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sabato 15 giugno 2013

AFTER EARTH - M. Night Shyamalan

La paura non esiste, La paura non esiste, la paura non esiste...la paura esiste!"

No, non si tratta della recensione de "L'esorciccio" ma del nuovo film di “Sciamallà” "After Earth".
Il regista indiano oramai definibile come eterna promessa dopo gli exploit con "Il senso senso" e "The Unbreakable" si è ficcato (a parte l'interessante e poco capito The Village) in un vero e proprio vicolo cieco: il particolare ma irrisolto "Lady in the water", il noioso e malriuscito "E venne il giorno", il disastroso "L'ultimo dominatore dell'aria" (che non ho avuto il coraggio di vedere).

In questo caso si limita a dirigere (quindi abbiamo scansato il solito finale a sorpresa ultimamente sempre più inutile) Willy Smith e suo figlio in un film praticamente recitato solo da questi ultimi due.

domenica 9 giugno 2013

Sirens Blood Curse–Sony

Tempo fa su questo stesso blog pubblicammo la recensione di un titolo per ps2, Forbidden Siren, titolo molto amato da un certo tipo di videogiocatori e odiato da molti altri (io lo trovai a tratti detestabile e lo inserii in una particolare classifica dei videogiochi che più avevo odiato in assoluto).
Forbidden siren era un survival horror/stealth estremamente difficile, impegnativo, che metteva a dura prova i nervi, pieno di punti in cui andava calcolato al millimetro ogni movimento, dove bisognava studiare attentamente i movimenti del nemico, a volte stare ad osservarlo per molto tempo prima di muoversi perché una volta scelta questa opzione il rischio di essere scoperto significava rifare tutto da capo.
Se ci mettiamo che non adoro gli stealth, che la grafica (anche per una ps2) era abbastanza penosa, che i dialoghi in italiano sembravano usciti da un film di Fulci o di D'Amato, che la storia era molto interessante ma raccontata in uno stile "particolare" e assolutamente non canonico (con sbalzi temporali tra un capitolo e l'altro), che il sight-jacking (la possibilità di vedere con gli occhi dei nemici, ma senza la possibilità di capire dove erano, bisognava andare ad intuito) era un'idea interessante ma mi aveva innervosito non poco...
Tempo dopo fu pubblicato su ps3 il remake di quel capitolo, Siren Blood curse, titolo snobbato dai fan della saga, perché ritenuto "troppo facile" (la mania del gioco difficilissimo=bellissimo non l'ho mai capita, a me piacciono i giochi mediamente difficili ma non quelli frustranti e punitivi e Forbidden Siren lo era). Ma davvero è così, davvero il solo fatto che sia più facile di un gioco difficilissimo basta a definirlo come un capitolo minore della saga? Vediamo le principali differenza tra i due titoli
1) La difficoltà.
Il tasto dolente. Siren è più facile di Forbidden Siren, indubbiamente, ma questo è un male? E' vero che abbiamo in questo caso anche delle armi e dei mezzi per "ammazzare" (si fa per dire, non muoiono mai e rinvengono dopo un po') ma i nemici saranno comunque molto ostici nei tratti avanzati dell'avventura, negli ultimi capitoli i checkpoint scarseggeranno, sarà sempre più difficile capire cose fare e come raggiungere determinati punti, come superare silenziosamente i nemici, spesso questi saranno armati di fucile e noi di una semplice mazza.
Insomma magari per chi è riuscito nell'impresa di finire il primo capitolo della saga questo titolo sarà una sciocchezzuola (io non ci riuscii, ad un certo punto abbandonai), ma per chi non lo ha giocato sarà comuqnue un titolo godibile e abbastanza impegnativo: al confronto un Dead Space, per dire, si gioca da solo.
2) Il sight-jacking.
La sua importanza diminuisce, quasi sempre se ne può fare a meno e quando lo si usa è molto più utile: potremo vedere in split screen sia il nostro personaggio che il nemico e quindi renderci conto di dove più o meno si trova. Ciò porta indubbiamente una diminuzione della difficoltà ma anche a molti mal di testa di meno (vedere con il sight-jacking in Forbidden siren era una tortura).
3) il doppiaggio.
Per foruna l'italiano è stato fatto fuori per un inglese sottotitolato molto più gradevole
4) La grafica.
Non che sia una cosa importantissima in un gioco, ma la grafica di Forbidden Siren faceva pena. Questa di Blood curse è funzionale: non certo meravigliosa, il solito effetto granuloso alla Silent hill, ambientazioni molto buie per mascherare le pecche, ma non ci si può lamentare, su ps3 ho visto di peggio.
5) La storia.
Simile, ma non del tutto, è raccontata qui in maniera sequenziale (che schifo, gnè gnè), si ma anche così sfido a capirci qualcosa senza leggere tutti gli archivi (e trovarli tutti sarà estremamente arduo) e anche con l'ausilio di questi resteranno molti punti oscuri. La trama è raccontata in modo canonico ma è allo stesso modo appassionante e complicata, tanto che alcune cose riusciranno a sorprendere anche un videogiocatore cresciuto a pane e Silent Hill.
Il tutto poi è diviso in 12 capitoli (non comodissimi da scaricare e installare) con tanto di "nelle puntate precedenti" e di "nella prossima puntata" come un telefilm.
Insomma per quanto mi riguarda questo Siren blood curse è superiore all'originale (si, sono una brutta persona) in quasi tutto, magari lo si poteva rendere leggermente più ostico negli enigmi, i personaggi a tratti sono ingestibili, ci sono le classiche parti (rompipalle) in cui devi stare attento ad un personaggio non giocante (parti che odio in un videogame), ma fa il suo dovere.
Siren Blood Curse mette tensione, come i bei giochi di una volta (i primi Resident evil o i primi Silent Hill), ansia, a tratti risulta disturbante, ha una trama davvero interessante, insomma pur avendo parecchie pecche è forse l'unico vero survival horror vecchia maniera di questa generazione.
Peccato che lo abbiano giocato in pochi.
Voto 8--

