sabato 26 gennaio 2013

FLIGHT – Robert Zemeckis


Se un aereo pilotato da un alcolizzato cocainomane riuscisse ad atterrare in modo perfetto (nessuno ci sarebbe riuscito) nonostante le condizioni avverse di chi sarebbe il merito? Dio? Il Fato? L'abilità di un uomo, magari pessimo come persona ma bravissimo ed eroico come pilota? Può una persona essere un eroe e un criminale nello stesso momento? Queste ed altre domande si affolleranno nella testa dello spettatore, molte di queste insolute.

Flight è un film strano: strano perchè Zemeckis raramente si era avventurato su questi lidi (è un grande maestro del fantastico e della fantascienza ma non certo di film drammatici), strano perchè (per quanto si capisse già dal trailer) è molto diverso da come appare, strano perchè comunque la si veda in merito alle azioni del protagonista è difficile schierarsi apertamente. Ecco allora che uno dei punti forti della pellicola è proprio una sceneggiatura semplicissima ma tremendamente affascinante, piena di riflessioni sull'animo umano, sulle sue contraddizioni, sulla capacità di interpretare in modo diverso gli eventi che capitano nella vita.

Ad impreziosire il tutto (anzi è probabile che senza di lui il film avrebbe tutt'altro impatto) è ancora una volta un Denzel Washington strepitoso, già candidato all'oscar (che però non vincerà purtroppo, è già prenotato da altri), che riesce perfettamente a rendere credibile la lotta di un uomo contro i suoi demoni personali, che sta arrivando al limite. La grandezza della sua prova attoriale sta non solo nella recitazione e nell'immedesimazione col personaggio (anche corporea: appare, appesantito e sofferente nell'animo) ma anche nella capacità di rendesi tremendamente antipatico ma allo stesso tempo riuscire ad empatizzare con lui.

Flight quindi si diverte a spiazzare: un film "catastrofico" e drammatico ma allo stesso tempo divertente, che è anche un analisi sull'animo umano e un insolito Thriller legale.
Può non piacere (magari qualche forzatura eccessiva sulle tematiche religiose poteva essere evitata, o il finale un po' troppo classico) ma di sicuro non può lasciare indifferenti.

Voto 8

martedì 22 gennaio 2013

Coppa Italia semifinale A> Juventus vs Lazio 1-1 – il ritorno della SS Culazio

Quando giochi con la SS Culazio puoi fare ben poco quest'anno, l’avevamo già capito all’andata in campionato. Stasera stesso film stesso set, una squadra che pretende di lottare per lo scudetto, arriva a Torino col 4-5-1 e si pianta fisso in difesa senza fare un tiro in porta, contro una squadra in emergenza e fuori ruolo, che schiera Marchisio in attacco, Peluso a centrocampo e Marrone in difesa. Marchetti sempre più incommentabile le prende tutte, magari col Foggia ne prende 5, ma con noi le prende tutte, vabbè che ve lo dico a fare. Abbiate almeno la decenza di presentarvi alle interviste senza quella spocchia di chi avrebbe addirittura meritato il pareggio.

Fatemi e fateci il piacere voi di Raisport, sempre più scandalosi nelle vostre telecronache e interviste, mettendo la lente di ingrandimento, continuando a battere sul tasto del gol di Peluso e glissando vergognosamente sul rigore non concesso a Vucinic, se c’è qualcosa di non meritato questo è il canone rai.
Quanno ce vo ce vo! Direbbero i laziali a parte invertite, perché quando c’è da difendere una squadra che, seppur in emergenza, mette sotto le prime linea della Lazio si deve farlo con tutta la convinzione possibile. perchè in Italia rimane imperterrita questa convinzione che il risultato sia il giudice assoluto della prestazione di una squadra.

