengono ricreate le situazioni (nelle città o meno) e gli obiettivi (le sottomissioni sono tantissime, ma rispetto a Gta IV sono meglio amalgamate nel contesto, e spesso inserite nella stessa trama), dalle ottime mini-storie riguardanti gli "sconosciuti" che incontreremo nel cammino (più "rifinite rispetto a GTA IV, e più "simpatiche), dall'ottima realizzazione del personaggio principale (magari i personaggi di contorno invece sono molto meno memorabili, in quanto meno approfonditi)...
Ovviamente il gioco resta un free roaming, per questo "non per tutti", vista la sua classica serie di missioni principali alternate ad una massiccia dose di ore perse in giro cercando un obiettivo, o semplicemente godendosi il panorama, mantiene però la classica dispersività dei giochi appartenenti al genere (anche se molto più sfumata rispetto ai giochi precedenti).

La principale difficoltà da superare era conciliare la vastità del territorio (addirittura superiore a quella di San Andreas), con la necessità di non annoiare il giocatore con viaggi infiniti a cavallo (visto che, come per GTA si è costretti a vagare in lungo e in largo per la mappa di gioco, ma con "mezzi" decisamente più lenti), e il rimedio è decisamente riuscito: diligenze sparse nelle varie cittadine, o se proprio non vogliamo perdere tempo c'è sempre un opzione per essere trasportati immeditamente nel posto che desideriamo grazie ad un provvidenzile accampamento (che ci permetterà anche di salvare).
Inoltre anche nel bel mezzo del deserto potremmo trovare compagnia: animali assetati di sangue ci inseguiranno senza tregua (quando non saremo noi stessi ad andarli a cercare per stanarli), o potremo incontrare degli sconosciuti che attiveranno le sottomissioni, o ancoraaltri epronaggi in cerca del nostro aiuto (non sempre però si riveleranno santarellini).

Insomma la varietà e la vastità non sarà sinonimo di noia (a parte alcuni casi), ma ci darà modo si avere sempre qualcosa da fare in ogni momento.

venerdì 23 luglio 2010

THE BOX - Richard Kelly

Richard Kelly ormai è abituato a dividere critica e fan, fin dai tempi di quel Donnie Darko che si attirò tantissimi elogi (meritati) e anche parecchie critiche (spesso non del tutto campate in aria).
Dopo un secondo film distrutto dalla critica, torna con questo The box, pellicola che senza dubbio non mancherà di allargare la forbice tra coloro che lo amano e coloro che lo ritengono sopravvalutato.

The box è tratto da un racconto breve di Richard Matheson, al quale Kelly cerca di abbinare il suo stile che ormai appare consolidato, in un vortice dei scene che finiscono per porre domande alle quali per la gran parte dei casi non c'è nessuna risposta.
Se in Donnie Darko il tutto funzionava alla grande, vista la straordinaria tensione ed atmosfera che il film sapeva creare (grazie anche alle musiche, agli accenni al contesto culturale nel quale il tutto era inserito, all'ottima prova di tutto il cast...), in questo caso spesso gli attori appaiono ingessati, e privi dello stesso spessore.

Ad una prima parte sicuramente molto interessante e ingegnosa, magari un po' lenta ma dotata di un suo fascino, segue una seconda nella quale la fantascienza più spinta prende il sopravvento, col rischio di lasciare lo spettatore disorientato.
Quello che all'inizio sembra un semplice e ben congegnato thriller si trasforma così in una pellicola dove farci entrare di tutto.

Tra le cose positive sicuramente c'è l'ottima interpretazione di Frank Langella, che riesce a rendere il suo personaggio inquietante al punto giusto, e per tutta la durata del film.

Insomma alla fine dei conti Kelly non affascina come Donnie Darko, e non delude come Southland tales: ad un ottima realizzazione dello scenario che sta sullo sfondo, una prima parte molto inquietante, una serie di ottimi tocchi registici, abbina la consueta voglia di strafare, di inserire rimandi e citazioni, di porre domande senza risposta (anche se molto meno che in passato), e di stupire lo spettatore magari anche quando non se ne senta la necessità.
The box finirà per scontentare coloro che già non avevano amato Donnie Darko e piacerà a coloro che avevano amato già alla follia lo stile di Kelly.
Per gli altri, The box è un film più che discreto.