venerdì 7 giugno 2013

UNA NOTTE DA LEONI 3 (The Hangover 3) - Todd Phillips

Ci sono saghe più o meno importanti, più o meno riuscite, più o meno divertenti. Di solito quando si sceglie di fare un sequel il motivo principale è il profitto più che la voglia di esplorare a fondo l'universo creato con il primo film, soprattutto se si tratta del genere commedia.

Una notte da leoni riscosse a sorpresa un enorme successo qualche anno fa, ciò non solo è imputabile al fatto che uscì in sordina e in un periodo di magra, ma anche all'ottima scelta del cast (un trio vario e ben affiatato) e a qualche idea che lo rendeva diverso dal solito filmetto comico.

L'idea maggiormente azzeccata fu quella di un addio al celibato nel quale i protagonisti si sballano (principalmente a loro insaputa) e poi il giorno dopo, del tutto ignari di quanto fatto la notte precedente si ritrovano in situazioni assurde in cerca di un modo per rimediare e ricordare.

Lo spunto quindi, per quanto non originalissimo o esaltante, era un ottimo modo per permettere al film di trasformarsi in una specie di caccia al tesoro esagerata e folle.

Il sequel si rivelò un film abbastanza divertente, ma probabilmente lo era perché si limitava a riprendere in toto la trama e le situazioni del primo e ripeterle pedissequamente con qualche limatura qua e là.

Una notte da leoni 3 sceglie coraggiosamente di chiudere la saga in modo totalmente diverso. Sia lo spunto di partenza (Nessun dopo sbornia) che l'intreccio sono molto differenti da quelli precedenti: qui non si va alla ricerca della memoria perduta ma si viaggia attraverso l'America in compagnia di un personaggio sopra le righe che mette nei pasticci gli altri. Un classico road movie insomma, alla Parto col Folle, dove l'ilarità scaturisce dalle battute (non sempre azzeccate) più che dalle situazioni.

