mercoledì 26 settembre 2012

Serie A, 5> Fiorentina vs Juventus 0-0 – uno stanco martedì toscano

Esistono storie che non esistono… come la rivalità tra Juve e Fiorentina, talmente assurda che va avanti da decine di anni splendendo ormai di luce propria. All’entrata dello stadio in una delle tante interviste ad hoc, create dai media per tener vivo il focolare, si chiede il perchè ad un tizio a caso e la sua risposta è incredibilmente grottesca per quanto esplicativa: “nessun motivo, è così dalla nascita!”. Ora potete ben capire quanto questa gente abbia bisogno di analizzare a fondo le ragioni che le spingano a voler cercare il male per eccellenza nei colori bianconeri, quasi come se per loro fosse un elemento stabilizzante per i loro problemi quotidiani.

Ad ogni modo, lasciando stare gli aspetti di marketing che tutto questo porta ai media, ci sono pareggi che ti devi prendere e portare a casa, al di la dell’orgoglio e della rivalità con chi ti sta di fronte, soprattutto se alla fine si tratta di un punto guadagnato. Ad un osservatore esterno, rimasto in orbita in una missione spaziale della durata di due anni, il tempo bianconero deve essere sembrato rimasto immutato. Ma la spiegazione, al di fuori di ogni teoria relativistica, è ben più semplice, e cioè non ne avevamo più.

E’ dallo scorso anno che continuano a dirci che tutti questi impegni ci avrebbero fiaccati, ed ecco il tempo propizio alla raccolta per i gufi. Perennemente col fiato corto giochiamo a rincorrere l’avversario, ma quando si tratta di proporre qualcosa noi rivolgiamo il nostro pensiero altrove. Neppure un idea, ne il giusto innesco per realizzarla. Da un lato c’era chi affrontava la finale di coppa del mondo e dall’altra chi non avrebbe proprio voluto neppure affrontare il viaggio verso Firenze. Non c’entra quindi l’impegno, magari fosse quello, qui si tratta di stanchezza, semplice e preoccupante stanchezza, quella che quanto arriva devi solo sperare che non ti faccia soccombere. Difatti è quello che stava per accadere, i violacei compiono la partita perfetta e per sfortuna, e anche molta incapacità realizzativa, non prendono i tre punti, che avrebbero voluto dire una settimana o forse un mese di feste estreme per le vie della città.

Cresce nei tifosi juventini la fazione degli oppositori di Giovinco. Ancora una volta la formica appare inadeguata ad affrontare certe partite e ci si meraviglia del perchè Conte, e chi per lui, continui a bruciarlo in partite fisiche come queste, lasciandolo in campo per tutti i 90’ minuti. Neppure mettere ancora Vucinic e Marchisio alla bisogna ci salva dal periodo di appannamento, ora quello che deve farci preoccupare di più, non è il pareggio, perchè non sempre si può vincere (checché ne dicano i chiacchieroni della stampa che ne monteranno un caso), ma è come affronteremo i centometristi del Bohemian con queste premesse fisiche. Urge prova di forza.

domenica 23 settembre 2012

Serie A 4> Juventus vs Chievo Verona 2-0 – Una doppietta in mano alla Quaglia

Notts County, Juventus, Siena, Udinese… è stato un weekend di dominio dei colori bianconeri, condito da un menù di fagioli sciacquati e alici sotto sale. Ieri intanto la sfida Juventus-Sorrentino si è conclusa a favore dei bianconeri di Quagliarella, che vola sempre più in alto prendendosi un po’ di soddisfazioni personali.
Il Chievo, da un po’ di tempo a questa parte, è stata la nostra “beffa”. Non gli si riusciva a sfilare tre punti manco per niente. Ieri l’andazzo sembrava lo stesso, con gli scaligeri che si arroccavano in porta in undici e Sorrentino che diventava il fenomeno che non era stato nelle altre giornate. No, sorbirsi ancora la troll face ciociara di Di Carlo, no! Ma Quagliarella non ci sta’. Non ci sta' ad iscriversi al club dei panchinari e non ci sta a tirarsene fuori con un gol banale. No, a lui piace stupire, il golletto lo aborra. Con due gol, uno più bello dell’altro, che piegano letteralmente le mani al “portierone” clivense, dice a Conte, chi per lui, di tenerlo da conto perchè è duro a morire.
La perla nera Pogba è ancora grezza ma giusto provarlo in queste occasioni, così come avrei provato Bendner per più tempo, magari dando più fiato a Vucinic, un po’ appannato. L’operazione turnover stenta a decollare, visto che ancora una volta si è dovuti ricorrere a Vidal per scavalcare il muretto, e questo non va bene.

