mercoledì 27 settembre 2023

Serie A 23/24 - Juventus-Lecce 1-0 - In medio stat Juventus


Dopo la sciagurata sassuolata di Sabato scorso la Juve era chiamata a rispondere e lo fa da nuova Juve, cioè col minimo sindacale, contro il Lecce in casa, in una gara diventata inedito scontro diretto in classifica. Una vittoria arrivata con un gol di Milik, schierato titolare solo per segnare a porta vuota, in una partita sporca in cui si produce poco ma subisce anche meno (Szczesny resta inoperoso). 

domenica 24 settembre 2023

Serie A 23/24 – Sassuolo-Juventus 4-2 – Scansuventus

 

E c’è chi ancora parla di Scansuolo quando, nella realtà dei fatti, si dovrebbe iniziare a parlare di Scansuventus, dato che è ormai questo l’andazzo degli ultimi anni al Mapei, al di là di ogni preconcetto e pregiudizio spicciolo, radicato ormai nel popolino da anni. Non sarò qui a parlarvi di quanto ieri si sia toccato il fondo, per quanto vero e innegabile che sia, perché conoscendo i miei polli so che ci sarà sempre un nuovo abisso da scavare, un altro record negativo da superare, nel viaggio verso il centro della terra intrapreso da questo Jules Ventus.


domenica 17 settembre 2023

Serie A 23/24 - 4ª Juventus - Lazio – Non ci resta che piangere



Sarà pure il peggior allenatore italiano, ma ogni volta riesce a incartare Sarri e la sua Lazio. La società calcistica italiana, invece, si identifica alla perfezione col sarrismo. Quella del finto calcio spettacolo, senza uno straccio di adattamento all’avversario, il tikitaka sterile, capace di spostare sempre e comunque l’attenzione sull’arbitro quando le cose non girano bene, il parafulmine di tutti i propri mali del mondo. Ebbene sì, non ridete, persino dopo una partita del genere, in cui nessun sano di mente ha visto fatti strani, se si eccettua il fatto che il primo giallo per la Lazio è arrivato dopo 85 minuti, con già mezza Juve ammonita. Ecco dunque come giustificare l’ennesima sberla tattica presa da Allegri, l’allenatore più criticato d’Italia.

martedì 12 settembre 2023

One Piece - Serie TV (2023)


Non ho mai capito fino in fondo l'idolatria per One Piece. Sará che nel periodo del suo boom, almeno qui in Italia, ero ormai troppo cresciuto per appassionarmici e giá decisamente vivevo quella fase nella quale si considerano certi prodotti "per bambini" e poco degni di essere guardati (prima che in età adulta si faccia il classico giro a 180 gradi alla ricerca dei prodotti amati nell'infanzia). Oppure forse l'ho visto come un qualcosa un po' troppo sopra le righe per i miei gusti, troppo esagerato, caciarone, stupidotto, pieno delle classiche giapponesate da clichè. Fatto sta che io ero uno di quelli che aspettavano con ansia il live action dedicato a Cowboy Bepop (poi rivelatosi un floppone) mentre per quello di One Piece avevo un hype pressochè rasente lo zero. 


"One piece, io ti troverò, fosse anche tra 5000 puntate, me lo ha promesso Netflix"


Parliamo però del manga più venduto di tutti i tempi, mica pizza e fichi, quindi volente o nolente un po' tutti, anche di sfuggita, ci siamo in un certo senso imbattuti prima o poi in One Piece (io ad esempio attraverso un paio di videogames dedicati alla saga e qualche episodio dell'anime visto qua e là). Va da sé che la fan base del prodotto oltre ad essere sterminata è decisamente molto, troppo, esigente. Per questo motivo all'annuncio di un adattamento per Netflix molti sono rimasti perplessi, io in primis. Dopo il flop di Cowboy Bepop se ne escono con un prodotto molto più complesso (visto il suo poco realismo e la mole di effetti speciali da dover per forza di cose utilizzare) e con un pubblico pronto a distruggerlo per la minima inesattezza o cambiamento apportato? Si sa d'altronde che viviamo nell'epoca della ricerca della purezza massima, nella quale ogni adattamento deve essere incontaminato e preservare la sacralità del testo (in questo caso pure disegno) originale pena il linciaggio sui social (si vede che molti non hanno vissuto gli anni 80/90 e gli adattamenti di quell'epoca). Insomma floppone annunciato, no? Non c'è manco da ragionarci su più di tanto e lasciar passare pure questo e pensare ad altro. E invece no: tempo un paio di giorni e diventa giá il prodotto più visto di sempre, tutti ne parlano, tutti fanno teorie, perfino i fan dell'anime e del manga lo lodano e si spellano le mani. Possibile?

sabato 9 settembre 2023

The Afterparty - seconda stagione (2023)


Se una formula è vincente, ha poco senso cambiarla. Questo avranno pensato Christopher Miller e Phil Lord dovendo ideare la seconda stagione di The Afterparty. Perchè se l'impalcatura era costituita dal classico Cluedo e affini, un "invito a cena con delitto" virato in chiave farsesca, stava poi nel modo in cui erano costruite le varie puntate a decretare la riuscita di una stagione davvero sfiziosa e particolare: ogni puntata era infatti dedicata ad un sospettato (che raccontava l'accaduto dal suo personalissimo punto di vista) e si rivelava una parodia di un genere cinematografico: il cartone animato, il musical, l'action e vari altri. Tante piccole serie in una insomma, tanti personaggi folli, tanti colpi di scena e tante risate. 