Chiaro che le premesse per il ritorno non sono delle migliori, visto che pare che quest’anno debba andare così, vorrà dire che godremo ancora di più quando anche gli arbitri si appanneranno contro di loro, visto che anche su questo senso gli sta andando bene.


domenica 20 gennaio 2013

Serie A 22> Juventus vs Udinese 4-0–Pogba terra aria… come Rufio di Hook

Ci avevano dati per spacciati, cotti, bolliti e persino noi l’avevamo fatto. Venivamo da due brutti match contro due medio piccole ed avevamo lasciato in campo cinque punti, di cui tre interi allo Stadium contro la Samp. La Lazio si era rifatta sotto, il Napoli, con l’occhiolino di una giustizia calcistica sempre più ridicola, anche, per molti giornalai eravamo morti, gli altri dietro dovevano solo lottare per fregarsi l’eredita… ma il campionato è lungo cari miei e voi avete fatto i conti senza l’oste. Il 4-0 di ieri può dir tutto e può non dir niente, ma una cosa resta sempre più evidente, non sarà facile buttarci giù, se non per mano nostra. Ogni nostra disgrazia è sempre giunta per colpa nostra, succede quando sei la più forte. Metti ieri, senza Pirlo, senza Marchisio, senza Asamoah e Chiellini, con Vidal e Vucinic a mezzo servizio, io stesso, lo ammetto, ho pensato non sarebbe stata facile. Invece lo è stata eccome.

Primo tempo dominato ma ancora tante occasioni fallite, capita allora che sullo 0-0 esprimi un desiderio a voce alta: “ci vorrebbe un tiro da fuori di Pogba”. Ed ecco che dalla lampada esce il genio coi capelli da punk che ne esaudisce addirittura due, uno più bello dell’altro. E’ tutta sua la scena di ieri, scardina, sfonda ed esulta, sembra Rufio di Hook. La dove la squadra rimane ferma sulle sue incertezze lui ci mette il siggillo. Svegliati Juve! Sembra dire, e lascia che anche Vucinic e Matri l’onore delle danze.

Questi siamo noi, questa è la nostra potenzialità, dobbiamo solo sperare che il momento si appannamento fisico passi in fretta, possibilmente per l’inizio della Champions e dobbiamo credere nei nostri mezzi. Ieri, sentendoci incalzati abbiamo non solo ribaltato gli umori, ma abbiamo addirittura dominato per 90’, tanto che persino il correttissimo Guidolin riconosce che non ce ne stata per la sua Udinese, il passivo sarebbe potuto essere anche più pesante. Obbiettivo quindi è da un lato per Pogba non esaltarsi troppo e continuare a crescere, dall’atro per gli altri è osare un po’ di più per divenire cinici prendendo esempio anche da lui, sapendo però quando è giusto fare una cosa e l’altra.

sabato 19 gennaio 2013

JACK REACHER - Christopher McQuarrie

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una miriade di filmetti action tutti effetti speciali, sparatorie, montaggi da videoclip e epicità da stampino. Negli ultimi tempi però qualcuno ha pensato "Ma non erano più belli i vecchi film d'azione anni 80?". No, non sempre, ma alcune cose in effetti le rimpiangiamo.

Un film come Drive ad esempio è riuscito a creare atmosfere e musiche fortemente debitrici di quell'epoca, riuscendo ad avere una sua magia che lo ha fatto svettare sul resto dei film appartenenti suo genere.

Questo Jack Reacher è allo stesso modo debitore nei confronti degli anni 80' ma partendo da prospettive diverse. La trama non è semplice e ridotta all'osso, anzi a tratti è intrigante e interessante (magari promette più di quanto mantiene ma non è una grossa colpa), le atmosfere in fondo non sono poi così distanti da quelle di un qualsiasi film "moderno". E' la messa in scena invece a richiamare certe pellicole ormai lontane: Jack reacher è un eroe di una volta, uno che spesso uccide più con la battuta al vetriolo che con la pistola, uno che i duelli preferisce combatterli a mani nude anzichè con le armi, uno che sa sempre cosa dire al momento giusto, che non si capisce se si prende troppo sul serio o non si prende sul serio per nulla.