giovedì 20 settembre 2012

Champions League, Girone E 1> Chelsea vs Juventus 2-2– Vai avanti tu che a me… ci pensa Quaglia.

Primo giorno di scuola ed è già compito in classe. La tensione traspare, in campo si oppongono campioni d’Italia e campioni d’Europa. La musichetta manca da più di mille giorni e tutti gli occhi ci sono addosso… soprattutto quella del grande fratello mediatico su Conte, nel suo box.
Ancora una volta portiamo avanti un primo tempo non alla nostra altezza, con passaggi sbagliati da settore giovanile e con un Chelsea in vantaggio su tutti i palloni. Eppure in campo ci sono i titolari, lo si capisce anche dal fatto che non ci sono cambi fino al 75’. Ma la Champions è un altro pianeta, la Serie A perdona lei no, nemmeno se rimani un minuto in dieci col guerriero che infortunato esce dicendo: “torno subito”. Così ti ritrovi sotto, con due gol da “Oscar”, e pensi che sia finita. Ma ancora una volta il carattere bianconero di questo inizio stazione risorge. Il guerriero ferito accorcia saltellando su una gamba e consegna alla Juve-Hide, del secondo tempo, un occasione di rimonta. Che carattere Arturo, la Juve si desta.
Impaziente in tribuna il leone ruggisce e si dimena, in campo invece la Formica appare disatomica, più che mai inadeguato alla contesa. Ogni alito di fiato degli inglesi lo sbilancia e ad un tratto, dopo un fallo fatto, è lui che si ritrova a terra al posto dell’avversario. Il Quaglia scalpita in panchina e quando lo sostituisce lo eclissa totalmente col pareggio e una la traversa che avrebbe portato alla rimonta completa. Ora molti tornano ad interrogarsi sull’utilizzo di Giovinco, accendo e spegnendo la fiducia verso di lui come una luce ad intermittenza, a mio parere può far bene in campionato e coppa, ma con squadre meno fisiche. Giustificazione accettata invece per la brutta prova di Pirlo, a cui manca solo il dono dell’ubiquità, visto i continui impegni in cui è stato impiegato da sempre. malino Bonucci e ottimo Barzagli. Bene la difesa in generale protetta da Superman alle spalle, che nulla può sui due gol ma che ancora una volta vola e calamita ogni palla.
Prima della partita un pareggio sarebbe stato pronosticato come buono. Ancor di più ora che arriva fuori casa, in rimonta, contro la favorita del girone. Il carattere c’è stato, la prova d’orgoglio anche. Il problema ora sarà riuscire a far girare gli uomini per questi sabato-martedì-sabato-martedì in cui dovremo affrontare i nemici giurati di Fiorentina e Roma. Gli esami non finiscono mai!

martedì 18 settembre 2012

PROMETHEUS – Ridley Scott

Prometheus… ma non manthenus, perchè in realtà sembra un lungo trailer degli eventuali seguiti che verranno. E’ la sindrome da Lost. Se ci fosse una classifica dei film più "ingiudicabili" della storia del cinema, probabilmente Prometheus sarebbe da podio.

E' un bel film? Si per buona parte sicuramente: grande impatto visivo, tanta tensione, giusto (auto)citazionismo, tanta passione per il buon vecchio cinema di fantascienza. Allora è un capolavoro? 
 