Voto 7+

lunedì 5 luglio 2010

Dead Space - EA Redwood Shores



Di videogiochi horror se ne sono visti tanti negli ultimi 15 anni, e spesso appartenenti a filoni piuttosto diversi, seppur accomunati da una buona dose di suspance, di mistero, quando non di splatter allo stato puro.
Tutto cominciò naturalmente con quel Resident evil, indicato da tutti come l'inizio degli incubi a sfondo videoludico (Alone in the dark si può in un certo senso considerare un pioniere del filone, un gioco che preannuncia qualcosa che in esso non è ancora del tutto compiuto).
Le inquadrature, le scene ad effetto, certo machismo tipico di alcuni b-movies, tutto riconduceva a film fatti per spaventare, non certo per far riflettere: non a caso la trama di Resident evil si basava su un semplice canovaccio, neanche troppo originale, ma tremendamente efficace, soprattutto nell'ambito di un mezzo come i videogames che poco avevano esplorato questo genere di cose.

Qualcuno però ad un certo punto si accorse di volere qualcosa di più, di cercare un esperienza diversa, più basata sull'introspezione, sul mistero legato alla natura dei personaggi di una storia, sull'orrore accennato più che mostrato.
Nacquero così giochi come Silent Hill, che spaccarono in due tronconi le proposte future, che cercavano di avvicinarsi a quel genere (ad esempio "Project Zero" e "Forbidden siren" schierati sul fronte "psicologico", mentre altri come "Cold Fear" seguivano il "maestro" Resident Evil).

Col tempo però le due saghe principali hanno perso smalto, e gran parte del loro fascino: Resident evil sempre più affascinato da da un eccessiva dose di action che in pratica lo ha trasformato in uno sparatutto in terza persona (RE5 è si un bel gioco, ma purtroppo forse non è davvero un Resident Evil: la tensione, il mistero e la suspance vengono definitivamente sacrificati in favore dello splatter e delle sparatorie), Silent hill incapace di rinnovarsi, relegato sempre nel suo angolo, a continuare a ripetersi all'infinito.

Nel 2008 arriva, quasi in sordina, questo Dead Space e l'impressione e subito quella di ritrovarsi di fronte ad un Resident evil 4 ambientato nello spazio. Non è esattamente così.
Innanzitutto il fatto di essere ambientato "nel vuoto" è una componente fondamentale del gioco, che influisce parecchio: molti combattimenti avvengono in assenza di gravità ed il rischio è sempre presente, proprio perchè ciò da la possibilità ad i nemici di presentarsi da qualsiasi direzione.
Il fatto poi di essere ambientato, per quasi tutta la sua durata, in luoghi chiusi, aumenta la sensazione di claustrofobia, riportandoci quasi all'epoca in cui aprendo una porta non sapevi mai cosa tu potessi trovarti di fronte (Resident Evil e Resident Evil 2).

La trama non è originalissima, almeno all'inizio ("La Cosa" e "Alien" sono stati saccheggiati con dovuta cura), ma con il passare del tempo tutto si farà più "movimentato", e ci saranno anche parecchi colpi di scena, e soprattutto nel finale...
Il protagonista non è il solito eroe pieno di muscoli alla Chris Retfield, ma un uomo qualunque, che si ritrova a fare determinate cose perchè costretto dagli eventi, o più semplicemente spinto da uno scopo "personale", più che da spirito magnanimo. In definitiova si potrebbe definire un anti-eroe.
Il fatto che il suo volto non sia praticamente mai visibile durante il gioco (lo sarà soltanto all'inizio in maniera "sfumata", e alla fine) aumenta in un certo senso l'immedesimazione.

Magari non è un gioco che "fa paura" (come sostengono in molti), ma sicuramente una buona dose di tensione (soprattutto tenendo alto il volume, visto che il sonoro è uno dei suoi fiori all'occhiello) la provoca.

Purtroppo ci sono anche delle note dolenti: il doppiaggio di Dario Argento rovina in parte l'eperienza. Sarà pure un (ex) maestro del brivido, ma la sua voce nel gioco farà scoppiare più di qualche risata.
Alla lunga inoltre si avrà una sensazione di ripetitività (tamponata in parte con minigiochi del tutto fuori contesto), ma è sicuramente uno dei migliori titoli horror dell'ultima generazione di videogames (se non il migliore)

Voto 8,5.

lunedì 21 giugno 2010

THE ROAD- John Hillcoat.