Tom Cruise se la cava bene nella parte del protagonista, il solito rassicurante Tom Cruise, magari è un po' avanti con l'età per interpretazioni di questo tipo e magari la stazza non è (come non è mai stata) quella da supereroe ma è sempre bravo a rendere il suo personaggio credibile. Quando ormai molti suoi colleghi cominciano a diventare patetici se non altro lui porta a casa la pagnotta più che decentemente.

Jack Reacher quindi è un film godibile per passare 2 ore di puro intrattenimento, neanche troppo "ignorante", per recuperare un modo di fare cinema che non c'è quasi più, un film fiero di andare a 80 all'ora quando tutti gli altri film attorno ormai vanno a 200 all'ora col rischio di finire fuoristrada.

Voto 7

venerdì 18 gennaio 2013

DJANGO UNCHAINED – Quentin Tarantino

Torna Tarantino e lo fa con un omaggio al cinema nostrano, ed in particolare allo Spaghetti Western, genere che ci ha dato tanta notorietà all’estero, con Leone e Morricone, accantonato poi come un vecchio poncho impolverato da una nazione che continua nella sua overdose di Fiction scadente o cinepanettoni. Il film è liberamente ispirato a Django di Sergio Corbucci (1966) con Franco Nero, ma si sviluppa su una sceneggiatura originale ricca delle caratteristiche che sono da anni il marchio distintivo del regista italoamericano.

E’ la storia di una lotta per la libertà, quella di Django (Jamie foxx) schiavo del sud liberato dal cacciatore di taglie tedesco King Schultz (Christoph Waltz), in cerca della moglie Brunhilda (Kerry Washington) comprata dal negriero Kalvin Candie (Leonardio Di Caprio) per la sua candie land, metafora razzista appunto della terra del candore bianco.

Django Unchained è un meraviglioso esercizio di stile ricco di citazioni e commistioni di generi, in grado ad esempio di inserire nella fantastica colonna sonora elementi antichi e moderni senza risultare fuori luogo. Gli omaggi si sprecano, come al solito, da Leone a Kubrick, dal cammeo di Franco Nero (a cui Django pretende di spiegare che nella pronuncia del nome la D è muta) a quello del regista stesso (come è ormai consuetudine), fino alla mitica sigla originale di Trinità, di Franco Micalizzi.

L’interpretazione dei personaggi è poi da incorniciare, da Di Caprio (sempre più snobbato dai pregiudizi dell’Accademy) a Samuel L. Jackson, da Jamie Foxx al sempre più fantastico Christoph Waltz.

E pensare che c’è gente (critici compresi) che va a vedere i film di Tarantino muovendogli sempre le stesse critiche, come se non ne avesse mai visto nessuno. A partire da chi lo giudica troppo violento, come Will Smith che ne ha rifiutato il ruolo di protagonista o Spike Lee che toppa alla grande considerandolo razzista senza nemmeno averlo visto (paradosso) quando invece è tutto il contrario. Come se la schiavitù non lo fosse stata e tutti i neri schiavizzati fossero stati trattati come quelli visti in Via Col Vento. Lo stesso Tarantino definisce la schiavitù in America alla stregua dell’olocausto (l’ha letta questa Spike?) e ne ridicolizza le credenze, come nella scena in cui impacciati membri del KKK, capeggiati da Don Jonson, disquisiscono sull’efficacia dei cappucci e della fattura dei suoi buchi. La violenza nei film di Tarantino è talmente grottesca da risultare persino esilarante, ma non per questo priva del significato che vuol trasmettere. Oppure le critiche che ho letto su Sorrisi&Canzoni, che lo definisce troppo prolisso, ma vogliamo scherzare? I dialoghi sono da sempre stati il sale delle sue sceneggiature, la componete fondamentale dei suoi film, il suo tratto distintivo, mai tanto funzionali in questo film.