No, assolutamente no, perchè allo stesso tempo è inconcludente, monco, indisponente e subdolo nei confronti dello spettatore che a tratti sembra quasi prendere in giro. Prometheus è un Lost senza il carisma dei protagonisti ma con più fascino visivo, è un Mission to Mars godurioso ma ancora più inconcludente e pretenzioso, è un trailer che sembra un opera d'arte ma non è un film, è un videogame che ti chiede di comprare i DLC per conoscere dove la trama vuole andare a parare (e forse i DLC manco sono in progettazione). 
 
Peccato, il ragazzo ha studiato ma non si applica, potrebbe scrivere la divina commedia ma dopo un'ottima, lunga, introduzione comincia ad avere uno stile alla "Tre metri sopra il cielo".

Che dire degli attori? All'inizio sono pure simpatici, sembrano caratterizzati bene, poi di punto in bianco si mettono a fare cose stupide e contraddittorie, bella l'idea di una protagonista novella Ripley. Ecco, bella l'idea, stop: è davvero gestita male la protagonista, non si riesce a empatizzare come si dovrebbe con lei, non riesce a mantenere la scena adeguatamente tanto che alla fine il paragone col personaggio della Weaver risulta quasi un'eresia. 
 
Per quanto riguarda gli altri al di là di un Fassbender volutamente mono espressivo e di un Guy Pearce assolutamente mal sfruttato, abbiamo una delle Charlize Theron più inutili che possa capitare di vedere: c'è o non c'è fa lo stesso. Si limita a guardare qualche schermo, dire due frasi apparentemente minacciose e basta. Dice l'abbiamo messa perchè con la sua bellezza è una calamita attira uomini, ok, ma sembra un robot, piatta e mono espressiva e anche poco sfruttata a livello visivo.

Cercare insomma di dare una valutazione oggettiva o quantomeno realistica è impresa titanica, è come "ballare di architettura" direbbe qualcuno. Qualcuno ha paragonato questo Prometheus ad Avatar per metterne in risalto le falle, ma cosa possono avere in comune (a parte gli ottimi effetti speciali) un film piacione e per famiglie, con una trama da cartone animato, semplice e coerente con un film oscuro, dark, ambizioso ma anche inconsistente, bacato a livello di sceneggiatura e coerente come Berlusconi che vota partito comunista? Poco, molto poco.

Prometheus quindi vale la pena di essere visto? Probabilmente si, soprattutto per coloro che amano la fantascienza (quella vera) i primi 30 minuti sono una goduria a livello visivo e affascinanti come pochi altri film, peccato che poi un certo sceneggiatore parta (come sua consuetudine) per la tangente e cominci a snocciolare a briglia sciolta il catalogo delle cose da non fare in un film fantahorror.
“Lindelof che tu sia maledetto!”

Voto 7-

domenica 16 settembre 2012

Serie A, 3> Genoa vs Juventus 1-3 – Come ti curo l’Immobil...ismo



La Donna è Immobile, nel primo tempo… tre per tre facevano sette, quelle delle proverbiali camice sudate dai tre difensori Juve in balia dei tre attaccanti Genoa e dei pungenti lanci verticali che più volte li mettevano nelle condizioni di colpire. L’assaggio amaro della prima frazione pareva avere il gusto della prima sconfitta. Tutti gli elementi erano nel piatto, una difesa in affanno e il pensiero a Londra, il gol di chi avresti voluto tornasse assieme a Giovinco e un Genoa in palla. Il profumo di beffa aleggiava nell’aria e solo grazie a un paio di gol, già fatti, divorati da Immobile prima e dal “bel player” poi, potevamo dire meno male che perdiamo (solo) 1-0.

Ma il secondo tempo ha raccontato un’altra storia. Il leone in gabbia avrà di nuovo ruggito negli spogliatoi e la musica ascoltata nel secondo tempo è stata diversa. Una cosa l’abbiamo capita però, che ancora non possiamo dipendere dai panchinari per il turnover ma che, ahinoi, dovremo farlo. Abbiamo voluto la musichetta… della Champions? Ora dobbiamo pedalare in campo. I cambi l’hanno dimostrato, Vucinic e Asamoah hanno cambiato il volto alla squadra, l’uno per qualità e l’altro per quantità sono stati i registi di quest’imponente rimonta che azzittisce un po’ di gufi, per stavolta.