Se nei film precedenti i 3 protagonisti erano tutti sullo stesso piano, qui tutto è incentrato su Alan e sulle doti comiche del sempre bravo Zack Galifianakis, laddove soltanto Ken Jeon riesce a tenergli testa, gli altri appaiono in secondo piano, messi in disparte.

Ecco che quindi soltanto la scena dopo i titoli di coda torna ad avere l'essenza di quelli che erano i film precedenti: incredulità, follia e confusione e a conti fatti vale tutto il film.

Un film a tratti divertente ma molto più "ordinario" e "classico". Forse si poteva chiudere la saga in modo diverso.

Voto 6-

sabato 1 giugno 2013

SOLO DIO PERDONA (Only God Forgives) - di Nicolas Winding Refn

Dopo l'exploit di Drive, Nicolas Winding Refn e Ryan Gosling tornano a lavorare assieme e le premesse per il capolavoro ci sono tutte: regista dotato e protagonista carismatico, atmosfere oscure, violenza (a tratti splatter), ambientazioni curate e particolari, musiche perfette. Invece non tutto purtroppo fila per il verso giusto. Pur dimenticandosi di Drive ed evitando qualsiasi paragone, Solo Dio perdona è sostanzialmente come una bella confezione vuota.

Se le musiche e l'atmosfera generale sono perfette, lo stesso non si può dire del resto.

La trama è appena abbozzata, il che non sarebbe del tutto un male se i personaggi avessero una caratterizzazione eccellente o se i dialoghi avessero qualcosa di memorabile (azzeccata l'idea di ridurli al minimo, ma quando sono presenti sono piuttosto banali e poco memorabili), purtroppo non è così.

venerdì 24 maggio 2013

FAST AND FURIOUS 6 - Justin Lin

Volevamo stupirvi con effetti speciali invece… abbiamo addirittura sovvertito le regole della fisica. Potrebbero essere queste le parole di presentazione del film, parafrasando uno slogan anni ‘80. Abbandonato definitivamente il genere strettamente Corse-Tuning, la saga diviene un action-macchina-da-soldi ben organizzato, con tanto di marketing all’americana, farcito di esposizioni d’auto nelle multisale e raduni di appassionati. Poco sembra importare dunque, se si perdono quei pochi puristi della prima ora, quelli che “non è più quello di prima!”, perché mentre loro restano a casa le masse affollano la biglietteria, manco fosse l’uscita di un film epocale manco fosse Avatar (indipendentemente dall’effettiva qualità di Avatar).

domenica 19 maggio 2013

Serie A 38> Sampdoria vs Juventus 3-2 - Corso Agevolato In "Bestia Nera"

Basta la squadra giusta al momento giusto e porti a casa l'intero bottino, l'unica che può vantarsi di non aver perso contro di noi quest'anno dopo il Bayern, il che "secondo certi parametri" dovrebbe fargli disputare la finale di Champions? Il calcio invece è la scienza delle casualitá. Quella che ti mette di fronte la stessa squadra nei periodi di maggiore rilassatezza per regalargli una passerella inaspettata e a tratti immeritata.

All'andata fu' il panettone a fermarci, appesantiti mentalmente dalla lunga sosta natalizia. Al ritorno lo spumante, e il pensiero delle vacanze. Poiché se, come qualcuno ha detto, è stata anche partita vera, certi errori non li fai se sei ancora in gioco e concentrato. Se poi parafrasando un detto: "inciampa che il diavolo ti calpesta" ...patatrac! Come era successo col Cagliari infatti la sfiga ci ha messo lo zampino e dove lei non ha potuto ci ha pensato Gervasoni. Per essere una partita inutile è stato un bel arbitraggio di merda. Due rigori negati a noi e uno inventato dato a loro hanno finito per fare la differenza in un match fatto per il pareggio. Un pareggio che ci sarebbe andato anche stretto.