Di film post-apocalittici ultimamente se ne vedono tanti, e a dirla tutta ultimamente sembrano anche un po' tutti uguali: l'(anti)eroe di turno che combatte in un mondo ormai devastato per conservare un briciolo di umanità. The road già dal titolo si propone di essere qualcosa di diverso: un viaggio di un normalissimo padre con suo figlio, in un mondo ormai distrutto, verso un futuro ignoto. Ecco allora che il paragone sembra piuttosto possibile farlo con film come "I figli degli uomini", piuttosto che con i vari "Doomsday" o "Codice Genesi".

La trama diventa un pretesto, così come lo scenario, per raccontare il tormento interiore di un padre che sa di non poter dare al proprio figlio nessun futuro, che è disposto a lottare senza sapere nemmeno cosa fare. L'azione è ridotta ai minimi termini e si mostra del tutto funzionale al percorso che i due compiono (non solo letteralmente ma anche metaforicamente). In buona sostanza il film si regge sull'interpretazione di Mortensen (sicuramente la cosa migliore del film), e sull'interazione col piccolo protagonista, il resto degli attori sono soltanto delle figure passeggere che per un attimo attraversano la storia, perfino Charlize Theron funge quasi da comparsa (il suo personaggio è soltanto un altro pretesto per lo sviluppo della trama).

Un film particolare insomma, molto lento e quasi intimista, che sicuramente scontenta coloro che credono di trovare in questa pellicola l'ennesimo film fracassone post-apocalittico, ma che riesce ad emozionare e a far riflettere coloro che lo vedranno con la giusta predisposizione. Il tutto non è esente da difetti (il finale forse poteva essere migliore, da qui il meno del voto), ma quando un film riesce a farci porre delle domande, ci induce a ripensarci su anche dopo la fine della sua visione, vuol dire che l'obiettivo del regista è stato raggiunto.

Voto 8-

domenica 20 giugno 2010

Italia vs Nuova Zelanda 1-1 - Fermi all'angolo

Una quantità industriale di calci d'angolo, lentezza immonda e una squadra senza punte. Gli altri invece, pur non essendo assolutamente nessuno in campo, segnano sempre con un solo tiro in porta. A.D. 2010 L'Annus Horribilis del calcio italiano non sembra avere fine e d'altronde l'Italia è inevitabilmente sempre più simile al suo alter ego bianconero.

Non solo latita il gioco, ma anche la voglia di giocarlo, c’è la stessa voglia che ha la RAI di comprarsi i diritti per i prossimi 20 mondiali. Non so se si sono resi conto con chi abbiamo giocato in queste due gare. Squadre che ancora oggi ringraziano la sorte di essere capitati con noi, perchè per il resto non han fatto nemmeno una partita decente. Se sappiamo di giovare con il “supertele” e con certi “stangoni” poco tecnici perchè tanti lanci lunghi? Perchè tirare più piano le volte successive in cui l’hai spedita in Congo? Va bene che questo è il mondiale delle difese (ed è oggettivo) ma la nostra manovra macchinosa e lumachescha mal si addice a chi sa di dover vincere con una squadretta come la Nuova Zelanda. Nessun fraseggio, nessun uno contro uno, un beneamato nulla per chi per onore dovrebbe giocare con il sangue ai denti.
La perdita di Pirlo è un vuoto incolmabile per chi non è mai stata ben considerata da tutti. Vedere la Nazionale in queste condizioni è davvero frustrante, ne sanno qualcosa gli inglesi che sono sulla nostra stessa barca. Vincere con la Slovacchia ci darà la qualificazione ma difficilmente il primo posto, il che vuol dire che saremo asfaltati dall’Olanda già negli ottavi.
 
Allora… vediamo.. si passa vincendo o pareggiando (se il Paraguay vince con la Nuova Zelanda). Ma attenzione perchè vi è anche una terza e apocalittica chance: LA MONETINA… qualora ad esempio le due partite finissero sullo zero a zero. E con tutto quello che si è visto quest’anno questa sarebbe la combinazione con più alta probabilità di riuscita.