La paura c’è stata ma alla fine ancora una volta è andata bene e già qualcuno ha inaugurato un nuovo tormentone che fa calamitare le mani degli altri verso il ferro: quattro partite ufficiali e quattro vittorie per Carrera che pare non volersi fermare, onorando il proprio cognome. Allacciate le cinture si vola verso Londra, per ingannare metteremo nel nostro lettore multimediale Roma-Bologna e penseremo, Zeman ha proprio ragione… con lui quest’anno ci si diverte!

giovedì 13 settembre 2012

THE BOURNE LEGACY - Tony Gilroy

Un brutto DLC di Bourne Ultimatum… Gli esperti videogiocatori avranno già compreso cosa intendo, gli altri avranno cliccato sul link per capirlo. Confezionato solo per i fan più sfegatati della saga di Jason Bourne, questa pura trovata commerciale, sfrutta appieno l’ombra lasciata dai suoi predecessori tanto che, per non far dimenticare allo spettatore che film sta vedendo, continua a citarlo continuamente nelle notizie alla tv, in una sorta di storia parallela che mentre la guardi pensi: “Ah, Jason! Lui si che intanto si diverte!” Già perchè la storia è così fiacca che è al limite del sonnacchioso, tanto da trasformare il vecchio detto “puoi scappare ma non puoi nasconderti” in un “puoi nasconderti ma non puoi scappare”. Per due interminabili ore si susseguono solo i lunghi dialoghi degli agenti della CIA che mirano a stanare i fuggitivi, da un lato, e cosa fare per nascondersi, dall’altro, intervallati qua e la da scene d’azione. La musica di tensione non si fa scappare nulla, neppure quando il protagonista guarda semplicemente una mappa. Ogni frase, ogni parola sembrano più pericolose di ogni azione… Già perchè “Ahó! Noi c’avemo Edward Norton!” e lo dobbiamo sfoggiare in giro.

Sia chiaro, non è che a me non piacciano i film meno azione e più spionaggio (in tv sono tra quelli che ha molto apprezzato Rubicon) ma non mi puoi per un intero film parlare di stupidaggini morali e spionistiche, al limite della fantascienza, finalizzate non a sovvertire il sistema che Jason, nelle news alla tv, sta combattendo ma a raggiungere un luogo in cui avere un virus che stabilizza la malattia del personaggio, non so se mi spiego. Ho capito che il film l’ha girato lo sceneggiatore degli altri Bourne e quindi prediligi le scene parlate, ma se giri un film d’azione usi i dialoghi per spezzare la tensione e non la tensione per spezzare i dialoghi. A meno che non ti chiami Tarantino.

Finalmente come per magia qualcosa alla fine si rianima, rinasce. Scopiazzando due e tre scene di inseguimento del vecchio Bourne inizia la caccia all’uomo finale condita dal boss del videogame di turno… ecco, visto che era semplice? Magari se il Nemesis lo inserivi prima, e magari lo rendevi più ostico di sta ciofeca di inseguitore, si che ci divertivamo.

Vabbè, non è che mi aspettassi tanto da questo film ma sicuramente si poteva fare qualcosina in più. Il discorso è sempre quello, quando qualcosa finisce, finisce! Inutile continuare a riesumare personaggi solo per denaro. Alcuni gli danno un 6,5 altri si spingono troppo fuori con critiche ed elogi. Io gli do un 6- di incoraggiamento al regista, per il seguito che di sicuro si sarà e che a sto’ punto non so se vedrò.