Quali sono dunque le nostre colpe dunque, oltre gli errori difensivi e di Storari? Sempre gli stessi, scarsa cattiveria offensiva. Non è un caso che nessun attaccante sia in doppia cifra, e qui non c'entra il gioco di Conte, che porta in gol tutti, se davanti al portiere ti mangi gol fatti o gliela tiri in bocca e sempre centrale.

Ora che anche Marotta sembra essersene convinto staremo a vedere quali saranno le sue mosse sul mercato. Intanto giá ha iniziato a parlar troppo sull'affare Tevez e questo non è che sia un buon inizio. Esporsi troppo ti brucia, ma quest'anno c'è Conte che si è imposto come garante e questo, dall'altro lato, ci deve far ben sperare. Ora che un'altro campionato è finito e un altro scudetto è in bacheca, possiamo finalmente... lasciarci andare all'agonia del calciomercato.

venerdì 17 maggio 2013

SNITCH (l'infiltrato) - Ric Roman Waugh

Snitch l'infiltrato è un film con Dwayne "The Rock" Johnson. Ok, possiamo chiudere qui la recensione, è il solito film d'azione tutto muscoli e sparatorie. Invece no, non del tutto almeno.

Già dall'introduzione il film ci preannuncia che quanto vedremo è tratto da una storia vera, questo ci fa storcere il naso visto che il film non è una commedia (The rock alterna anche queste ai  classici film d'azione) ma in teoria è un action con The rock.

Snitch è infatti la storia di un padre (un normale imprenditore) che per scagionare il figlio è costretto a fare l'infiltrato per assicurare alla giustizia dei pericolosi criminali. Non sembrerebbe una cosa poi tanto credibile, ma visto che è tratto da una storia vera...

Il film non si può dire che non ci si metta d'impegno nel costruire bene la tensione, nel limitare l'azione al minimo (tenendo nascosti i muscoli del protagonista), nell'inserire qualche ambizione da denuncia sociale (le pene giudicate troppo eccessive anche per casi che non lo meriterebbero). Anche l'utilizzo di un'attrice come Susan Sarandon (non sfruttata al meglio) tradisce la volontà di dare al film una patina di film impegnato.

Gli altri attori, per quanto non eccezionali e riciclati spesso da serie tv se la cavano abbastanza bene svolgendo il compitino diligentemente. Purtroppo tutto questo impegno non corrisponde sempre ad un obbiettivo centrato: per quanto ci si sforzi, in realtà il dramma rimane abbastanza in secondo piano rispetto alla tensione e all'azione, il protagonista non è capace di rendere al meglio il dolore di un uomo e la precarietà della sua situazione, i dialoghi sono piuttosto classici e abbastanza abbozzati, il finale è troppo buonista e "tirato via".

Un film insomma che sorprende ma non del tutto, riesce ad intrattenere senza vistose cadute di tono ma senza entusiasmare come a tratti sembrerebbe voler fare, che crea davvero un ottima tensione ma che ha forse la sua più grave pecca proprio nella scelta del protagonista (probabilmente inadatto per il ruolo di un padre che le prende senza darle quasi mai)

Voto 7--

domenica 12 maggio 2013

Serie A 37> Juventus vs Cagliari 1-1–Come una macchia sulla cravatta



Vi è mai capitati di sporcarvi la cravatta mentre siete seduti a tavola ad un matrimonio? che fate vi alzate e ve ne andate? No, magari la cambiate o la togliete. Il pareggio di ieri è stato questo, una macchia sulla cravatta. Non sulla camicia bianca, come sarebbe stata metaforicamente equiparabile una sconfitta, ma cadendo la macchia prende la cravatta che salva il salvabile. Non a caso in inglese Tie vuol dire sia cravatta che pareggio. L’obbiettivo rimasto erano i 91 punti e non raggiungerli da un po' fastidio, ma magari non li raggiungevi lo stesso l’ultima giornata, quindi inizi pian piano a fregartene. Al che sorridi quando vedi gente che festeggia per il tuo pareggio e il mancato record, perché sono gli stessi che non riconoscono quei 91 punti e quello scudetto.