Un film che, sia per durata che per tematiche, si avvicina più a Bastardi senza Gloria che alle opere precedenti più immediate e concentrate, forse non è al livello di questi (posso anche concedervelo) ma è da non perdere, non solo se si è ammiratori di Quentin Tarantino ma anche se si è amanti del Cinema con la C maiuscola.
E se proprio non vi piace “lo sapete di chi siete figli voi…”.

voto 8.5

domenica 13 gennaio 2013

Serie A 20> Parma vs Juventus 1-1–Stuck in a moment

Stuck in a moment, come direbbero gli U2, Gennaio è da sempre il nostro mese peggiore. Stanchi, appannati e sfortunati raccogliamo un punto in due partite e dietro si montano la testa. Non c’è nulla da fare in questo periodo che tener duro e recuperare il prima possibile.

Parma era un campo ostico allo stesso modo in cui la partita interna con la Sampdoria era agevole, alla fine avremmo anche potuto farla nostra se non avessimo sbagliato il controllo di quel pallone a centrocampo, che ha portato al pareggio di Sansone in contropiede. L’ho detto che c’è un problema attacco? Non fa mai male ripeterlo, anzi dovremmo diventare tedianti ogni volta che partite del genere in campi ostici imporrebbero vittorie di carattere con perle dei singoli. Ma Marotta continua a fare orecchie da mercante trincerandosi anche dietro l’alibi della crisi e di un mercato che non ha caso è chiamato “di riparazione”, poiché non offre altro che occasioni e pezzi di ricambio. Non siamo potuti andare oltre al gol fortunoso di Pirlo su punizione, deviato dalla barriera, perché tolto un Matri ti ritrovi un Quagliarella che sembra il primo con la maschera e un Vucinic (entrato nel finale) che dà in Coppa Italia e toglie in campionato, con Giovinco che ormai non si sa più quando difenderlo e quando attaccarlo. se ci metti anche qualche miracolo di Mirante la ricetta è bella e cucinata.

Questa è la fredda analisi, per quanto mi è possibile, della partita. Una partita che ha visto il Parma salvarsi con un solo tiro in porta, ma che suona campanelli d’allarme a iosa per la Juve che di sti periodi dovrà sperare anche in quel pizzico di fortuna in più che attualmente manca a noi e arride alla Lazio ad esempio, che vince con gol di mano e fuorigioco. Tant’è, è dobbiamo incassare e soffocare la frustrazione in qualche modo. Adda’ passa a nuttat.

venerdì 11 gennaio 2013

THE MASTER - Paul Thomas Anderson

Apologia di Scientology o ritratto imparziale sulla setta americana? Dal regista di Magnolia un film controverso, che ha diviso gli appassionati ma che ha anche fatto incetta di premi al festival del cinema di Venezia.

Grandiosa interpretazione di Joaquin Phoenix, nel film Freddie Quell, un nevrotico ex soldato della seconda guerra mondiale, iracondo alcolizzato e ossessionato dal sesso, che viene accolto come una sorta di cavia dal carismatico Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman), una specie di medium parapsicologo, fondatore di un movimento che ha lo scopo di liberare le menti e guarirle dalla “gabbia che ci è stata impiantata” con la vita. Il loro diviene subito un rapporto di complicità speciale, velatamente gay (da parte di Dodd), che suscita la gelosia della famiglia del “santone”. Sembra che lo stesso Dodd basi la riuscita delle sue teorie sul cambiamento di Freddie.