martedì 11 settembre 2012

IL CAVALIERE OSCURO, IL RITORNO (Dark Knight Rises) – Christopher Nolan

The last Temptation of Batman… o piuttosto Fuga da Gotham, lo si potrebbe parafrasare vedendolo. La trilogia che Nolan ci lascia di questo vecchio supereroe è davvero inedita, umana e oscura come non mai. Così come Scorsese ridisegnava il Cristo nella sua veste più umana, qui Nolan ci parla di un uomo travagliato, catapultato in una storia forse più grande di lui. Un supereroe stanco che rifiuta di accollarsi questo enorme fardello e quasi vorrebbe “scendere da quella croce” che la città gli ha inchiodato addosso. Una citta corrotta (parafrasi del mondo) che l’ha prima acclamato e poi scacciato come l’ultimo dei criminali. Ma nessuno fugge a cotale destino e la sfida che lo attende (la sua ultima tentazione) sarà davvero ardua. Un nemico più forte, un corpo più debole, non risulta un eresia paragonare i due film, anche solo dal punto di vista puramente concettuale. Quel Bane scelto come “ultimo” ostacolo forse non è puramente un fattore tecnico. Non ha certo il carisma e il fascino di Joker, che lo impegnava più mentalmente e psicologicamente, ma rappresenta per lui una sfida fisica imponente, ma le prove che dovrà affrontare nel “rialzarsi” (The Dark Knight Rises, appunto) sono tutte basate sul corpo più che sull’anima.

Accade così che spinto dalla sua coscienza a scendere in campo, proprio come il famoso Snake Plissken debba lottare contro il tempo in una Gotham che nelle immagini si trasforma palesemente in quella New York, con tanto di identico skyline, scelta non affatto casuale per Nolan, che a questo tipo di citazioni ci ha già abituati in precedenza. Qui anche i fan di Carpenter potranno apprezzare la sottile linea che separa il bene dal male, quella linea che lo stesso Batman cerca di tenere ben visibile agli occhi di chi guarda.

Pochi fronzoli ma effetti speciali inseriti in modo davvero oculato, perchè in fondo si tratta pur sempre di un film “su Batman” (ecco la parola) più che un film “di Batman”. Che indaga l’animo del supereroe ma che non snatura la storia del personaggio, lasciando intatto lo spettacolo delle acrobazie del Batwing e adornando le scene con effetti speciali che resteranno comunque spettacolari ed epocali. In perfetto stile Nolan dunque, che pur facendo film con effetti speciali mastodontici rimane, ormai, uno dei pochi oppositori del 3D. Molti saranno quelli che invano cercheranno la versione con gli occhialini strabici… Non su un film di Nolan!

Un film che rispolvera anche la reputazione di catwoman che tanto in basso era stata portata con quell’orrendo spin off flop.

Il regista però è stato chiaro, questo è il suo ultimo film di (o su) batman, che se la sbrighino i produttori a trovare un regista che possa riportarlo sul grande schermo! Se proprio devono. D’altronde solo lo spoiler del film richiederebbe un articolo a parte e questo ci fa capire quanto ancora una volta Christopher Nolan abbia compiuto l’ennesimo capolavoro. Proprio come la trottola di Inception, il suo finale lascerà i forum pieni di dibattiti e questo terrà in vita il film anche dopo i titoli di coda. E se 20 anni fa Max Pezzali cantava….

domenica 2 settembre 2012

Serie A, 2. Udinese vs Juventus 1-4–ancora tu…

Ancora tu… ma non dovevamo vederci più? E’ la maglia Fucsia che nel frattempo ha smesso di mangiare biscotti e ha preso la Jeep del marito. Saltato dunque il debutto degli “all blacks”, si apre però il nuovo reality show nazionale, l’uomo nel box. Come un animale da zoo Conte viene seguito e scrutato ogni attimo della partita, a volte dimenticandosi quasi della partita. Strano che non gli sia stata messa una webcam nei bagni, la dove la grave colpa di comunicazione con la panchina sarebbe stata ben documentata.

Ancora tu… sterile polemica! Manna dal cielo per chi ieri aveva dovuto giustificare il tuffo di Cagnotto Pazzini. E poco male se il rigore c’era era l’espulsione che non andava data, perchè chi costruisce i suoi castelli sui se e sui ma non aspetta altro, anche quando forse, zitta zitta, l’espulsione anche se severa è prevista dal regolamento. Ma in quest'Italia che lo scorso anno ha scoperto l’esistenza del gol fantasma, fino ad allora fantasma come la nebbia di Milano per Totò, i regolamenti che non si vogliono modificare servono per le pagine dei giornali del Lunedì mattina, mentre le telecamere che da anni sono li ad Udine a prender polvere oggi erano puntate solo su Conte. Rosicate che noi vinciamo!