Quel che bisogna pensare invece è solo festeggiare, perchè un motivo per rovinarti la festa te lo devono trovare comunque, quindi fai buon viso a cattivo gioco e dai a loro un po’ di spicci per la birra, in fondo è festa anche per loro.

La cornice di ieri avrebbe tolto concentrazione a chiunque, figli in campo e popolo in festa ed è facile che il golletto lo becchi, anche senza che il pubblico sugli spalti ne risenta affatto. Il gol di Ibarbo è il simbolo di ciò che ho detto. Parte dalla nostra metà campo con una sgroppata (checchè ne dicano) tutt’altro che irresistibile, fa fuori un Barzagli acciaccato (che vien sostituito subito dopo) e passa sotto un intervento tutt’altro che impeccabile di Storari che se la lascia passare sotto dopo averla toccata. l’attaccante cagliaritano ha testualmente dichiarato “e pensare che avevo sbagliato a tirare”… e ho detto tutto, ma i media devono per forza scomodare Weah. Vabbè falli gioire! per la prestazione vista in campo avremmo ampiamente meritato la vittoria, per quando creato prima e dopo il pareggio di Vucinic. magari, ad esempio, ci sarebbe stata gloria anche per Giovinco, se quella sua punizione non si fosse fermata sula palo, ed oggi staremmo ad omaggiare un giocatore che ancora una volta ha offerto una prestazione spenta.

Ma si sa, la maledizione rossoblu è dura a morire ed anche quest’anno, come nello scorso, contro Genoa, Cagliari e Bologna abbiamo dovuto penare. da ricordare il pareggio “guida-to” col genoa o la vittoria in extremis col Bologna o quella dell’andata con lo stesso Cagliari. Insomma pochi viaggi di piacere. ma quel che non dobbiamo perdere di vista è la grande annata che abbiamo fatto, 27 vittorie totali e già a +3 dallo scorso anno.

Per questo lasciamo andare pure ai festeggiamenti con la coscienza che da domani dovremo metterci seriamente a programmare il futuro, perché la Juve non può fermarsi, perché vincere è sempre l’unica cosa che conta!

sabato 11 maggio 2013

LA CASA (Evil dead) [remake 2013] - Fede Alvarez

Negli ultimi anni stiamo assistendo alla fiera del remake: dai reboot, ai rifacimenti "liberamente ispirati", ai prequel, ai sequel fuori tempo massimo...

Le idee scarseggiano, il bisogno di far soldi "facili" cresce, quale miglior modo per guadagnare qualche spicciolo se non quello di utilizzare il brand di un film famoso capace di attirare le masse?
Questo "La Casa" è un remake ma allo stesso tempo cerca per quanto possibile di distaccarsi dal film di Raimi (che però produce il film assieme a Bruce Campbell), provando ad avere un suo senso al di là del nome ingombrante.

giovedì 9 maggio 2013

Serie A 36> Atalanta vs Juventus 0-1 – La nona sinfonia


Dopo la festa dolore di tasca e dolore di testa, recita un vecchio adagio, successe lo scorso anno nella finale di Coppa Italia, per nostra fortuna non si è ripetuto quest’anno, anche se lo scontro era più ravvicinato. Siamo riusciti a durare fin dopo il vantaggio e sino alla sospensione, quella parentesi in cui ti accorgi che la deficienza dilaga anche con la spada di Damocle della squalifica pende sulla tua testa.