Nella seconda stagione accade in pratica quasi la stessa cosa, se non altro a livello di struttura. Sebbene infatti il delitto e il contesto siano totalmente differenti (qui un matrimonio, in luogo di una festa nella villa di un riccone) permangono alcuni personaggi (Aniq, Zoe e la Detective Danner, qui riproposti come trio che deve sbrogliare la matassa) e soprattutto la struttura degli episodi: ancora una volta tanti piccoli quadretti che si divertono a citare i vari classici del cinema (e non) del passato (dal thriller hitchcockiano, all'horror, al film d'epoca in costume, alla telenovelas o ancora la commedia romantica). Stavolta però abbiamo anche piccole incursioni in frangenti più moderni: una puntata ad esempio rilegge l'accaduto dal punto di vista di un tiktoker.

mercoledì 30 agosto 2023

Oppenheimer - Christopher Nolan (2023) - distruggere mondi a colpi di cinema


Se c'è un regista che più di ogni altro negli ultimi anni è riuscito a coniugare cinema "alto" con le esigenze di botteghino è Christopher Nolan. Forse per questo non è stato mai davvero capito dalle frange più estreme dei due schieramenti. Per i fan del cinema "colto" il regista inglese utilizza troppi "spiegoni", scene ad effetto, "irruenza sonora" che sottolinea costantemente i momenti clou, per coloro che invece dal cinema cercano solo disimpegno puro, beh, non è difficile capire perchè non lo gradiscano. 
La sua forza sta invece proprio nell'unire due anime, due mondi profondamente distinti, che mai come nei suoi film riescono a trovare un contenitore che li amplifichi entrambi e crei una miscela esplosiva. Si potrebbe dire che quindi Oppenheimer, in un certo senso, simboleggia perfettamente il modo di fare cinema da parte di Nolan. Un cinema ambiguo, ambivalente, proprio come l'uomo che stava dietro il famigerato progetto Manhattan.

domenica 27 agosto 2023

Serie A 23/24 - 2ª Juventus-Bologna 1-1

 


“Stessa spiaggia, stesso mare, come l’anno scorso… ” cantava Edoardo Vianello. Vittoria per 3-0 all’esordio (Sassuolo/Udinese) e pareggio con una provinciale (Samp/Bologna). Tutto già visto, tutto gia vomitato. Le estati passano ma questa Juventus naviga in balia delle maree, senza né meta né terra in vista, come se per lei il tempo non passasse. Non vinciamo due gare iniziali consecutive dal 2019 (l’anno dell’ultimo scudetto) ma per i burocrati societari continua ad andare bene così.


mercoledì 23 agosto 2023

Painkiller - miniserie (2023)


E' evidente che nella sanità americana c'è qualcosa che non va. Fin dai tempi di Sicko, di Michael Moore, sono stati tanti i film o le serie TV che ne hanno messo in discussione la credibilità e i meccanismi distorti. In una nazione dominata dalle lobby e dalla ricerca forsennata del profitto è pressoché scontato che anche il dolore possa diventare uno spunto per fare soldi. Quando una persona è disperata, soffre, non trova vie di uscita tende a fidarsi di personaggi poco raccomandabili (maghi, truffatori, usurai...). Ma a volte capita che questi personaggi discutibili si nascondano dietro persone stimate, credibili (all'apparenza), legittimate dalla legge e dalla loro posizione di potere. Se un farmaco arriva nelle farmacie vuol dire che è sicuro, legale, soprattutto con pochi effetti collaterali. Non sempre, non in certi ambiti.

"Non è forse vero che la vendita del piacere è essa stessa il piacere?"

Painkiller è la storia della famiglia Sackler e in particolare di Richard, il nipote del fondatore della Purdue Pharma. Così come l'ingombrante parente ha in testa una sola idea: il profitto. Per risollevare la sua azienda troverà infatti un modo piuttosto ingegnoso e perverso: sfruttare il dolore delle persone. Assieme ai suoi dipendenti ideerà quindi l'Oxycontin, un antidolorifico "miracoloso" in grado di estirpare qualsiasi forma di dolore, dal più piccolo al più persistente e invalidante. L'effetto collaterale? Crea dipendenza, parecchia dipendenza. Ecco quindi che, grazie ad abili mosse di marketing, una massiccia campagna di "sensibilizzazione", qualche funzionario corrotto, una massa di dipendenti avvenenti e convincenti, quello che dovrebbe essere un oppioide destinato soltanto ai malati terminali finisce invece per essere venduto a tutti. Fa sparire il dolore, giusto? Quindi funziona. E' questo il senso e il meccanismo alla base del piano di Richard. Se poi quelli che ne fanno uso decidono di diventare dei "drogati" è solo colpa loro (questa è anche una delle strategie difensive col quale si difenderà a processo). Fu così che in quegli anni negli Usa ci fu una sorta di epidemia di persone dipendenti dagli oppioidi, con un bilancio di più di 200.000 vittime e un tasso di criminalità aumentato esponenzialmente nello stesso periodo. Tra coloro che si batteranno per mettere in luce le malefatte dei Sackler ci sará Edie Flowers, che scoprirà però ben presto come mettersi contro la Purdue non sará esattamente una passeggiata.