La chiara ispirazione ad Hubbard, creatore del movimento, non è affatto celata, anche se la storia è quasi totalmente frutto della fantasia dello sceneggiatore. Tolto il succo della trama però, anche se i nomi e le vicissitudini cambiano, rimane la filosofia di base del culto, compreso il suo eterno scontro con l’ordine degli psicologi, considerati alla stregua di una setta atta a demolirli e demolirci. Anche se nel film infatti, si mettono in luce i lati oscuri del “santone”, alla fine rischia di apparire più un ritratto umano simile (ma con le dovutissime eccezioni e distingui) all’opera messa in piedi da Scorsese con L’ultima tentazione di Cristo. Il problema che si riscontra in questa rappresentazione non è infatti la natura fallace degli uomini che portano avanti una teoria di vita o di culto, ma il fatto che la teoria possa prescindere dagli uomini stessi che l’hanno concepita, restando in noi come un seme che germina e “arriva a destinazione”. Forse persino il fatto che il regista on si schiera finisce per alimentare opinioni discordanti.

Opera che non è piaciuta neppure a Scientology che l’ha addirittura boicottata, chiaramente perché vede nel suo fondatore un essere infallibile in terra e mal tollera le evidenti toppe dei suoi comportamenti nel film, persino circa la sua teoria di culto che appare più volte fallace nelle intenzioni decantate e scritte, che cerca in vano di guarire un uomo che avrebbe bisogno di un serio aiuto da uno psichiatra. Una teoria che come si vede fa acqua da tutte le parti e che a volte va addirittura contro la legge, proprio come Scientology.

Allora che film è The master? Sostanzialmente un buon film dall’andamento di romanzo che contiene un’ottima regia e fotografia. oltre alla bravura di caratterizzazione dei suoi attori e che da questo punto di vista merita il prezzo del biglietto oltre ai premi individuali di Venezia. Come qualcuno ha già detto The Master va “celebrato e punito in egual misura” per non buttar via il bimbo con l’acqua sporca…

voto 7-

giovedì 10 gennaio 2013

Coppa Italia, quarti> Juventus vs Milan 2-1 d.t.s.– Fino alla fine

Ancora tu. E Come l’anno scorso, Mirko Vucinic risolve uno Juve-Milan di Coppa Italia diventato alquanto al cardiopalmo, proprio come quello di un anno fa. E’ il destino di questa partita ormai, quella di far trepidare e stringere i braccioli della poltrona “fino alla fine”.

Il nostro momento non è dei migliori e lo si è visto sin da subito, bisogna dire però, a nostra scusante, che a differenza loro abbiamo schierato i panchinari. Le difficoltà più evidenti sono state nel faticare a uscire dalla difesa palla al piede, molti sono state le palle perse in tale fase, ma al di la di qualche occasione niente di che, se non fosse per un piccolo particolare, il gol. Primo tiro in porta e Milan in vantaggio. Parte la sceneggiatura e il film si complica, come finirà? per i più pessimisti, memori della Samp, la semifinale era bella che andata. Abbiamo però avuto il merito di pareggiare subito con Giovinco, che la mette dentro con una punizione che non è parsa poi tanto imprendibile, sarà che lui ha il merito, a differenza di Pirlo, di nascondersi dietro la barriera e divenire invisibile ad Amelia. Poco dopo occasione in fotocopia, stavolta Amelia ci arriva e pensi che stavolta la formica… macché! Ancora una volta una compilation di gol mangiati da mettersi le mani nei capelli, dalla quale non si tirano fuori i suoi compagni di squadra. I novanta minuti vanno via e sono di nuovo supplementari, ma meno male che c’è lui, ancora lui, Mirko il castiga Milan.

Se non è stato infarto questa sera doppiamo ringraziare Storari, che dopo una partita infinita la caccia via dalla porta intorno al 120’. Alla fine sembrava durasse un secolo questo quarto di finale, e più proseguiva più sembravamo perdere lucidità mostrando il fianco allo spettro infortuni. Prima della partita Conte aveva detto di non voler rischiare Vucinic se non ci fosse stato davvero bisogno, gli è andata davvero bene, ci ha visto lungo alla luce del risultato. Rituffiamoci dunque nel campionato proseguendo in Coppa, con la coscienza di aver un periodo fisicamente ostico, che ci impegnerà appunto fino alla fine.

domenica 6 gennaio 2013

Serie A 19> Juventus vs Sampdoria 1-2–Panettoni e Papere

Sembrava la Befana invece era una strega. Qualcuno la chiama la maledizione della partita post-natalizia, in realtà nient’altro è che l’indigestione del panettone post festivo. Fermarsi tanto a lungo è sempre stato controproducente per le grandi, ma nessuno è mai fregato nulla, è una di quelle cose che si da già per scontato, come quella che fra un po’ ci vedrà giocare su campi resi impraticabili dal freddo e la neve.