Ancora tu… vittoria! Fa nulla che la superiorità della Juve magari è stata schiacciante indipendentemente dalla superiorità numerica, con tutto che ancora non troviamo i ritmi dello scorso anno. Mentre Van Persie segnava una tripletta al di la della manica il nostro “bass player” ne segnava due, nella speranza che sia tornato quello di Parma ora che qualsiasi Top è passato davanti a Marotta ma non se le filato neppure di striscio. Il secondo tempo si è basato tutto sul non infierire con l’ex Asamoah che proprio non ce la faceva ad affondare il coltello nella piaga e rimandava indietro le palle destinate ai cross. Lui invece non può fermarsi lui deve dimostrare di meritare la pagnotta, come quel Matri e quel Quagliarella che entrano a 20 dalla fine e per poco non mettono la firma. In tribuna Di Matteo è avvisato, Marotta o non Marotta affronteremo la Champions da Juve… Ancora noi!

domenica 26 agosto 2012

Serie A, 1. Juventus vs Parma 2-0 – Ricomincio dal Parma

Un anno fa esordivamo nel nostro stadio incontrando il Parma di Giovinco, fu la prima di una galoppata trionfale che non ci vide mai soccombere. Un anno dopo, stessa spiaggia stesso mare, ma molte sono le cose che son cambiate... Innanzitutto la più lampante, la più vistosa: quel tricolore sul petto, sfoggiato con orgoglio e fierezza su una maglia che finalmente bella, alla faccia di chi ci vuole male! Poi quella nascosta, quella celata dietro un vetro oscurato: Il condottiero esiliato ma mai domo, estromesso dalla contesa per una giustizia (ecce iustitia) che definire cinese offenderebbe la Cina e i suoi dintorni.

Di premesse ce ne sarebbero tante da riempire un lungo post, che avrebbe il diritto di essere pubblicato prima o poi, basti dire che il veleno che in questa estate e sgorgato dai rosiconi ha riempito fiumi una volta quasi in secca. Davvero non ci stanno a rivederci vincenti e già se le inventano tutte, giochi di prestigio, apparizioni e sparizioni di prove e testimoni, moltiplicazioni di pene e di pesci che abboccano… in somma un grande circo chiamato FIGC in onda su giornali come Er corriere de Trigoria.

Ma veniamo ad un pianeta lontanissimo chiamato campo di gioco, tanto difficile e scomodo da raggiungere che qualcuno bypassa a priori. Quella che si è vista ieri è una squadra acerba, conscia della propria forza ma ancora con la testa al mare. Tra le delusioni spicca Giovinco, a cui ancora non era stata recapitata la documentazione della legge dell’ex: Buono invece l’esordio di Asamoah, che conquista subito la folla distraendoli dai cori anti Palazzi. Il resto va benino, anche Storari col trenta sulla schiena che non fa rimpiangere Buffon, ma molto è da migliorare, sperando di poter finalmente vedere a Torino questo misterioso Top Player, nel cui arrivo ormai in pochissimi credono. Eppure era parso evidente lo scorso anno quanta fatica facevamo ad andare in gol e con squadre come il Parma. Ora che ne abbiamo uno in meno, li davanti, e che c’è un impegnucolo chiamato Champions, che credibilità conserverò Marotta alle 19 di Venerdi 31? Vedremo.

Dopo la scoperta del gol fantasma fatta dall’esploratore pelato Galliani, si inauguravano ieri i giudici di linea, subito decisivi. Assegnano un rigore che per fortuna sbagliamo, perchè gli avvoltoi erano già li a gracchiare, fuorigioco! fuorigioco! E ci vedono bene sul gol di Pirlo, anche se quell’imparzialone di Mediaset si affanna a gridare in vano allo scandalo, dimostrando ancora una volta la sua arcaicità tecnica di fronte ad uno sky che aveva già archiviato la questione in due secondi, con un fermo immagine. Neppure Donadoni gli da soddisfazione in merito, rimandandoli indietro con la coda tra le gambe…