Painkiller è una serie piuttosto ingegnosa, grazie alla scelta di un cast particolare ma di alto profilo (finalmente rivediamo Matthew Broderick in un ruolo di rilievo che ne esalta la bravura), che si avvale di un montaggio serrato, a tratti sopra le righe, puntellato da un costante accompagnamento musicale che regala alla serie un retrogusto da videoclip. Uno stile che abbiamo già visto nel pioniere La Grande Scommessa e che qui viene riproposto in maniera simile ma non pedissequa. I buoni e i cattivi sono ben evidenziati fin da subito e lo svolgimento è piuttosto enfatico, come accade per molti prodotti dello stesso genere. Ma statistiche, dati, i disclaimer e (soprattutto) le introduzioni ad ogni puntata (dove parlano i veri parenti delle vittime) aiutano a riconnetterci con la cruda realtá della vicenda. Per dirla come uno dei motti della Purdue:"chi vuole fuggire dal dolore cerca il piacere", ma se questo piacere finisce per diventare una condanna a morte non c'è più grossa differenza tra un'azienda farmaceutica ed uno spacciatore, cambia solo il conto in banca.


"Sono stato forse io ad inventare la dipendenza? E' un qualcosa che esiste da sempre e sempre esisterà"

Painkiller è insomma a tratti un documentario, a tratti un stilosa commedia su un personaggio discutibile, un thriller legale, un serie drammatica sulla discesa nel baratro delle dipendenze (ottima l'interpretazione in questo senso da parte di Taylor Kitsch). In ogni caso resta un prodotto di denuncia, che mira a sensibilizzare piuttosto che a scioccare, pur nel suo stile peculiare.

PRO
- Un Matthew Broderick mefistofelico
- Il montaggio serrato e incalzante
- Il mescolare vari generi mantenendo sempre comunque in primo piano il suo essere un prodotto di denuncia

CONTRO
- Non tutti i personaggi sono rilevanti
- Un po' di retorica, necessaria comunque in un prodotto del genere.
- I toni enfatici potrebbero dare fastidio a qualcuno, nonostante non siano mai troppo sovrabbondanti.

Voto 8+

lunedì 21 agosto 2023

Serie A 23/24 - 1ª Udinese-Juventus 0-3 - statistiche random



Riparte il campionato più ipocrita d’Europa e forse il più “pezzente” della storia, perché condotto alle “pezze americane” del mercato estivo. Mentre tutti erano lì, col culo stretto per averla scampata con le plusvalenze (tranne i soliti) gli arabi ci usavano come allevamento di polli da scegliere. Nemmeno le solite telenovele, come quella di Lukaku (che è da inizio estate son sicuro non verrà) riescono ad appassionare i più sgamati. Mezzucci per radicalizzare ancor di più le tifoserie nell’attesa di un ritorno economico dai fanatici, nel nulla cosmico degli acquistucci all’Eurospin. Con le TV che mandano a monte aste e intanto aumentano i prezzi per recuperare i soldi da chi rimane abbonato al prodotto più scarso di sempre.

In tutto questo la Juve riparte da dove ci aveva lasciato, con una vittoria contro l’Udinese ad Udine, ma con lo stesso punteggio della prima col Sassuolo dello scorso anno, sul campo da dove era partita l’anno prima, nell’ultima gara di Ronaldo e delle papere di Szczesny, Ci sarebbe da chiedere all’amico di Sarri una percentuale sulla probabilità di queste statistiche semi-random.

martedì 15 agosto 2023

Lincoln Lawyer (Avvocato Di Difesa) - serie TV - seconda stagione.



C'è qualcosa nel modo di fare di Mickey Haller che potrebbe ricordare Saul Goodman: la sua capacitá di trovare escamotages, di inventare "trucchetti" per salvare i suoi assistiti, di ficcarsi nei pasticci difendendo chi sembra giá condannato. Il personaggio creato da Michael Connelly però ha una caratteristica che lo rende (e rende la serie che lo vede protagonista) molto più "solare": è un avvocato fin troppo accondiscendente con i suoi assistiti, empatico. Il suo farsi trascinare dai clienti finisce quasi sempre per renderlo appetibile (visto che è anche molto bravo) ma anche molto più "manipolabile". D'altronde è un avvocato "di difesa", è il suo scopo cercare ogni mezzo (legale o comunque al massimo al limite dell' illegalità, a differenza di Saul Goodman) per scagionare coloro che deve difendere. Ma ne vale sempre la pena?
A questo l'interrogativo col quale si chiudeva la prima stagione ed è con questo interrogativo che in un certo senso ci trasciniamo anche in questa seconda stagione.