Vabbè! Vogliamo dare un po' di colpe a questa squadra? Si dice che se perdi è anche merito dell’avversario, si, ma molte volte è demerito tuo. Demerito tuo se dopo l’1-0 non la chiudi, neppure dopo essere rimasto in superiorità numerica, demerito tuo se continui a mangiare gol e subisci gol su papera del portiere. Demerito tuo se in vantaggio e superiorità numerica subisci il contropiede dalla Sampdoria, non proprio un fulmine di guerra quest’anno, roda da Zeman!

Troppi sono stati i leziosismi del primo tempo, sintomo di chi crede di poter vincere facile, troppa la foga nel secondo dopo il pareggio subito, manco fossimo già sotto 2-1 e nei minuti di recupero. Partite del genere sono un regalo all’avversario più che un merito di quest’ultimo, perché la Samp non ha fatto nient’altro che difendersi ed accettare il regalo di quei due o tre contropiede a difesa sguarnita. Troppi i cross inconcludenti e i passaggi intercettati dall’avversario. Troppo spompati al fine erano i nostri, usciti sconfitti e con le ossa rotte da una partita che la Samp aveva subito messo sul piano più materialmente agonistico.

Se sembro poco sportivo nel non voler riconoscere i meriti dei blucerchiati, mi spiace e non me ne può fregar di meno allo stesso tempo, abbiamo sempre detto che il primo nostro avversario siamo noi stessi e questa partita ci ha fatto ricordare la cosa in modo pratico. Se molli gli altri non ti aspettano.

Oggi in molti si fasceranno la testa, invocando presagi di sventura, altri invece lo spereranno e si parlerà di Lazio nuova antijuve, citando passato e cabala, ma al di là del rischio immediato bisogna guardare avanti con lucidità, credete che davvero che la squadra che è venuta a Torino a difendersi in 11 possa vincere lo scudetto, più si Inter o altre? Mah!

L’unico allarme sarà costituito dal fatto che c’è subito il Milan in Coppa Italia, in partita secca, e poi la trasferta di Parma. Ecco, ora è il momento per rialzarti Juve e non farci gridare all’allarme.

lunedì 31 dicembre 2012

Col senno di POI - Un anno di Poi Si Risolve [edizione 2012]