La guerra è appena iniziata, le vere star devono ancora apparire, occhio ai nuovi sfidanti della tana delle tigri, i mister Mazzaro’ e Bohemian Rhapsody, direttamente dal pianeta antijuve. Quest’anno se ci scappa il morto le suore urleranno allo scandalo mentre gli sciacalli saranno li a scattare avide foto di copertina, ma il più delle volte saranno le stesse persone.

mercoledì 25 luglio 2012

L'angolo del prog di nicchia–puntata 1

Una rubrica che si occupa di gruppi e dischi di cui non parla quasi mai nessuno, piccoli e grandi dischi dell'universo proggarolo che sono spariti in quale sorta di buco nero o che vengono ricordati da pochi. Nessuno più li recensirà, allora lo faccio io.
CHANDELIER - FACING GRAVITY
Il neo prog è costellato di gruppi pseudo-Genesis, simil-Marillion, identic-Yes, chiedere l'originalità a questo tipo di musica è come pretendere che Berlusconi si ritiri dalla vita politica definitivamente. Ma poi in fondo cosa c'era di originale nelle proposte di molti gruppi punk che scimmiottavano i Clash? E i metallari che prendevano paro paro i riff dei Maiden?
Non c'è nessuna differenza, ma come si sa il prog è noioso, pomposo, brutto e antipatico a prescindere.
Detto questo anche in un genere così poco vario è possibile trovare buoni dischi, alcuni rivelatisi casi isolati di gruppi destinati a sparire come meteore, incapaci di rinnovarsi e di produrre qualcosa di più personale.
Tra questi gruppi ci sono sicuramente i Chandelier, i "Marillion tedeschi" per alcuni, che già definendoli così li releghi a mera cover-clone-band da quattro soldi (ma anche tre). E invece no, erano derivativi, si vedeva che la loro ispirazione erano Ciccio Rothery e soci, ma un buon album (più qualche bella canzone) l'hanno sfornato, questo Facing gravity appunto (effettivamente la copertina è scoraggiante però, cavolo, se davvero vi ispirate ai Marillion copiategli pure le copertine no?).
Il cantante, tal Martin Eden (no, non è uscito fuori dal famoso romanzo, oppure chi lo sa, magari si) aveva un cantato molto interessante devo dire: a tratti simile effettivamente a Fish dei Marillici ma aveva qualcosina anche di Les Dougan degli Aragon e un suo particolare modo di cantare. Il fatto che fossero tedeschi si sentiva poco, questo è un ulteriore merito del singer.
Tra gli altri componenti spicca all'ascolto anche Udo Krie...hem...Lang, chitarrista dotato di buona vena (peccato che non abbia più spazio all'interno del disco), che disegna bei passaggi sonori (soprattutto nella spendida Glimpse of home, uno dei pezzi più belli del panorama neo prog) e si fa notare, gli altri musicisti invece preferiscono limitarsi a fare il loro mestiere e poco più).
Tra i brani di spicco la (già citata) suite Glimpse of home, che è in pratica quello che di meglio il gruppo aveva da offrire, un buon surrogato dei Marillion, ma con delle parti melodiche molto piacevoli ed un cantato teatrale e accattivante.
L'iniziale Start it è forse il pezzo accessibile più di qualità del disco, la breve Itai è molto coinvolgente (col cantante sugli scudi) mentre la conclusiva Autumn song è evocativa e perfetta per il contesto.
Il resto è più ordinario ma abbastanza inetressante.
Un disco molto piacevole insomma, pieno di ottime cose e di buona musica. Peccato poi che questi se ne escano ben 5 anni dopo, con un disco non all'altezza e decidano di ritirarsi dalle "scene". Perchè? Boh. Eppure con le copertine stavano pian piano (poco) migliorando.

Indice gradevolezza sonora 7/10
Indice plagio Genesis-Marillion: 7/10
Indice voglio imitare Fish: 7,5/10
Indice irrilevanza dell'album nella discografia prog 8/10
Indice ma che cavolo di nome ha il cantante: 10/10
Indice bruttezza copertina: 9/10
Pollice: su.