Man mano che si cresce si è sempre meno propensi a considerare un bene gli anni che passano, sia perchè vanno a togliersi agli anni che restano sia perchè si va verso l’ignoto. Non è infatti tutto da buttare il passato, per quanto possa esser brutto, noi invece cosa ci lasceremo dietro?
Per noi tifosi della vecchia signora è stato infatti un anno intenso e ricco di soddisfazioni, con i cori “Siamo noi siamo noi…” accennati a mai finiti quando iniziavamo a renderci conto che questa squadra, al di la di ogni previsione, era davvero forte, ma non volevamo ancora pronunciare quella parola. Un anno iniziato e conclusosi nel segno dell’Atalanta, sul cui campo all’inizio del 2012 conquistavamo il titolo d’inverno. E dopo aver coronato il sogno conquistando il nostro trentesimo scudetto sul neutro di Trieste contro il Cagliari, trovarsela di nuovo di fronte nella partita finale in cui la gioia per la celebrazione casalinga dei neo campioni d’Italia si scontrava con la commozione per l’addio alla Juve di Del Piero, in una partita già leggendaria. La prima delusione, la ciliegina Coppa Italia mancata una settimana dopo aver divorato la torta scudetto, seguita dalla prima vendetta, la conquista della Super coppa Italia a Pechino ancora contro il Napoli. Per tornare a conquistare di nuovo il titolo d’inverno ancora, manco a dirsi, contro l’Atalanta. Un anno solare in cui abbiamo conquistato 94 punti, superando il record della Juve di Capello del 2005 e quello dell’Inter di Mancini del 2007. Da registrare anche il ritorno all’emozione europea nella partita vinta strapazzando i campioni d’Europa in casa del Chelsea.
In mezzo, un estate vissuta a seguire le vicissitudini calcistiche di una Nazionale che si ferma sull’ostacolo finale di una fortissima Spagna.
Sul Versate musicale abbiamo parlato a giugno dell’uscita di A Life within a day, la collaborazione del duo Squackett, al secolo Chris Squire e Steve Hackett (album del quale pubblicammo anche i testi con traduzione). Il chitarrista attivissimo in questi ultimi mesi è riuscito a pubblicare nell’anno solare anche un album in proprio, Genesis Revisited 2, omaggio alla sua vecchia band, avvalendosi della collaborazione di guest star eccellentissime del panorama rock e giovani leve (Simon Collins, Steven Wilson, Nick Kershaw, Neal Morse, Steve Rothery, e molti altri). Il 2012 ha visto anche il gradito ritorno dei Marillion con Sounds that can’t be made, album che ha riscosso pareri positivi ed è piaciuto molto anche a noi, grazie al ritorno a soluzioni musicali più prog abbandonate nei due album precedenti.
Il 2012 cinematografico è stato segnato sicuramente dal ritorno di Peter Jackson e dell’immaginario tolkieniano della Terra di Mezzo, con il piacevolissimo lo Hobbit, film non perfetto ma sicuramente affascinate e gustoso per i fan della saga. Per una saga che comincia nel 2012 un’altra è finita proprio quest’anno: parliamo di The dark knight rises, ultimo film della trilogia batmaniana di Christopher Nolan. Il film ha diviso e ha avuto giudizi controversi, a noi è piaciuto un sacco: è una conclusione degnissima e coraggiosa di una delle opere migliori del regista britannico (che a parere di chi scrive non ha sbagliato un film finora). Tra i graditi ritorni abbiamo apprezzato anche quello del “vecchio” William Friedkin col suo Killer Joe, film di certo “duro”, imperfetto, per pochi, a tratti strafottente, ma che ha mostrato un ottima prova attoriale di un McConaughey sugli scudi. Meno riuscito invece il ritorno di Ridley Scott con un film ancora più controverso (quello che ha diviso di più in assoluto nel 2012), quel Prometeus che pur non dispiacendoci ha mostrato notevoli lacune (soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura) assieme a indubbi pregi sul versante della resa visiva.
Tra le sorprese cinematografiche dell’anno spiccano l’opera prima di  Seth MacFarlane, Ted, divertentissima e sboccatissima commedia simil-Griffin, la consacrazione di Ben Affleck come regista (l’ottimo Argo) e il sorprendente 7 psicopatici, seconda regia di Martin McDonagh (forse il preferito del sottoscritto nell’anno solare). A Natale ci siamo visti Tutto tutto niente niente, il ritorno di Albanese, film vedibile e godibile, anche se decisamente inferiore al primo film.
Infine sul versante videoludico come al solito abbiamo preferito giochi “vecchiotti”, abbiamo dedicato poco tempo a questo versante rispetto altri anni, ma è sicuramente degno di menzione un ottimo titolo del 2011 (ma giocato quest’anno): Deus Ex –human revolution, gioco profondo sia come meccaniche di gioco che sotto il profilo della trama e delle implicazioni, sicuramente il miglior titolo giocato quest’anno.
BUON 2013 A TUTTI!